Era il 9 ottobre 1967 quando, dopo la sua cattura avvenuta il giorno precedente, Ernesto Che Guevara venne giustiziato dall’esercito boliviano. Dopo anni trascorsi a fomentare le rivolte socialiste all’urlo di “hasta la victoria siempre“, l’uomo che più di tutti ha identificato gli anni della Guerra fredda in America Latina era giunto al capolinea. A ucciderlo, sotto diretto ordine dell’allora presidente della Bolivia René Barrientos, fu un giovane ufficiale dell’esercito boliviano: Mario Teran Salazar.
Un colpo diretto al petto, sparato, per sua diretta testimonianza, ad occhi chiusi per non vedere l’uccisione di un uomo rimasto impassibile anche di fronte alla propria condanna a morte. Un evento che lo stesso Salazar ha voluto tenere segreto per molti anni, sostenendo lungamente che a uccidere “El Che” fosse stato un suo omonimo. Un’esecuzione che, come testimoniato, non avrebbe mai voluto fare, ma che a convincerlo ad eseguirla fu lo stesso condannato.

A confermare la morte è stato l’ufficiale che il giorno precedente arrestò Che Guevara, Gary Prado, trovandolo ferito e alla guida di ormai una manciata di truppe. La causa della sua dipartita, sebbene ciò non sia stato confermare per motivi di riservatezza dall’ospedale, sarebbe stata una lunga malattia che da molti anni stava affrontando.

Che Guevara, un uomo che è “sopravvissuto” alla morte

Ernesto Che Guevara è stato l’uomo che più di tutti ha forgiato l’animo rivoluzionario dell’America latina negli anni della Guerra fredda. Divenuto famoso con la rivoluzione cubana che portò al rovesciamento del governo filo-americano di Fulgencio Batista, Guevara è stato uno dei portavoce dell’ideologia “anti-statunitense” nella regione dell’America latina. La naturalezza con la quale si rese disponibile a guidare anche le più pericolose azioni di guerriglia e la sua istruzione cosmopolita contribuirono a creare un alone “magico” attorno alla sua figura; così come le storie che si sono costruite attorno alla sua persona hanno contribuito, di fatto, a renderlo immortale.

Sebbene infatti abbia sempre agito nell’ombra, nessuno meglio di lui incarna lo spirito di quelli che sono stati gli anni bui dell’America latina, costituiti da dittature militari, colonialismo americano e sanguinarie rivoluzioni che hanno portato anche alla morte di un numero non identificato di civili. E nessuno, a differenza sua, è stato in grado di unire le folle e convincere le persone a combattere dalla sua parte, nella speranza che le cose potessero sempre migliorare per il meglio.

I risultati delle rivoluzioni del Che

Nonostante gli ottimi ideali di partenza, i risultati che ottenne in vita Che Guevara non si possono considerare al livello delle sue aspettative. La sua stessa decisione di ritirarsi dalla vita politica cubana è stata infatti il frutto della presa di coscienza di un fallimento del proprio operato “costruttivo”, e questo evento segnò infatti un ritorno ai campi di battaglia. Dapprima nel Congo-Brazzaville, quindi in Bolivia.

Sotto il profilo militare, l’unica vera rivoluzione vittoriosa fu quella di Cuba, grazie anche e soprattutto alla guida di un esperto Fidel Castro che si dimostrò in grado di mitigare le scelte dettate dai tratti più impulsivi del suo carattere. Ciò, però, non accadde nelle successive esperienze rivoluzionarie, al punto che è opinione comune come la sconfitta boliviana, così come la sua stessa cattura, siano state causate da una serie di decisioni impulsive, ideologiche e non adeguatamente analizzate, come accaduto invece a l’Avana.

Che Guevara nell’immaginario collettivo

Indipendentemente da ciò, la sua figura è rimasta però fortemente impressa nell’immaginario collettivo, contribuendo a creare un mito destinato a durare ancora molti anni. Così come il suo volto, impresso da tutte le parti: dalla marca di sigarette alle t-shirt di grandi marchi della moda, o dai calendari che ancora vengono stampati alle tracce musicali.

Sebbene forse l’ultimo desiderio che potesse avere un convinto socialista fosse quello di vedere la sua immagine utilizzata per tornaconti commerciali, è certo che la sua notorietà non è stata eguagliata da nessun altro politico o rivoluzionario dell’epoca. A ennesima conferma che la sua figura, in un modo o nell’altro, è stata in grado di sopravvivere alla sua stessa morte.

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