La scorsa estate Pfizer-BioNTech ha provato a rifilare all’Unione europea un contratto salatissimo sulla fornitura dei vaccini anti Covid, proponendo un prezzo di 54,08 euro a dose. Si tratta di una cifra esorbitante, addirittura venti volte più elevata del prezzo avanzato da AstraZeneca. In un primo momento, pare che l’accoppiata formata da Pfizer e BioNTech avesse offerto a Bruxelles 500milioni di dosi in cambio di 27miliardi di euro, ossia una quantità sufficiente per immunizzare l’intera popolazione del continente.

Pare, inoltre, che il prezzo avanzato includesse già la “percentuale di sconto più alta” offerta a qualsiasi Paese al mondo. In altre parole, gli oltre 54 euro richiesti per ogni singola dose erano una sorta di trattamento di favore. L’indiscrezione, lanciata dai media tedeschi Ndr, Wdr e Suddeutscher Zeitung, e riportata da Agi, spiegherebbe il motivo dell’iniziale reticenza della Commissione europea nello stringere un accordo con Pfizer-BioNTech.

Non a caso, probabilmente dopo un braccio di ferro non da poco, l’Ue ha siglato il contratto con il consorzio americano-tedesco soltanto a novembre, a un prezzo decisamente inferiore. Niente più 54,08 euro a dose ma, stando a indiscrezioni pubblicate dai media, circa 15,50. Non c’è che dire: il risparmio non è mancato. Ma è stato sprecato tempo prezioso che avrebbe potuto salvare molte vite umane.

Lo sconto a Washington

I 54 euro inizialmente richiesti da Pfizer-BioNTech hanno spinto diversi esperti ad esprimere dure critiche. Il presidente della commissione sui farmaci dell’Ordine dei medici tedeschi, Wolf Dieter Ludwig, l’ha definito, ad esempio, “un prezzo dubbio che lascia pensare a una ricerca di profitto in nessun modo giustificata nell’attuale situazione di pandemia”. Ma non è certo finita qui, perché il tandem americano-tedesco è addirittura andato oltre.

A luglio gli Stati Uniti avrebbero ottenuto dalla stessa Pfizer-BioNTech un prezzo per singola dose molto più basso rispetto a quello che le società avevano proposto all’Europa. Si parla di circa 16 euro a dose, per un ordine complessivo di 100milioni di dosi per un totale di 1,95miliardi di dollari. Dalle prime ricostruzioni, le due Big Pharma avrebbero abbassato la loro offerta dopo la firma di Washington sul contratto di acquisto. In ogni caso, il prezzo pagato dall’Ue per ogni singola dose è tutt’ora tenuto segreto, in quanto gli accordi stipulati con le varie case farmaceutiche sono riservati.

Possiamo tuttavia farci un’idea utilizzando le (poche) informazioni filtrate. Qualche mese fa, la sottosegretaria al Bilancio belga, Eva de Bleeker, aveva twittato una tabella con prezzi e dati relativi agli antidoti anti Covid. Stando a quel documento, i Paesi dell’Ue avrebbero dovuto pagare, tra gli altri, 12 euro a dose per il vaccino Pfizer-BioNTech, 18 dollari per il siero sviluppato da Moderna, 1,78 per l’AstraZeneca-Oxford. Stando ad altre indiscrezioni, invece, l’Europa avrebbe stipulato con Pfizer-BioNTech un accordo assai vantaggioso, pagando ciascuna dose 5 dollari in meno di Washington (19,50) e, addirittura, 15 in meno di Israele (28 dollari). Sarà sicuramente una casualità, ma i Paesi che hanno messo sul piatto più soldi hanno ricevuto i loro vaccini senza troppi ritardi nelle consegne.

La logica del profitto

“Siamo attualmente in una situazione di crisi dove l’obiettivo deve essere quello di vaccinare non solo nei Paesi industrializzati, ma in tutto il mondo. In questo contesto, penso che gli interessi degli azionisti siano meno importanti degli interessi delle popolazioni”, ha aggiunto Ludwig per commentare la vicenda. Le società non hanno ancora replicato alle notizie in merito alla loro offerta iniziale, ma hanno difeso quella cifra definendola, di fatto, accettabile e collocabile “entro un certo intervallo per tutti i Paesi a reddito più elevato”. Insomma, i Paesi europei avrebbero potuto tranquillamente mettere sul tavolo i 54 euro a dose richiesti.

Come se non bastasse, BioNTech sostiene di non aver realizzato profitti, e che, qualora dovessero essercene, saranno reinvestiti nell’ulteriore sviluppo della tecnologia che ha permesso di sfornare i vaccini anti Covid. Emerge un altro particolare relativo alla scelta dei prezzi. Pfizer e BioNTech hanno seguito la stessa logica seguita da un gran numero di aziende farmaceutiche. Quale? Il fattore decisivo per stabilire un prezzo non dipende da quanto sia stato speso in ricerca e sviluppo, ma da quanto sia grande il beneficio medico apportato dal nuovo medicinale realizzato sulla società. Il prezzo, insomma, deve tener conto di tutti i benefici apportati, non solo sanitari ma anche economici.

Se i miliardi di danni causati dalla pandemia venissero trasferiti a un modello di rapporto costo-efficacia, e considerando questa logica, allora il prezzo per ogni dose di vaccino risulterebbe inappropriata durante una pandemia globale. Tornano alla mente le parole rilasciate a Der Spiegel da Ugur Sahin, amministratore delegato BioNTech, che criticava i negoziati con l’Ue: “Il processo in Europa non è stato certamente veloce e diretto come in altri paesi”. Forse perché a Bruxelles erano state offerte dosi a prezzi esorbitanti.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.