Il Covid-19 ha contribuito a far sì che anche i media iniziassero ad occuparsi di laboratori in maniera certosina. Il laboratorio di Wuhan, soprattutto, è divenuto uno dei centri d’interesse del mondo. Tra teorie complottiste ed accuse provenienti pure dalle alte sfere statunitensi – si vedano le dichiarazioni di Donald Trump e quelle di Mike Pompeo – , quel centro studi è stato posto sotto la luce dei riflettori da mesi. Ma come funziona un laboratorio? E come operano quelli italiani? Il professor Tommaso Beccari è un professore di Biochimica della Università degli Studi di  Perugia, ma è anche il tesoriere della società internazionale di biotecnologie, cioè l’EBTNA (European Biotechnology Thematic Network Association). Lo abbiamo intervistato per comprendere qualcosa in più sui laboratori e sui loro dintorni.

Professore, si fa un gran parlare dei laboratori. Ma non ne sappiamo molto. Quali sono le caratteristiche essenziali di un laboratorio?

Le caratteristiche dei laboratori di ricerca dipendono dalla specifica tematica trattata. I laboratori sono dotati di strumenti diversi a seconda della ricerca scientifica. Molti laboratori, tuttavia, hanno apparecchiature in comune. Se si lavora con colture cellulari, per esempio, è necessario allestire un opportuno laboratorio che consente di lavorare in condizioni di sterilità e in sicurezza. Un’attrezzatura più sofisticata e costosa è necessaria invece nel caso si lavori con virus. Come quando si studia il Covid-19.

Che tipi di esperimenti vengono svolti?

Molti esperimenti sono condotti in vivo, su animali, in particolare su topi su e ratti. In questi casi, l’Università è dotata di uno stabulario, che è comune a tutti i ricercatori, in cui vengono effettuati tutti gli esperimenti. Lo stabulario necessita di personale altamente specializzato. Esistono costi di gestione piuttosto elevati. Le grandi apparecchiature come il microscopio elettronico sono confinate in specifici laboratori. Queste tecnologie vengono utilizzate con l’aiuto di personale specializzato. I ricercatori all’interno dell’Università possono interagire e cooperare mettendo a sistema competenze diverse che sono  fondamentali per ottenere risultati scientifici importanti. 

Quali sono i rischi legati alla ricerca in laboratorio?

I principali rischi di un laboratorio possono essere di natura chimica o biologica. Questi rischi possono essere ridotti o del tutto eliminati: devono essere osservate delle opportune norme di sicurezza. Le principali norme di carattere generale da osservare nei laboratori che utilizzano sostanze chimiche e biologiche riguardano sia le persone strutturate, ossia i ricercatori ed il personale tecnico, sia dottorandi di ricerca, sia i borsisti e gli studenti che stanno svolgendo una tesi di natura sperimentale.

E la sicurezza?

Ogni laboratorio ha un responsabile alla sicurezza che deve verificare lo stato della strumentazione utilizzata. La stessa figura deve controllare che gli operatori, quando necessario, siano dotati degli opportuni mezzi di protezione: occhiali, maschere trasparenti e guanti. Poi bisogna che il personale che frequenta il laboratorio sia al corrente dei rischi relati alle sostanze ed ai campioni che utilizza. Il rischio biologico è principalmente legato all’utilizzo di batteri, virus, lieviti, muffe, parassiti e colture cellulari. Il rischio biologico si può avere anche con l’utilizzo di organismi geneticamente modificati ed animali di laboratorio. Per quanto riguarda le sostanze chimiche, il rischio aumenta se si utilizzano composti radioattivi

Che cos’è il livello di bio-sicurezza?

Gli agenti biologici sono stati classificati secondo un criterio di pericolosità in quattro diversi gruppi: 1,2,3, e 4. Al livello 1 appartengono agenti biologici che non costituiscono nessun rischio individuale e collettivo. Al livello 4 appartengono agenti biologici come il Covid19 che presentano un elevato rischio individuale e collettivo. Per la sperimentazione su organismi che appartengono al gruppo 4 è necessario il permesso da parte del Ministero  della Sanità. Per la sperimentazione vengono utilizzate opportune cabine di sicurezza microbiologiche (comunemente definite Biohazard ) divise in tre classi: I,II e III. La classe III è utilizzata per patogeni appartenenti ai gruppi 3 e 4. Le cabine di classe III garantiscono protezione totale per l’ambiente e l’operatore. E sono ermeticamente chiuse. Queste cabine sono poco diffuse, ma sono presenti in centri di ricerca altamente specializzati. Ai vari gruppi di rischio devono corrispondere in laboratorio adeguati livelli di sicurezza (Biosafety Level, BSL 1-4). Per la manipolazione di un agente biologico del livello 4, è necessaria un’autorizzazione da parte del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, su parere dell’lstituto Superiore di Sanità.

