Diventare, ufficialmente, un magnate del Big Tech; insinuarsi in un mondo dinamico e sempre in movimento in cui il controllo dei flussi informativi è determinante; fare del suo impero personale una piattaforma digitale a tutti gli effetti come quelle di Amazon, Facebook, GoogleElon Musk ha scalato Twitter per diverse ragioni che molto spiegano delle dinamiche del capitalismo americano e globale.

Musk-Twitter e la “guerra” dei magnati

In primo luogo, della sua tendenza alla concentrazione: il patron di Tesla salta sul ponte di comando di uno dei più celebri e frequentati social network, sicuramente il più controverso e dvisivo, come dimostrato dal tema del ban di Donald Trump, e rafforza con una miniera di dati, potenziali contatti e occasioni di visibiltà la sua galassia comprendente già Tesla, SpaceX e il sistema di internet via satellite Starlink.

In secondo luogo, della personalissima sfida tra i suoi protagonisti. Elon Musk è infatti intento in una vera e propria guerra con Jeff Bezos e il suo impero. Tanto che il Washington Post, di proprietà dell’uomo che contende a Musk la palma di persona più ricca del pianeta, ha posto in essere dei dubbi sulla libertà effettiva di Twitter e delle garanzie per un’informazione corretta con il passaggio del social al magnate di origine sudafricana. Ci sarebbe da ridere, se non fosse vero: Bezos e il suo sistema comprendono già Amazon, la più grande delle piattaforme, e rivaleggiano nello spazio con SpaceX attraverso il sistema Kuiper. Il quotidiano della capitale Usa fa esattamente ciò che Bezos teme Musk possa fare con Twitter: trasformarlo in uno strumento d’interesse e pressione personale. Certo, il problema esiste, e il combinato disposto tra concentrazione e personalizzazione della sfida tra i magnati lo rende più complesso.

In terzo luogo, il rafforzamento degli oligopoli personalistici è una spada di Damocle nel rapporto con le istituzioni federali statunitensi. Di fronte a una corsa “dopata” dalla iper-valutazione di Tesla sui mercati, Musk diversifica il suo patrimonio proprio nei mesi in cui gli Usa e Joe Biden in particolare studiano come affrontare il problema delle grandi piattaforme tecnologiche. Il consolidamento permette di opporre un fronte più ampio alle volontà regolatorie dell’autorità federale.

Musk entra nel Big Tech per cambiarlo

A queste lezioni bisogna aggiungere la necessità di capire perché Musk si sia lanciato in un’operazione tanto vistosa in una fase in cui le sue attività più volte sono state oggetto di critica, dalla possibilità di un suo insider trading sulle criptovalute al braccio di ferro con le autorità del governo per le attività di Tesla in Paesi rivali come la Cina.

Una spiegazione può essere quella del tentativo di Musk di accreditarsi nel gotha di Big Tech forzando una rivoluzione nella gestione di un social che non rappresenterà il suo core business aziendale per poi portare queste pratiche a diffondersi sulle altre piattaforme. Consacrandosi come vero “rivoluzionario” del mondo social e, dunque, entrando con un’azione da guastatore negli affari di compagnie come Facebook, Google, Amazon, notoriamente molto disinvolte nella gestione dei dati degli utenti. Una partita che va di pari passo con il tentativo di creare un oligopolio tech non necessariamente legato al trittico Silicon Valley-Partito Democratico-cultura liberalprogressista e che è stato anticipato dalle mosse di Musk in Stati federali come il Texas.

