Quando la storia è lontana è più facile vederla. In un secolo passato, è possibile individuare gli anni più importanti, quelli decisivi per capire “l’identità” di una determinata epoca. Studiare a fondo gli anni recenti è invece molto più difficile perché la storia si confonde con l’attualità. Anche a causa della comparsa della pandemia, è opinione di molti ritenere il 2020 un’annata cruciale per l’era contemporanea. Ma in realtà, scavando poco più indietro, è esattamente dieci anni fa che il nuovo secolo inizia ad avere una sua precisa fisionomia. Il 2012 è, in tal senso, “l’anno che non ti aspetti”. Un anno iniziato con il naufragio di una nave da crociera e con i blocchi stradali in Sicilia prima, e nel resto d’Italia poi, attuati dal cosiddetto “movimento dei forconi“. Quest’ultimo un primo germoglio di quello che, poco dopo, verrà chiamato “populismo“.

Gli strascichi della primavera araba

Il 2012 dall’anno precedente “eredita” la primavera araba. I tumulti riguardanti nord Africa e medio oriente iniziano nel 2011, ma l’instabilità in grado di caratterizzare ancora oggi l’area mediterranea parte l’anno successivo. Siria e Libia sono i Paesi più coinvolti. Qui la guerra nel 2012 prende le sembianze di un conflitto a tutto tondo, spegnendo sul nascere ogni speranza legata all’arrivo di nuove democrazie al posto rispettivamente di Bashar Al Assad e Muammar Gheddafi. In Siria le città di Aleppo e Damasco iniziano a conoscere l’inferno di una guerra ancora in corso. A Tripoli, dopo la morte di Gheddafi avvenuta nell’ottobre 2011, le elezioni e l’insediamento di nuovi governi portano solo frammentazione e instabilità. Immagine simbolo di questo periodo è l’incendio al consolato Usa di Bengasi, dato alle fiamme l’11 settembre 2012 dai manifestanti e in cui trova la morte l’ambasciatore John Christopher Stevens. L’instabilità in Siria e in Libia apre la strada, pochi anni dopo, all’Isis e al Califfato Islamico.

Le elezioni in Grecia e la prima avanzata euroscettica

Mentre il medio oriente ribolle, l’Europa è attanagliata dalla cosiddetta crisi del debito, figlia a sua volta della crisi finanziaria del 2008. In Paesi come Italia, Grecia e Spagna vengono varati piani di rientro che prevedono austerità, tagli e revisioni al ribasso della spesa pubblica. La situazione più critica è ad Atene. Dal 2009 in poi i vari governi ellenici sono chiamati all’attuazione di drastiche misure comprendenti anche licenziamenti, innalzamento delle tasse e tagli degli stipendi. Il Paese entra subito nel caos. Le principali città diventano teatro di proteste e scontri di piazza. Quanto avviene nella penisola ellenica orienta subito l’attenzione dell’opinione pubblica del Vecchio Continente. Il dibattito sull’opportunità di attuare simili provvedimenti entra nel vivo. Le “spettro della Grecia” inizia ad alimentare movimenti e gruppi in cui emerge forte la critica all’ordine finanziario europeo e alla moneta unica. Non a caso si parla di “euroscetticismo“.

Per questo motivo le elezioni greche del maggio 2012 assumono l’aspetto di una partita cruciale per il futuro dell’Europa. Si ha la sensazione di poter vedere per la prima volta l’avanzata di forze euroscettiche o comunque contrarie ai rigidi e fino a quel momento indiscutibili dettami del potere finanziario europeo. Quest’ultimo viene identificato nella cosiddetta “Troika“, ossia il terzetto formato da commissione europea, Bce e Fondo Monetario Internazionale, organismi rappresentativi delle istanze dei creditori dei Paesi indebitati. Le consultazioni in effetti stravolgono il quadro politico ellenico. Vince sì il partito conservatore di Nuova Democrazia, ma alle sue spalle avanza la coalizione di estrema sinistra denominata Syriza, guidata da Alexis Tsipras, e il partito di estrema destra Alba Dorata. Le elezioni vengono ripetute nel giugno 2012 per via della frammentazione parlamentare, ma i risultati sono pressoché identici. L’avanzata di partiti “non tradizionali” è destinata ad avere un importante eco sia in Grecia che in Europa. Ad Atene infatti le elezioni del 2012 spianano la strada alla vittoria di Syriza nel 2015 e all’indizione nello stesso anno di un referendum contro i piani della Troika. A livello continentale danno linfa ai movimenti euroscettici.

