Gli Stati Uniti potrebbero presto vietare TikTok. Un gruppo bipartisan di parlamentari capeggiato dal senatore Repubblicano della Florida, Marco Rubio, insieme al deputato GOP del Wisconsin, Mike Gallagher, e il collega Democratico dell’Illinois, Raja Krishnamoorthi, ha presentato un progetto di legge che metterebbe al bando il social network cinese in tutto il territorio Usa.

L’app, al momento la seconda più scaricata in America dopo YouTube, è da quando è nata al centro di una controversia sui dati degli utenti, sui quali aleggia l’ombra dello spionaggio di Pechino, accusata di monitorare le abitudini dei consumatori americani e occidentali. “[Per] Proteggere gli americani – si legge nel testo della proposta – dalla minaccia rappresentata da alcuni nemici stranieri che utilizzano le società di social media, attuali o future, controllate dai suddetti con lo scopo di sorvegliare gli americani, acquisire dati sensibili su di loro o diffondere campagne di persuasione, propaganda e censura”.

Trump, Biden e la comunità d’intenti sulla minaccia cinese

Nel 2020, l’allora Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, minacciò di rimuovere TikTok dal Paese, passando dalle parole ai fatti con un ordine esecutivo annullato dai tribunali federali, che diedero ragione a ByteDance, la società proprietaria di TikTok. Il tycoon all’epoca reagì con un ultimatum, invocando l’acquisizione da parte di due grandi aziende del Big Tech, Microsoft e Oracle. Le offerte americane vennero declinate a causa del controllo del governo cinese su ByteDance e la tolleranza zero trumpiana si è apparentemente dissipata con l’avvicendamento alla Casa Bianca di Joe Biden. Tra i suoi primi atti, il nuovo Presidente Usa ha rovesciato l’ordine esecutivo di Trump, nullificando tutte le cause in corso tra il 2020 e il 2021. Biden era convinto della necessità di indagare più a fondo prima di scatenare una crisi con la Cina. E molti osservatori, in verità, sono stati ingannati dall’attendismo iniziale del Presidente Democratico nei confronti della seconda economia mondiale.

Retorica incendiaria a parte, la politica estera americana relativamente ai rapporti col Dragone cinese non ha subito notevoli variazioni rispetto ai quattro anni di amministrazione Trump. I dazi sono rimasti al loro posto, Taiwan è un hotspot sempre più allarmante e la competizione economica globale si sta accendendo, malgrado le difficoltà di Pechino a gestire la pandemia, importante freno alla crescita del PIL che per troppo tempo è sembrata inarrestabile. Non sorprende, dunque, che anche su TikTok l’inquilino della Casa Bianca stia per prendere esempio dal suo ostracizzato predecessore, se non altro perché adesso potrebbe essere il Congresso tutto a chiedergli maggiore intransigenza, seppure con i modi di chi ha tanto voluto il ritorno della diplomazia dopo l’era Trump.

TikTok è già stato vietato nell’esercito Usa. Nebraska, Sud Carolina, Maryland, South Dakota e Texas hanno proibito di recente a tutti i funzionari statali e contractor di scaricarlo, segnalando le risapute minacce alla privacy. Questi cinque Stati hanno un elemento comune: sono tutti guidati da governatori Repubblicani. C’è chi, addirittura, usa toni apocalittici: “Non c’è minaccia più grande per la nostra sicurezza personale e nazionale delle vulnerabilità informatiche che supportano la nostra vita quotidiana”, ha commentato il governatore uscente del Maryland, Larry Hogan, figura di spicco dell’ala anti-Trump del GOP.

Il monito dell’FBI e l’accelerata del Congresso

A suonare l’allarme contro il gigante cinese è anche il direttore dell’FBI, Christopher Wray, secondo cui la Cina rappresenta la più grande minaccia alla sicurezza economica degli States. Wray è preoccupato in particolare per l’algoritmo, manipolato da Pechino, che all’interno della piattaforma consiglia i contenuti agli utenti. “Tutte queste cose sono nelle mani di un governo che non condivide i nostri valori e che ha una missione molto in contrasto con gli interessi degli Stati Uniti. Questo dovrebbe preoccuparci”, ha dichiarato lo scorso 2 dicembre il numero uno del Federal Bureau of Investigation davanti agli studenti dell’Università del Michigan, mettendo in guardia l’opinione pubblica dai rischi di questa applicazione presente sui cellulari di quasi 150 milioni di americani.

Nel frattempo, ByteDance non si è lasciata scalfire da questa durezza, promettendo invece ulteriore collaborazione con il governo statunitense. L’amministratore delegato di TikTok, Zi Chew, ha definito i problemi di sicurezza nazionale denunciati dagli Stati Uniti “risolvibili”. La cooperazione con le autorità di Washington starebbe continuando regolarmente, soprattutto alla luce delle pressioni politiche in aumento. Lo scorso luglio, la commissione intelligence del Senato Usa aveva raccomandato alla Federal Trade Commission, l’agenzia governativa che si occupa della protezione dei consumatori, di aprire un’indagine su TikTok, dopo che la scorsa estate la stessa Società aveva ammesso in una lettera in risposta a nove senatori americani che alcuni suoi dipendenti possono accedere dall’estero ai dati degli utenti americani. Il 14 dicembre scorso il Senato ha inoltre approvato all’unanimità un altro progetto di legge per vietare ai dipendenti del governo federale di scaricare o utilizzare TikTok sui propri dispositivi di lavoro.

Adesso la nuova sfida lanciata dal Congresso con quest’insolita attività legislativa bipartisan potrebbe accelerare la stretta sul social cinese, anche se il deputato Gallagher avverte: “Passeremo prima da una campagna di sensibilizzazione e stiamo lentamente portando i colleghi Democratici dalla nostra parte”. I tempi potrebbero così dilatarsi di qualche mese, quando la nuova Camera dei Rappresentanti sarà comunque governata dai Repubblicani. TikTok potrebbe avere le ore contate negli Stati Uniti.

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