Di pari passo con l’aumento dei contagi, in Italia si è tornati a parlare di lockdown. Un lockdown, questa volta, diverso rispetto a quello che ha contraddistinto la prima fase dell’emergenza Covid, durante la scorsa primavera. Le chiusure, infatti, non sono più estese su scala nazionale, ma soltanto a livello locale, in quelle aree in cui il virus ha ripreso a correre. Regioni e province, insomma, sono sempre sotto esame, e rischiano di diventare “zone rosse” di fronte al peggioramento di alcune statistiche, tra cui i ricoveri, il numero quotidiano di casi e il rapporto tra contagiati e abitanti.

Ma, a più di un anno di distanza dalla rilevazione del primo paziente infetto, e dopo aver già adottato un rigoroso lockdown di oltre due mesi, vale la pena continuare a insistere con l’extrema ratio delle chiusure? Molti esperti sostengono che non vi sia altra soluzione. In attesa che la maggior parte della popolazione sia vaccinata, così da creare la famigerata immunità di gregge, sospendere un buon numero di attività e limitare gli spostamenti sono considerate come le uniche due strade percorribili per arginare la diffusione del Sars-CoV-2. In quanto a misure restrittive ed effetti sul calo dei contagi, se diamo un’occhiata a quanto accaduto in giro per il mondo, notiamo almeno due situazioni interessanti. Vediamole nel dettaglio.

Gli effetti delle misure restrittive

L’Oxford Coronavirus Government Response Tracker, citato dal Sun, ha stilato una classifica molto particolare, che prende in esame i Paesi europei e il numero di giorni che i rispettivi governi hanno deciso di tenere chiuse le attività lavorative. Detto in altre parole, in vetta troviamo le nazioni in cui i posti di lavoro sono rimasti chiusi più a lungo; in fondo alla graduatoria, ci sono invece gli Stati che hanno attuato le misure meno rigide. Il primo posto è occupato dall’Irlanda, con 163 “days of workplaces closed“, valore più alto dell’intera Europa. Al secondo posto troviamo l’Italia, con 131. Medaglia di bronzo per i Paesi Bassi (110), davanti a Regno Unito (104), Belgio )97), Francia (84), Lituania (76) e viadicendo, fino ad arrivare a Croazia (38), Repubblica Ceca (37),Germania (34), Slovenia (31), Lettonia (31), Slovacchia (25), Danimarca (15), Bulgaria (7) e Svezia (0).

Cosa ci dice questa classifica? Intanto mette in ordine i Paesi a seconda della durezza delle misure restrittive anti Covid. Dopo di che, è utile dare uno sguardo alla variazione delle varie curve epidemiologiche per capire se e quanto si sono rivelate utili le suddette misure nel determinare il calo dei contagi. Dall’inizio della pandemia a oggi, chi ha attuato le misure più restrittive non ha affatto risolto il problema Covid. O meglio: grazie al pugno duro, i governi sono riusciti a “mettere delle pezze” momentanee in particolari momenti di emergenza, ma non hanno sciolto alcun nodo. Paradossalmente, molti dei Paesi che hanno usato misure meno restrittive in quanto a chiusura di posti di lavoro, hanno ottenuto risultati simili a chi aveva scelto il pugno duro. È il caso, ad esempio, di Bulgaria e Svezia.

Gli effetti del lockdown

Spostiamoci adesso oltre Oceano, negli Stati Uniti. Nella lotta contro il Covid, ogni Stato federale ha adottato la propria strategia. Prendiamo California e Florida. Il governatore californiano Gavin Newsom ha adottato un approccio rigorosissimo, chiudendo bar e vietando cene al chiuso, limitando raduni di più persone e imponendo l’obbligo di adottare le mascherine protettive. Il suo collega Ron DeSantis, in Florida, ha attuato un numero limitatissimo di chiusure. Ebbene, come ha sottolineato DailyMail.com, negli ultimi due mesi, nonostante le strategie opposte, entrambi gli Stati citati hanno ottenuto più o meno gli stessi risultati.

Sempre prendendo in considerazione gli ultimi due mesi, California e Florida hanno registrato tra i 10 e i 20 decessi per milione di abitanti; nel dettaglio, la Florida ne ha contati circa 130 ogni 100mila persone rispetto ai 117 della California. Nel corso della pandemia, la California ha avuto un tasso di circa 8.499 casi ogni 100.000 residenti, mentre la Florida ha avuto circa 8.306 . Attualmente, entrambi stanno registrando un rapido calo, con meno di 10.000 casi segnalati al giorno. Passiamo alle ospedalizzazioni, pressoché identiche in entrambi gli Stati. Quindi, le misure restrittive sono davvero necessarie? A giudicare dal confronto Florida-California, alcuni ricercatori sostengono che il pugno duro sia stato utilissimo nei primi mesi, visto che non conoscevamo a sufficienza il virus. Ora, quelle stesse misure, potrebbero essere poco utili, tenendo presente il contraccolpo economico, perché una parte della popolazione è diventata immune e un’altra, in teoria, dovrebbe presto essere vaccinata. L’Italia potrebbe prendere nota, magari accelerando la campagna di vaccinazione.

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