L’avanzata dei primi populismi

In Italia nel 2012 il quadro politico si presenta stravolto rispetto agli anni precedenti. A Palazzo Chigi siede Mario Monti, alla guida di un governo definito “tecnico”. Di fatto il bipolarismo nato con la Seconda Repubblica viene congelato. L’avvio dei piani di austerità getta profonda inquietudine nella popolazione. La protesta dei forconi di gennaio è solo un primo sintomo. L’insofferenza nel corso dell’anno avanza soprattutto sui social, da qualche anno diffusi capillarmente. Sorgono gruppi e movimenti in cui si innesta la critica ai piani del governo Monti, ma in cui si scatenano anche critiche più generali all’intera classe politica, accusata di corruzione e inefficienza. A intercettare questa insofferenza è il Movimento Cinque Stelle. Guidato dal comico Beppe Grillo, il movimento nel 2012 è ancora in fase embrionale e molto organizzato sulla rete con gruppi e meetup. In questo anno arrivano i primi successi elettorali. In Sicilia, nelle regionali di ottobre, quella del M5S è la lista più votata. Grillo riempie le piazze e spiana la strada per le nazionali del 2013, in cui il movimento entra in parlamento. Una situazione simile si ha in Spagna con l’avanzata dei cosiddetti “Indignados“, anche se questi ultimi appaiono più inquadrati a sinistra. In generale, in tutta Europa dal 2012 in poi avanzano nuovi gruppi e nuovi movimenti in grado di mettere in discussione il quadro politico vigente. Si va da una dicotomia destra-sinistra a una situazione più frammentata, caratterizzata dall’affermazione di partiti e movimenti o euroscettici oppure “anti sistema”. Nei mass media si parla di “populismo” e sarà così per l’intero decennio.

Il ritorno di Putin e la scalata di Xi

In Russia nel maggio del 2012 le presidenziali incoronano nuovamente Vladimir Putin. Le elezioni appaiono una mera formalità, con Putin favorito per la vittoria già alla vigilia. Si attua una vera e propria staffetta: Dmitri Medvedev infatti, capo di Stato uscente, diventa primo ministro. Ma il terzo mandato di Putin apre una nuova fase della politica russa. In particolare, Mosca da ora in poi appare molto più attiva a livello internazionale e direttamente impegnata negli scenari più delicati. Lo si vedrà, da lì a breve, soprattutto in Siria e in medio oriente. Il Cremlino ritorna ufficialmente nel novero delle potenze.

Sul finire dell’anno una novità arriva anche da Pechino. Il 15 novembre 2012 la direzione del Partito Comunista cinese incorona Xi Jinping quale nuovo segretario. Preludio all’incoronazione quale presidente della Repubblica l’anno successivo. Un evento quest’ultimo capace di trasformare ulteriormente una Cina già in ascesa. Xi, con la sua politica relativa alla via della Seta, pianifica un definitivo ingresso del gigante asiatico tra le superpotenze.

Il 2012 come data spartiacque

Si può dire, visto quanto accaduto, che dal 2012 in poi il nuovo secolo inizia a godere di “luce propria”. Fatti e circostanze impongono alla storia una nuova pagina, meno legata agli accadimenti del ‘900. Il cammino del XXI secolo in qualche modo inizia proprio da qui. Un cammino non semplice, ma al tempo stesso ancora tutto da scrivere.

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