Chi si aspettava – o invocava, in maniera del tutto strumentale – uno scenario apocalittico nel quale, a seguito dell’elezione di Donald Trump gli Stati Uniti sarebbero sprofondati nel “razzismo” esasperato e si sarebbero esacerbati i sentimenti più intolleranti e xenofobi in tutto il Paese, rimarrà molto deluso. Come riporta Spectator, infatti, Daniel J. Hopkins e Samantha Washington, due studiosi sociologi dell’Università della Pennsylvania, hanno deciso di “misurare” con un’indagine accurata gli effetti dell’elezione di Trump sui pregiudizi contro neri e ispanici, selezionando in maniera del tutto casuale un campione di 2.500 americani le cui opinioni sono state studiate e monitorate sin dal 2008.

I due studiosi spiegano che si sarebbero aspettati, negli ultimi anni, un incremento delle opinioni razziste. “La normalizzazione dei pregiudizi ci ha indotto a pensare che questi ultimi potessero essere cresciuti in questo periodo, specialmente fra i repubblicani e i sostenitori Trump” spiegano i due sociologi, secondo i quali gli atteggiamenti razzisti giacciono “dormienti” in molte persone, pronti ad essere innescati o risvegliati da alcuni eventi particolari – come l’elezione di Donald Trump.

I risultati dello studio, tuttavia, hanno ampiamente smentito quest’ipotesi e sbugiardano un’intera narrativa che gli avversari del tycoon – dai democratici ai media liberal – hanno costruito e portato avanti in questi anni in maniera del tutto artificiale.

Lo studio che sbugiarda i democratici: “Con Trump Stati Uniti meno razzisti”

Lo studio parla chiaro. Gli americani, sostengono Hopkins e Washington, sono diventati meno inclini a esprimere opinioni razziste da quando Donald Trump è stato eletto. I pregiudizi contro i neri sono diminuiti drasticamente tra il 2012 e il 2016, per poi scendere ancora – e non di poco – dopo l’elezione del tycoon alla Casa Bianca. Contrariamente alle aspettative degli studiosi, i pregiudizi sono calati in maniera drastica sia tra i repubblicani che tra i democratici. Anche i sentimenti razzisti e xenofobi nei confronti degli ispanici sono calati, seppur in maniera più significativa tra gli elettori dem.

Come scrive Ross Clark, è una vicenda simile a quella della Gran Bretagna, dove il maldestro tentativo di collegare la Brexit a una presunta xenofobia in crescita, è stato in qualche modo sfatato. Nell’agosto del 2016 ad Harlow, a nordest di Londra, un operaio polacco veniva selvaggiamente ucciso, picchiato a morte da sei adolescenti. La morte venne attribuita al clima “intollerante” generato dalla Brexit ma, in seguito, la stessa polizia smentì il fatto che si trattasse di un crimine d’odio e di un omicidio a sfondo razzista. Allo stesso modo, sottolinea Clark, una finestra fracassata in un ristorante spagnolo nel sud di Londra nella notte del voto sulla Brexit venne inizialmente descritta come “un’espressione di euforia da parte dei xenofobi”-  ma in seguito si scoprì che si trattava, semplicemente, di un tentato furto con scasso.

Il flop di Barack Obama

Si potrebbe anche ricordare che l’elezione di Barack Obama avrebbe dovuto coincidere con un periodo di relativa pace e tranquillità per le minoranze negli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguarda gli afroamericani. Come ricorda il Telegraph, tuttavia, sotto la presidenza Obama si registrarono una serie di scontri razziali particolarmente violenti fra afroamericani e poliziotti bianchi a Ferguson, nel Missouri, a Long Island, a New York e a Baltimora, nel Maryland.

È il 9 agosto del 2015 quando a Ferguson, dopo che un ufficiale di polizia spara e uccide Michael Brown, un ragazzo afroamericano di diciotto anni, scoppiano delle violente proteste. Poco dopo gli eventi degenerano in scontri e saccheggi che vedono opporsi la polizia, costituita prevalentemente da bianchi in tenuta antisommossa, contro i residenti prevalentemente afroamericani del sobborgo di St. Louis. Episodi di cronaca che hanno caratterizzato l’ultima presidenza Obama e che non si sono più ripetuti, o quantomeno non a quei livelli, con Donald Trump.

Lo studio che “scagiona” il Presidente repubblicano dimostra che la sinistra mondiale ha bisogno di invocare lo spauracchio del razzismo – o del “fascismo”, soprattutto in Italia – per coprire la mancanza di idee e giustificare continue mobilitazioni e l’eterna ricerca de l”nemico”. La realtà, però, è molto diversa.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.