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Venticinque anni di dittatura e poi quindici anni di guerra civile e continui attacchi terroristici hanno lasciato il segno. Il popolo iracheno continua a soffrire, anche ora che l’Isis è quasi sconfitto, ma nuovi conflitti si profilano all’orizzonte. E una delle conseguenze è il dilagare dell’uso di stupefacenti fra i giovani. Una situazione così seria che la Direzione per lotta al crimine ha lanciato una campagna a tutto campo contro le dipendenze da farmaci e allucinogeni.

Il fenomeno è molto diffuso, soprattutto nelle zone sciite del Sud-Est, come Bassora. Non esistono statistiche ufficiali ma il numero dei tossicodipendenti è esploso negli ultimi 5 anni. Non c’è solo la guerra, ma pesano anche la disoccupazione e la povertà. Molti adolescenti ricorrono a queste sostanze anche per sfuggire a problemi d’amore, familiari o psicologici, racconta ad Al Monitor Maged Murhag al-Sultanii, esperto di psicologia all’Università di Wasit.

Se nei caffè di Baghdad si possono incontrare con facilità giovani donne che fumano droghe e allucinogeni, ma è nella città meridionale di Bassora che la situazione è fuori controllo: sono stati registrati già 31 morti nella prima metà di quest’anno per overdose. Secondo Qassem Hussein Saleh, responsabile dell’Associazione psicologica irachena, i giovani con problemi sentono spesso la vita come insignificante, così cercano queste droghe per isolarsi dalla realtà che li fa soffrire.

Più che le droghe comuni in occidente, come eroina e cocaina, i giovani iracheni fanno uso di farmaci: pillole per la cura della schizofrenia, la depressione, il Parkinson, analgesici contro il dolore acuto, altri per l’infiammazione da artrite. Sono utilizzati anche tranquillanti e allucinogeni, come il tramadol, un oppioide, e anche Lsd, una fra le più potenti sostanze psichedeliche conosciute.

Il farmacista Hussein Abu Laban ha spiegato ad Al Monitor che i giovani usano questi farmaci per procurarsi eccitazione, emozioni, proprio come le normali droghe: l’erba, la cocaina, l’eroina. Chi ne abusa inizia ad aumentare la dose giorno per giorno, finché uscirne diventa impossibile. Ma anche i proprietari delle farmacie hanno un utile da questa terribile catena, perché spesso vendono i farmaci ai giovani di nascosto tramite intermediari. In più sono coinvolti anche funzionari governativi che coprono questo traffico.

Faeq al-Sheikh Ali, un membro del parlamento, ha rivelato che la cannabis e il papavero da oppio sono coltivati nell’Iraq del Sud sotto il patrocinio di partiti politici e di gruppi armati influenti, ciò ha dato al fenomeno una dimensione politica che ha causato molte controversie. Anche lo Stato islamico coltivava l’oppio nel distretto di Sharqat nel Nord per finanziare le sue operazioni. Secondo alcune fonti anonime, l’oppio è stato usato per estrarre l’eroina nei laboratori dell’Università di Mosul.

Il governo centrale di Baghdad sta cercando di reagire. Nel 2016 è stata varata una legge che impone sanzioni severe sul traffico di droga, il suo possesso e l’abuso. In base a questa legge le autorità possono confiscare le proprietà, infliggere l’ergastolo o la pena di morte per alcuni reati. A Baghdad a gennaio sono stati sequestrati in un camion 70 scatoloni di medicinali non autorizzati.

Secondo alcune rivelazioni da parte di alcuni giudici, alla fine dell’anno scorso, alcuni trafficanti stavano cercando di aprire laboratori in Iraq per la produzione di “Crystal meth”, le anfetamine più pure, che hanno un effetto di 6-12 ore, molto di più rispetto alla cocaina. Un altro dato preoccupante. La dipendenza tra i bambini di strada è salita al 75 per cento dal 2003 e anche i ragazzini sono diventati strumenti nelle mani dei gangster di strada per vendere e distribuire farmaci.

Sono stati creati centri per il recupero di questi tossicodipendenti, in cui sono aiutati dal punto di vista psicologico. E spiega Abdul Aziz al-Zalimi, membro del Comitato parlamentare del lavoro e degli affari sociali, che però i giovani devono essere integrati anche in attività utili e positive, come in centri sociali o sportivi per uscire dal loro incubo. Ma è importante anche il controllo delle frontiere per contrastare il traffico di queste sostanze. La linea di confine con l’Iran era la via privilegiata per il traffico delle droghe. Ora l’Iraq è utilizzato soprattutto come centro nevralgico per lo smistamento degli stupefacenti in Asia.

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