La pandemia di Covid avrebbe dovuto unire il mondo intero sotto un’unica bandiera. Ogni governo – si pensava, forse un po’ ingenuamente – sarebbe stato ben felice di condividere alla luce del sole le proprie informazioni scientifiche sul Sars-CoV-2. Anche perché eravamo tutti, e siamo tutt’ora, a bordo della stessa barca. In balia della seconda ondata di coronavirus e senza alcun vaccino con il quale opporre una qualsiasi forma di resistenza.

Sono passati sette mesi dal fatidico giorno in cui a Wuhan, in Cina, iniziarono a verificarsi strani polmoniti. Da allora la scienza è riuscita per lo meno a capire come si diffonde il virus (per lo più tramite i droplet) e quali contromisure utilizzare per limitare la crescita spropositata dei contagi (distanziamento sociale, mascherine, lavaggio delle mani). Eppure non esistono ancora farmaci, trattamenti o vaccini in grado di stroncare una volta per tutte il misterioso agente patogeno che ha preso il suo nome dalle punte a forma di corona presenti sulla sua superficie.

Improvvisamente, nella mattinata del 14 agosto, dalla Russia è arrivato un annuncio destinato a dividere l’opinione pubblica in due schieramenti contrapposti. Prima di elencare le caratteristiche dei due fronti, soffermiamoci sull’informativa proveniente da Mosca. Tra lo stupore generale, Vladimir Putin aveva affermato che sì, il suo Paese era riuscito, per primo, a trovare un vaccino contro il coronavirus. Apriti cielo: anziché esultare per una possibile svolta planetaria, accanto agli entusiasti, non sono mancati gli accusatori. Questi ultimi, citando esperti e scienziati, hanno parlato di bluff e di mera propaganda russa.

Bluff e propaganda

Scendendo nel dettaglio, Putin aveva spiegato che Sputnik, questo il nome dato dai russi al vaccino, “funziona bene, crea un’immunità stabile e ha superato tutti i test necessari”. Il presunto antidoto, del quale Mosca ha già prodotto il primo lotto, è stato sviluppato dall’istituto Gamaleya di Mosca. Per convincere ulteriormente il pubblico dell’ottima scoperta russa, lo Zar ha perfino rivelato che una delle sue figlie ha preso parte alla sperimentazione, ottenendo risultati discreti e un abbassamento della febbre nel giro di poche ore.

Il ministro della Salute russo, Mikhail Murashko, ha inoltre dichiarato che il vaccino sarà prodotto nel già citato istituto di ricerca Gamaleya e in quello di Binnopharm. Alcuni Paesi stranieri, secondo quanto riferito dal ministro Murashko, avrebbero mostrato interesse ad acquistarlo. Al netto dei legittimi dubbi in merito a un vaccino sfornato in tempi rapidissimi, è impossibile non vedere l’evidente astio nei confronti di un leader, Putin, che potrebbe aver scavalcato l’intero Occidente nella corsa del secolo.

Come giustificare il fatto che un “autocrate” come lo Zar (così viene spesso definito Putin dai media occidentali) abbia potuto superare Europa e Stati Uniti in un tema così sensibile? Non sapendo quale risposta dare, molti, senza neppure avere prove sul vaccino, si sono limitati a bollare l’antidoto di Putin come preoccupante e pericoloso per la sicurezza della popolazione. Il motivo è semplice: non sarebbero state effettuate adeguate sperimentazioni su larga scala e non vi sarebbero certezze in merito a eventuali controindicazioni sanitarie.

In altre parole, secondo i detrattori di Putin, il presidente russo avrebbe usato un argomento sensibile come quello del vaccino per incrementare il soft power di Mosca. In che modo? Facendo credere al mondo che lui, e non i leader occidentali, sarebbe presto riuscito a risolvere il nodo coronavirus. Sempre secondo questa lettura, il vaccino, nella migliore delle ipotesi, non sarebbe altro che un antidoto mal testato e ricco di controindicazioni per la salute dei pazienti. Nella peggiore, invece, non esisterebbe nemmeno.

Doppia morale

Il problema è che gli stessi detrattori del vaccino russo, giusto per fare un paragone, hanno accolto con grida di giubilo annunci molto meno clamorosi. Quando Bill Gates o l’Unione europea sono usciti allo scoperto, sottolineando l’importanza di realizzare un vaccino il prima possibile e distribuirlo in fretta, anche a costo di evitare sperimentazioni che avrebbero allungato il processo, nessuno si è indignato.

Anzi: i più hanno gioito in silenzio di fronte a ipotetiche “autorizzazioni speciali” chieste per bypassare gli ostacoli tecnico-burocratici. Detto altrimenti, siamo di fronte a una doppia morale. Il vaccino russo, pur non avendo informazioni dettagliate, è per forza di cose un bluff figlio della propaganda di Mosca; quello dell’Ue o di Bill Gates, oltre a essere valido a priori, può essere somministrato sulla fiducia.

Non si capisce bene per quale motivo alcuni abbiano scelto di seguire questa strada. La sensazione è che governi, organizzazioni e scienziati dovrebbero invece collaborare insieme per far uscire il mondo dall’incubo. E non farsi la guerra l’un l’altro. In ogni caso, al momento, il vaccino di Putin è l’unico ad essere stato annunciato. Vedremo cosa sarà in grado di fare.

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