(Da Beirut) Il principale organo religioso turco, la Direzione degli affari religiosi, o Diyanet, ha recentemente attirato molta attenzione per le numerose fatwa che ha pubblicato online. Ma nessuna recente fatwa è stata tanto controversa quanto quella sul divorzio che ha rilasciato il 7 dicembre, affermando che le coppie possono divorziare per telefono, fax, lettera, messaggio o e-mail.

Secondo l’interpretazione classica e ampiamente praticata della giurisprudenza islamica, un uomo divorzia una donna pronunciando “talaq”, la parola araba per divorziare. Ma è molto più difficile per una donna ottenere il divorzio. La recente opinione del Diyanet in Turchia afferma che “divorziare per il coniuge pronunciando “talaq” tramite telefonata, lettera, sms, internet e fax vale quanto dirlo in faccia” e “se una donna è divorziata tramite un messaggio o una lettera inviati da suo marito dovrebbe assicurasi che siano stati inviati da lui”.

La fatwa ha suscitato una valanga di commenti sarcastici sui social media, e i commenti andavano dal chiamare la sentenza scandalosa a ritenere che implicasse un uso improprio degli strumenti di comunicazione. Le reazioni hanno riguardato gruppi femministi, deputati del Partito popolare repubblicano come Bulent Oz e Kazim Arslan, e giornalisti laici. Arslan ha affermato: “L’Alto Consiglio sta perdendo la sua reputazione ed è diventato foraggio per l’umorismo”. L’editorialista Melih Asik di Milliyet ha scritto che le fatwa sfidano le leggi laiche della Turchia e i diritti delle donne. Il movimento femminista (“Feminist Gundem”) ha twittato: “Abbasso la fatwa”.

Tutto questo trambusto sta avvenendo in un’atmosfera in cui i mufti hanno già iniziato a celebrare matrimoni dopo che un disegno di legge controverso è stato approvato per autorizzarli. In questa atmosfera il vice primo ministro Fikri Isik, cercando di placare gli animi, ha dichiarato che “la gente deciderà da sé se seguire o rifiutare le opinioni religiose del Diyanet”. E poi ha concluso: ”C’è una legge civile in Turchia ed è valida”.

Ma la sentenza del Diyanet sul divorzio pone anche problemi di interpretazione. Caner Taslaman, un popolare teologo islamico progressista, ha spiegato ad Al-Monitor che “tutto ciò che non è proibito nel Corano è lecito o permesso nell’Islam”. Per esempio, non c’è bisogno che un versetto affermi che “le melanzane si possono mangiare. Se non vi è alcun divieto, la melanzana può essere mangiata”. Per Taslaman la stessa logica vale per il divorzio: “Poiché nel Corano non esiste una regola che una donna non possa divorziare da un uomo, lo stesso diritto di divorzio valido per un uomo è ugualmente valido per una donna”.

Taslaman crede che nel corso della storia siano stati gli uomini a interpretare i testi religiosi. Gli uomini detenevano anche il potere economico, come è ancora in gran parte di tutto il mondo. Questa situazione ha portato a un’interpretazione patriarcale del Corano, che i riformisti come Taslaman stanno sfidando. “Per me, il problema non è il divorzio facile, ma piuttosto la mancanza di riconoscimento del diritto uguale per una donna di sposarsi e divorziare come per un uomo”.

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