La leggenda vuole che negli anni ’70 a un gruppo di studenti di Point Reyes, vicino San Francisco in California, arrivò la notizia di un carico di marijuana disperso nei boschi della loro piccola cittadina sulla costa. Dato che le lezioni finivano alle quattro di pomeriggio, i giovani si diedero appuntamento alle quattro e venti vicino l’entrata del liceo per provare a cercare l’erba smarrita. Il primo tentativo andò a vuoto e lo stesso successe nei giorni a venire. Gli studenti però non perdevano le speranze e ogni giorno, fra i banchi e nei corridoi, continuavano a ripetere sottovoce fra di loro “Ci vediamo alle 4 e 20”, “4 e 20 davanti all’entrata”. Quell’erba non fu mai ritrovata, ma il modo di dire prese piede rapidamente in tutta la scuola e poi si allargò fino a San Francisco e a alla California. Da allora 420 è diventato il numero associato alla marijuana e siccome nel calendario americano la data corrisponde al ventesimo giorno di aprile, è questo il giorno in cui si celebra la giornata mondiale dedicata all’erba.

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Negli Usa fumare marijuana è molto più accettato che in Italia: dopo le elezioni statunitensi del novembre scorso sono diventati trentuno su cinquanta gli stati americani dove è possibile comprare marijuana, per scopi medici o ricreativi. Negli stati dove è consentito solo via prescrizione medica è risaputo che ottenere una tessera da un dottore è molto facile: basta recarsi in un centro medico specializzato e dire di avere insonnia o mal di schiena per avere al prezzo di 40 dollari un certificato che consente l’acquisto di ganja. La differenza con l’Italia, dove a parte qualche proposta di legge mai seriamente portata avanti, si continua a definire la marijuana come “droga”, è enorme.

Nelle numerose manifestazioni dedicate alla cannabis che si svolgono ogni 20 aprile ad attirare maggiore attenzione negli ultimi anni sono i cosiddetti 420 Games. Si tratta di competizioni sportive dedicate a chi fa uso di marijuana, organizzate per togliere dall’immaginario collettivo l’idea che chi usa questa sostanza non sia attivo mentalmente e fisicamente. L’ideatore Jim McAlpine, da tempo portavoce dei diritti di chi usa erba, ha spiegato i motivi che l’hanno portato a organizzare queste speciali olimpiadi, ormai famose in tutti gli States.

Perchè hai deciso di lanciare i 420 Games?

Anche se la diffusione dell’utilizzo di marijuana negli Stati Uniti è molto alta, si continua a pensare che chi ne fa uso sia infantile e pigro a prescindere. Non sopporto la parola stoned (fattone) per definire chi usa erba. Visto che da anni continuavo a parlare dei benefici di questa pianta, ho pensato che le parole non fossero più abbastanza: per questo ho deciso di organizzare degli eventi sportivi così da dimostrare la forza e la volontà di chi utilizza cannabis. Le manifestazioni vengono ricordate e possono essere visitate, mentre le parole tendono a essere dimenticate.

Che tipo di persone partecipano ai giochi e che sport ci sono?

Abbiamo una mezza maratona, yoga, basket e percorsi in stile crossfit. Ai nostri eventi puoi incontrare chiunque: manager, commessi, mamme, uomini e donne di ogni provenienza e colore, a dimostrazione di come l’uso di erba sia diffuso in tutti i gruppi sociali della popolazione. Abbiamo premi dai 500 ai mille dollari e medaglie per i primi arrivati.

I partecipanti usano marijuana prima o dopo la gara?

Noi non possiamo imporre a nessuno di usare l’erba. Chiunque può prendere parte alle nostre gare, anche chi prima dell’inizio ha fatto uso di ganja privatamente.

Perchè pensi che sia un beneficio usare marijuana prima di fare sport?

Io posso rispondere con il mio parere personale: da appassionato di snowboard ho spesso fatto uso di erba prima di scendere in pista e questo ha migliorato le mie prestazioni. Ora, prima di andare a correre o entrare in palestra, fumare erba mi permette di concentrarmi maggiormente sull’attività fisica senza pensare ad altro. Ho un focus molto preciso sullo sport che sto facendo e questo mi consente di raggiungere risultati migliori.

Ci sono dei pareri medici ufficiali sull’uso della marijuana prima di fare sport?

Al momento le ricerche sono molto poche, ma è normale se si pensa che fino a poco tempo fa questa sostanza era illegale. Sul fatto che, se utilizzato dopo uno sforzo fisico, il THC della canapa aiuti a riprendere forza e a diminuire il dolore post attività è ufficiosamente riconosciuto. Personalmente paragono l’uso della sostanza prima di fare allenamento a quello che viene chiamato Runner’s high, ovvero l’euforia che si raggiunge durante una gara quando si è al limite delle proprie capacità. È stato provato che questa sensazione è dovuta al rilascio del nostro corpo di un endocannabinoide, presente anche nella canapa.

In Italia la strada è ancora lunga per la legalizzazione della cannabis. Quale pensi possa essere un approccio per la nostra nazione?

Credo che gli italiani dovrebbero schiacciare il tasto reset e riconsiderare tutto ciò che pensano sulla marijuana perchè in passato i governi e le industrie farmaceutiche hanno voluto far passare un messaggio negativo su questa pianta.

Le parole di Jim McAlpine sembrano essere confermate dall’alto numero di persone che ha preso parte ai vari 420 Games a Los Angeles, Seattle e San Francisco. Ora l’organizzatore spera di portare questi eventi anche in Europa per continuare la sua lotta ai pregiudizi su chi usa cannabis. Intanto, l’ideatore sta per aprire una palestra dedicata a chi usa erba: chi si iscrive dovrà avere una tessera medica per la prescrizione e solo dopo un istruttore comporrà un percorso apposito da fare dopo aver assunto cannabis.

Come spiegato da McAlpine, sono pochi i documenti ufficiali sull’uso di marijuana nello sport. L’associazione di medici del Colorado e quella della California hanno comunicato di non avere documentazione a riguardo e i pochi medical paper sull’argomento sottolineano come in realtà tutto dipenda da persona a persona (confermando comunque che l’uso tramite l’atto di fumare sia nocivo per i polmoni).
Sulla stessa lunghezza d’onda si trova Demitri Downing, organizzatore di varie conferenze sulla marijuana nello sport e creatore del sito Pro Athletes Pro Cannabis che vuole raggruppare atleti professionisti che fanno uso di erba.

Perché hai creato quest’associazione?

Volevo sottolineare la difficoltà di atleti professionisti che soffrono costantemente di dolori muscolari e che non possono legalmente utilizzare un antidolorifico naturale come la cannabis. La nostra organizzazione vuole la dare la possibilità a questi sportivi di raccontare la propria storia.

Molti atleti usano marijuana?

Alcuni lo fanno e per quanto ne so qualcuno ha giocato delle partite sotto l’effetto di cannabis. Ma proprio per questo è importante che ex atleti vengano allo scoperto e comunichino le loro sensazioni. Esempi come quelli dei giocatori di football NFL Ricky Williams e Marvin Washington sono molto importanti.

Perché pensi porti dei benefici?

La marijuana è un antidolorifico naturale che aiuta i muscoli a rilassarsi. Quindi se guardiamo alle lunghe liste di medicinali e iniezioni usate dagli atleti per recuperare le forze, perché non affidarsi a un’erba naturale che ha gli stessi effetti?

Se la marijuana possa aiutare le performance sportive è ancora motivo di studi, ma quello che è certo è che negli Stati Uniti la legalizzazione della cannabis non è più in discussione, neanche con un presidente conservatore come Trump.

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