In relazione al Covid-19, cosa ci dice sull’ipotesi che sia un virus da laboratorio?

Partendo dl presupposto che con i progressi fatti dall’ingegneria genetica in questi ultimi anni nulla può essere escluso, sarebbe meglio attenersi solo alle evidenze scientifiche fin qui pubblicate. In particolare, farei riferimento al lavoro pubblicato su Nature Medicine dal prof. Christian Andersen. Poi esiste un lavoro pubblicato in Italia dal dr. Matteo Bertelli. Quello a cui ho partecipato anche io. Entrambi le pubblicazioni giungono alla conclusione, mediante però due approcci scientifici diversi, che la probabilità che il virus Covid-19 sia stato generato in laboratorio è minima. Su questo argomento purtroppo c’è troppa politica. Solo attraverso altri studi scientifici si potrà arrivare a una definitiva conclusione.

Qual è l’incidenza degli incidenti da laboratorio? Accadono spesso o sono rari? Può farci degli esempi?

Per quanto riguarda questo aspetto, posso parlare della mia esperienza, che riguarda i nostri laboratori di biochimica, biologia molecolare e biologia cellulare. I laboratori della nostra sezione del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, della Università degli Studi di Perugia, sono stati e sono frequentati da un gran numero di studenti in tesi sperimentale. Posso affermare che non si è mai verificato un incidente. I ricercatori ed il personale tecnico universitario conoscono bene i rischi legati al tipo di ricerca svolta. Sanno pure come evitarli. Gli studenti vengono sempre seguiti attentamente durante la fase di apprendimento degli esperimenti che devono effettuare. Posso anche dichiarare che non sono mai venuto a sapere di incidenti avvenuti all’interno del nostro dipartimento. 

Qual è lo stato della ricerca italiana? I nostri laboratori funzionano?

Si può dire che lo stato della ricerca italiana è molto buono. In specie se valutato in termini di numero di pubblicazioni e citazioni scientifiche e tenendo conto degli investimenti pubblici. Questi sono più bassi rispetto ad altri paesi europei. Un punto a sfavore della ricerca italiana è il ridotto utilizzo dei fondi europei. Un fattore che pone la nostra ricerca dietro a numerosi paesi. A questo fine, è necessario che le Università aumentino per numero e qualità il personale dedicato alla presentazioni di progetti europei. Diviene necessario pure un maggiore sforzo da parte dei ricercatori italiani.

Quali sono prospettive per la biotecnologia italiana, anche in relazione al Covid-19?

Le biotecnologie e lo sviluppo delle sue applicazioni avranno un peso notevole sulla crescita dell’economia nazionale e mondiale, contribuendo al miglioramento della salute pubblica e della protezione dell’ambiente. Le biotecnologie in ambito farmaceutico e sanitario possono portare allo sviluppo di farmaci avanzati, terapie, vaccini e nuovi metodi diagnostici. Si tratta di un settore su cui è necessario investire moltissimo. Dipende anche dal sinergismo fra pubblico e privato. L’industria biotecnologica in Italia continua a crescere, come dimostrano gli indicatori economici, ma non cresce come quella di altri paesi. l maggior investimento è quello in campo biomedico seguito da quello industriale ed ambientale. In minore misura, si investe in quello agricolo e veterinario.

C’è un buon raccordo con le università? 

Credo che le Università possano giocare in Italia un ruolo fondamentale nello sviluppo delle biotecnologie. Ora come ora, esistono numerosi corsi di laurea in biotecnologie in tutte le università italiane. Molti di questi corsi sono anche in lingua inglese. Il che può richiamare studenti talentuosi da paesi stranieri. Mi sembra necessario che lo Stato aiuti con incentivi economici. Serve anche meno burocrazia. Penso ai giovani laureati che intendono creare una piccola azienda biotecnologica. Il Covid-19 ha mostrato che la biotecnologia italiana è in prima linea per cercare di sviluppare strategie terapeutiche. Allo stesso tempo, il Covid-19 ha dimostrato quanto è importante per un paese investire in conoscenza ed in innovazione.

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