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La storia, si sa, ama beffarsi degli uomini, creature imperfette e fallibili che, salvo rare eccezioni, nulla possono contro la forza travolgente delle circostanze. Ed è così che la storia, nemica dell’Uomo, ama ripetersi a cadenza regolare, condannandolo a rivivere farse e tragedie, senza ch’egli abbia il modo di resisterle.

La storia è vendicativa, burlona e, soprattutto, è come il banco: vince sempre. I fustigatori di ieri saranno le vittime di domani. Le periferie in macerie del presente sono i grandi imperi del passato. Non si fugge dalla trappola della storia, regista e sceneggiatrice di remake ricchi di suspense.

L’insieme di eventi che sta avendo luogo all’interno di quella cornice che è la competizione tra grandi potenze rappresenta la prova inconfutabile della natura beffeggiatrice, ciclica e rancorosa della storia. Castigatori puniti da coloro che un tempo flagellarono – come la Francia in fuga dalla Françafrique. Patrie di genio divenute lande di mediocrità – come l’Italia. E remake geopolitici caratterizzati da ruoli invertiti e trame capovolte. Come nel caso delle guerre sino-americane, riedizione in chiave contemporanea delle guerre sino-britanniche, dove non sono più gli anglosassoni ad utilizzare l’oppio come arma, ma i cinesi.

Confini, dipendenze e capitalismo

731.000 decessi dal 1999 al 2021. Due volte la popolazione di Firenze. 731.000 decessi in ventidue anni, con un crescendo vertiginoso a partire dagli anni Dieci – più di 68.000 nel 2020, circa 81.000 nel 2021. I farmaci oppioidi hanno ucciso quasi un milione di americani dal 1999 al 2021, con il famigerato analgesico di nome Fentanyl a guidare la classifica delle overdosi.

Quella degli oppioidi è la più grave e mortifera crisi sociale della storia degli Stati Uniti. Un’epidemia del crack al cubo, che la pandemia di COVID19 ha contribuito indirettamente ad alimentare e che sta dilaniando in mondovisione il tessuto sociale della Terra delle opportunità. Struggente ed esplicativa, a tal proposito, una produzione hollywoodiana incentrata sul tema: Confini e dipendenze (2021).

Diverse le ragioni alla base della crisi degli oppioidi: la grande ondata depressiva che sembra avvolgere in maniera soffocante il popolo americano – uno su cinque soffre di disturbi mentali –, ed in particolare giovani e giovanissimi – il suicidio è la seconda causa di morte nella fascia d’età 10-14 anni –, il misuso delle prescrizioni mediche, la tremenda sottovalutazione del rischio farmacodipendenza ai tempi della loro irruzione nel mercato – gli anni Novanta – e una certa avarizia dei potentati economici e farmaceutici, che alla salute della collettività hanno anteposto l’interesse pecuniario – e per questo hanno ricevuto condanne in sede giudiziaria.

La depressione e le fragilità dell’americano medio sfruttate dalla grande distribuzione organizzata e dai produttori farmaceutici per mandare avanti la prima economia del mondo. Il malessere come cibo del capitalismo. Una tragedia americana. Una tragedia americana all’interno della quale si è inserita anche la Repubblica Popolare Cinese.

Confini, dipendenze e guerre ibride

Guerre ibride, ossia la militarizzazione di ogni cosa. Anche di droghe, come l’eroina, e farmaci, come i pericolosi oppiacei che stanno trasformando milioni di americani in zombi, uccidendone decine di migliaia ogni anno. Negli Stati Uniti è emergenza di salute pubblica dal 2017, e lo è per fattori endogeni, ma sarebbe anche guerra dell’oppio, di natura esogena, secondo gli occhi e le orecchie dell’apparato spionistico della Casa Bianca.

Michael Pillsbury, direttore del Center on Chinese Strategy dell’Hudson Institute, è dell’idea che la crisi degli oppioidi, perché di fianco all’abuso di Fentanyl si trova la questione eroina – 745.000 utilizzatori di nera nel 2020, 14.480 morti per overdose nello stesso periodo –, sia una sorta di “nuova guerra dell’oppio”. Con la Cina nelle vesti di aggressore e gli Stati Uniti, eredi dell’Impero britannico, nel ruolo di aggredito. Un parere condiviso da (molti) altri addetti ai lavori.

L’Atlantic Council, il più importante (e influente) think tank degli Stati Uniti, ha accusato la RPC di “alimentare la crisi agendo da fornitore numero uno di Fentanyl illegale e dei suoi precursori chimici”. Pur avendo acconsentito a regolare le spedizioni del farmaco nel 2019, andando incontro alle richieste-pressioni dell’amministrazione Trump, Pechino ha, invero, continuato a commerciare clandestinamente “i precursori del Fentanyl, che continuano ad entrare attraverso il Messico”. Sullo sfondo delle vendite di oppiacei, ma anche di altre droghe sintetiche, consumate nei meandri del dark web.

L’empia alleanza che sta zombificando l’America

Messico, la zona grigia a cielo aperto più grande delle Americhe. Qui è dove, secondo le indagini di Drug Enforcement Administration (DEA) ed altre entità, eroina e precursori chimici del Fentanyl vengono venduti da oltre trenta produttori cinesi ai cartelli della droga locali. I quali, a loro volta, li lavorano per rivenderli nel più grande mercato della droga del pianeta: gli Stati Uniti. Un’alleanza empia, quella tra RPC e i protagonisti del narcoverso mesoamericano – in particolare Sinaloa e Jalisco Nuova Generazione –, siglata nel nome del profitto – per i narcos – e della destabilizzazione sociale della colonna portante del Momento unipolare – per i cinesi.

Numeri e fatti, molto più delle parole, sono fondamentali per liquefare ogni scetticismo nei riguardi della tesi della nuova guerra dell’oppio combattuta da RPC e cartelli della droga messicani contro gli Stati Uniti. L’incidenza dei sequestri di nera e Fentanyl fai-da-te è la conferma di come la maggior parte di essi vengano “contrabbandati attraverso il confine sudoccidentale”. Mentre le cifre dei sequestri, nella stessa regione, sono utili ad evidenziare l’estensione del fenomeno:

  • 2,6 tonnellate di nera e 1,2 tonnellate di Fentanyl confiscate nel 2019;
  • Sequestri di eroina aumentati del 39% fra il 2013 e la prima metà del 2020;
  • Sequestri di Fentanyl illegale cresciuti del 62% fra il 2018 e il 2019;

La crisi degli oppioidi è una delle maggiori evidenze della perniciosità e della pervasività delle guerre ibride totali, o senza limiti, cifra strutturale del nostro tempo contro la quale le liberal-democrazie sono ben lontane dallo schermarsi. Ma è anche un caso-studio più che meritevole di attenzione, perché parla del modo di fare la guerra della RPC. Una guerra ibrida che travalica i confini ed è in grado di creare mortali dipendenze, vincendo il nemico senza combatterlo. Una guerra che inorgoglisce Sun Tzu, che, dal Tiān, sta probabilmente osservando con fierezza la sua prole.

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