Quando si scrive e si parla dei racconti mitologici e delle saghe leggendarie che hanno ispirato e ammaliato i ricercatori di oggetti sacri, tesori perduti e luoghi introvabili dell’Ahnenerbe, l’incubatore di idee del Terzo Reich, si sa quando si inizia ma non si sa quando si finisce. Perché nel suo dodicennio di vita, che fu tanto breve quanto intenso, l’impero della Herrenrasse inviò esploratori e investigatori in tutto il mondo, dall’Amazzonia all’Antartide, dandogli mandato di indagare i segreti indicibili dell’occulto, i testi sacri delle antiche religioni e i miti dei popoli della Terra.



Assetati di potere come di conoscenza, e desiderosi di mettere le mani su reliquati capaci di conferire poteri sovrannaturali a chi li possedesse, gli archeologi del mistero della Germania nazista esplorarono gli abissi dell’Asia e traversarono persino l’Atlantico. Chi in Francia perché alla ricerca del Sacro Graal. Chi nel bacino amazzonico per osservare le tribù incontattate. Chi nell’Asia inoltrata perché sulle tracce del regno di Agarthi. E chi nell’Europa settentrionale perché sulle orme di Atlantide, degli Iperborei e degli antichi dei norreni.

Sulle orme di Thor e Odino

Germania, 1940. La seconda guerra mondiale è cominciata da un anno, le truppe naziste stanno rapidamente sottogiogando l’intera Europa e Heinrich Himmler, il padre padrone dell’Ahnenerbe, è intenzionato ad accelerare la fine del conflitto in una maniera alquanto bizzarra, ovverosia attraverso il reperimento di reliquie, oggetti sacri e armi divine. Reliquie come la Lancia del destino – sita a Vienna e trasferita nei sotterranei del Castello imperiale di Norimberga dopo l’Anschluss. Oggetti sacri come il Graal la cui ricerca fu affidata a Otto Rahn. E armi divine come il Mjölnir, popolarmente noto come il martello di Thor.



Himmler aveva una vera e propria ossessione per il martello di Thor. Era un appassionato di mitologia norrena e credeva che le pagine del Ciclo di Völsung, dell’Edda in prosa, dell’Edda poetica e delle Saghe degli islandesi non celassero un contenuto meramente mitologico, di fantasia. Erano pagine vere, capaci di parlare a coloro che volessero porgergli l’orecchio e che, secondo Himmler, raccontavano un pezzo della storia della perduta civiltà ariana.

La “storia secondo Himmler” che gli archeologi del mistero dell’Ahnenerbe avrebbero dovuto indagare era la storia di una super-arma elettromagnetica, il Mjölnir, realmente esitita e frutto dell’intelligenza superiore degli ariani. Ed era anche la storia di tre deità ariane, Odino, Thor e Loki, che nei secoli passati avevano illuminato il cammino degli antichi popoli germanici. Una super-arma perduta da ritrovare, delle deità allontanatesi da richiamare.

Alla ricerca del Mjolnir

L’operazione Thor fu la più importante e imponente missione realizzata dall’Ahnenerbe, che né ad Atlantide né ad Agarthi avrebbe dedicato tante risorse umane ed economiche. Fu creato un intero dipartimento dedicato allo studio della mitologia norrena e furono inviati archeologi, avventurieri e antropologi in tutta l’Europa settentrionale, dove si credeva si trovasse il Mjölnir.

L’operazione Thor avrebbe magnetizzato l’attenzione della comunità accademica scandinava, per la quale la mitologia norrena era una questione anzitutto identitaria. Avversi al nazismo, ma attratti dalla possibilità di fare luce sui loro avi, diversi studiosi parteciparono alla missione di recupero. Il più noto, tra i contributori esterni alla causa himmleriana, fu sicuramente il nobile finlandese Yrjö von Grönhagen, che setacciò la Carelia da cima a fondo tra il 1936 e il 1938.



Von Grönhagen non trovò alcuna traccia del Mjölnir tra le foreste e i villaggi della Carelia, ma rincasò con una mole di reperti e registrazioni foto- e videografiche sulla religiosità e sui racconti dei nativi. Nello stesso periodo, cioè mentre il nobile von Grönhagen si inoltrava nella tundra careliana, altre squadre dell’Ahnenerbe perlustravano i boschi svedesi e l’arcipelago norvegese.

Un’altra spedizione avrebbe dovuto avere luogo in Islanda, affidata a Bruno Schweizer, ma i lavori a rilento prima e l’occupazione britannica dopo ne impedirono la materializzazione. Entro il 1942, causa l’aggravarsi della guerra e il relativo imperativo di concentrare ogni risorsa nei campi di battaglia, dell’operazione Thor non si sarebbe saputo più nulla.

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