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«Solo dopo mi sono reso conto di quanto fossi stato vicino in quel momento alla morte». Sean Cribbin quella sera dell’estate 2017 aveva incontrato Bruce McArthur dopo un veloce corteggiamento su una delle app per gli incontri gay. Corteggiamento, poi. Su quelle app tutto si svolge senza cerimonie. Il nome, spesso uno pseudonimo, le preferenze sessuali, qualche foto per mostrare quello che si ha da offrire, diciamo così, un luogo, un orario. Ma quella sera Cribbin si era trovato in balia di McArthur e qualcosa gli era sembrato sinistro ed eccessivo anche se quegli incontri quasi mai sono un pranzo di gala. E sì che Cribbin ha cinquant’anni, un fisico da harleysta e uno sguardo duro da film. Mentre McArthur di anni ne ha sessantasei, e tutti coloro che ci si sono imbattuti dicono solo una cosa: «Sembra Santa Claus». Ovvero Babbo Natale. E non a caso McArthur Babbo Natale lo interpretava, sotto le feste, in un centro commerciale di Toronto. Per la gioia dei bambini, e per qualche dollaro in più.

A quel tempo McArthur probabilmente aveva già ucciso tre persone. Omosessuali che attirava in appuntamenti sessuali che finivano in mattanza. In seguito sarebbe stato accusato anche di altri tre omicidi di primo grado, più forse un settimo, legato a un cadavere trovato poche settimane fa sotto una aiuola di un giardino curato dal Babbo Natale Nero. Che di mestiere fa il giardiniere paesaggista. Tutte le sue vittime hanno fatto la stessa fine: una sepoltura rudimentale sotto un giardino di Toronto, la più grande città del Canada.

McArthur è stato arrestato, per qualcuno si è atteso perfino troppo a farlo. Ora si trova in carcere, da cui ogni tanto si collega con il tribunale nel quale si celebra il suo processo. Le sue gesta sono ancora tutte da chiarire. Le accuse non sono confermate. Lui non parla, il suo avvocato nemmeno. È ancora un serial killer con il punto interrogativo, che ora non compare nemmeno più in foto ma nei disegni tipici della tradizione giudiziaria americana. Ma proprio per questo la polizia di Toronto teme che possa avere ucciso molte più persone delle sei (o sette) della lugubre contabilità attuale.

Le indagini sono iniziate a gennaio, dopo che la comunità Lgbt della prima città canadese ha lanciato l’allarme, in seguito a una serie di sparizioni di cittadini gay. Pian piano il cerchio si è stretto attorno a McArthur. La polizia ha preso a cercare nei siti in cui il giardiniere aveva lavorato, scoprendo sotto le aiuole curate dall’uomo i cadaveri di diversi uomini, quasi tutti asiatici. La polizia ha iniziato a riesaminare tutti i casi irrisolti di sparizioni degli ultimi anni – soprattutto quelle di omosessuali e di asiatici – e si aspetta di trovare altri resti. L’inverno, che a Toronto è davvero cattivo, ha infatti finora impedito di procedere alle ricerche in molti giardini. La neve infatti ricopre le aiuole, impedendo di notare eventuali aree di terra smossa di recente. Inoltre il freddo mette fuori uso i nasi dei cani addestrati ad annusare e riconoscere la presenza dei cadaveri sotto terra. Strumenti che torneranno utili tra qualche settimana, assieme a radar e a ricostruzioni in 3D di ciascun sito in cui ha lavorato McArthur. «È come uno scavo archeologico – dice Mary Anne Katzenberg, un’antropologa forense dell’Università di Calgary -. Dapprima si usano attrezzature pesanti per raggiungere determinate profondità nel terreno, ma una volta che arrivi a fondo, a volte usi strumentazioni da dentisti, piccoli plettri, pennelli». La paura degli investigatori-archeologi, infatti, è quella di distruggere prove fondamentali. La primavera in arrivo potrebbe essere davvero angosciante per i gli abitanti di Toronto.

Quella di McArthur, che le foto ritraggono con la barba bianca e la faccia rubizza, senza nessuna traccia di inquietudine e cattiveria nello sguardo da nonno delle pubblicità, è una macelleria annunciata. La prima accusa di omicidio contro di lui risale infatti al 2010, ma l’uomo avrebbe continuato a inanellare vittime indisturbato. A oggi solo tre delle sue vittime sono state identificate. Si tratta di Andrew Kinsman, 49 anni; di Soroush Mahmudi, 50 anni; e di Skandaraj Navaratnam, 40 anni. Per loro McArthur è accusato di omicidio di primo grado. Altri tre cadaveri dovrebbero appartenere a Selim Esen, 44 anni, Majeed Kayhan, 58 e Dean Lisowick, 44. Tutti gay che McArthur avrebbe conosciuto attraverso delle app specializzate in incontri tra omosessuali. E la comunità Lgbt canadese accusa senza tanti giri di parole le autorità di non aver protetto i gay e gli asiatici, due comunità discriminate e deboli. «Ci sono due giustizie diverse, con diritti diversi a seconda dell’etnia e degli orientamenti sessuali», accusa l’Alliance for South Asian Aids Prevention. I resti di un uomo sono stati recuperati dalla polizia di Toronto pochi giorni fa. Si ritiene appartengano alla settima vittima di McArthur. L’uomo avrebbe anche un volto, quello di un nero, con la barba. La polizia ha diffuso la sua foto abdicando alla tradizione di riservatezza degli agenti canadesi, sperando di ottenere così informazioni utili a collegare quel cadavere alla mattanza dei gay. Il puzzle è tutto da ricomporre, i pezzi sono sparsi ovunque. Ed è una metafora ma anche no, purtroppo.

Andrea Cuomo

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