Authenticating all humans“: sarà questa la chiave di volta del Twitter del futuro, il vero cambiamento dell’epoca Musk. Il buon Elon, in pratica, al fine di sconfiggere i bot (che hanno avuto un peso enorme nel diffondere le fake news negli ultimi anni) vuole obbligare tutti gli utenti ad autenticarsi sulla piattaforma”, nota Libero Tecnologia. “Questo vuol dire, in poche parole, che non sarà più possibile usare Twitter in modo completamente anonimo: i nostri follower potranno non sapere chi siamo, ma Twitter non ci lascerà twittare senza sapere chi siamo”. Una manovra che può anticipare alcuni interventi dei regolatori ma anche di fatto forzare cambiamenti che poi altre piattaforme dovranno adattare, imponendo di fatto la necessità di gestire con maggior criterio i dati degli utenti e la loro corrispondente rendita commerciale.

Bezos e Biden sul piede di guerra

Che ci sia ruggine per l’operazione di Musk tra il patron di Tesla e il mondo politico-imprenditoriale americano è chiaro. Oltre a sdoganare il suo quotidiano, ad esempio, Bezos ha scritto che l’acquisizione da parte di quest’ultimo del social media Twitter rischia di esporre tale piattaforma digitale all’influenza della Cina. Servendosi proprio del suo profilo Twitter, Bezos ha ricordato che “il secondo maggiore mercato di Tesla nel 2021 è stata la Cina”, e che “i produttori di batterie cinesi sono importanti fornitori per le auto elettriche di Tesla”. Secondo Bezos, “dopo aver bandito Twitter nel 2009, il governo cinese non ha più avuto quasi nessuna influenza su quella piattaforma”, ma proprio l’acquisizione da parte di Musk potrebbe aver mutato la situazione. In una nota pubblicata ieri, Musk ha affermato di aver acquistato Twitter per tutelare la libertà di espressione su quella piattaforma: “La libertà di parola è essenziale al funzionamento della democrazia, e Twitter è la piazza digitale dove vengono dibattute questioni cruciali per il futuro dell’umanità”, ha scritto il fondatore di Tesla e SpaceX.

Biden, invece, potrebbe non essere del tutto scontento di eventuali pulsioni regolatorie indotte nel nuovo Twitter, ma ha rilanciato il tema fondamentale dell’eccessiva concentrazione e dello strapotere di Big Tech.  Biden è “preoccupato dal potere dei social media al di là di chi è alla guida”, afferma la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki. I democratici e i repubblicani sono uniti contro lo strapotere della Silicon Valley e delle piattaforme social, anche se per motivi diversi. Ai liberal preoccupati per la disinformazione, le fake news e le teorie della cospirazione si contrappongono i conservatori contrari alla “censura dei social controllati da un gruppo di ricchi democratici della California. Da anni le big della Silicon Valley sono nel mirino di Washington, lontana comunque dal raggiungere un accordo per una regolamentazione più stringente e per una maggiore tutela della privacy.

Con l’uomo più ricco del mondo alla guida di Twitter non è ancora chiaro cosa accadrà nel settore. Ma è bene sottolineare che questo problema precede l’ascesa di Musk alla guida di Twitter. E il fatto stesso che negli ultimi tempi si sia vista la natura decisiva della classificazione delle informazioni secondo gli algoritmi di Facebook, il peso di Google News nell’orientare il loro accesso al pubblico e lo scatenamento della potenza di fuoco del duo Bezos-Washington Post lo testimonia. L’affare Musk è una conseguenza, non una causa, del matrimonio sempre più organico tra big tech e circuiti informativi. E fino a che a Washington non si capirà la necessità di regolare in maniera stringente operazioni di questo tipo, delegando al mercato le soluzioni, azioni come quella di Musk, che mira a entrare nel gotha dei gestori dei flussi globali di informazioni e dunque della tecnologia in una forma che il solo duo Tesla-SpaceX non consentiva di garantire, saranno sempre più diffuse . Più potenza di fuoco del big tech, in fin dei conti, vuol dire più lobbying a Washington e più freni a ogni tentativo di riaffermare le leggi della concorrenza e della trasparenza. Con un danno generale alla democrazia economica internazionale che senza regole precise contro la creazione di monopoli permetteranno di rimediare.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.