Il terrore per le strade di Parigi del 13 novembre era solo una triste anteprima. Quando Salah Abdeslam e compagni fanno irruzione nella sala da concerti del Bataclan non stanno solo per compiere un massacro di civili inermi, stanno portando la guerra in Europa.PER APPROFONDIRE: Leggi il libro “Sangue occidentale”Gli ordini del califfo al-Baghdadi sono chiari, attaccare l’Occidente ovunque ci si trovi. Anche le indicazioni del portavoce dell’Isis, Abu Muhammad al-Adnani non lasciano spazio a dubbi: “Prendete una pietra e spaccate la testa agli infedeli, squartateli, investiteli con l’auto, strangolateli o avvelenateli”.I tragici fatti di Parigi hanno aperto la strada agli eventi che hanno segnato il 2016, ovvero una serie di attacchi all’Europa e ai suoi simboli. Il 22 marzo un doppio attentato sconvolge la città belga di Bruxelles. Alle 7:58 del mattino due forti esplosioni squarciano la frenesia dell’aeroporto di Zaventem. Una bomba esplode vicino ai banchi dell’accettazione di due compagnie aeree mentre la seconda nei pressi di una caffetteria. Passa poco più di un’ora e alle 9:11 un terzo ordigno esplode alla stazione della metropolitana di Maalbeek. Il bilancio finale degli attacchi sarà di 32 vittime e 340 feriti, 62 dei quali con gravi lesioni. Passano tre mesi e il terrore prende la forma di due ragazzi di 19 anni, Adel Kermiche e Abdel Malik Petitjean, che fanno irruzione nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, un piccolo paese dell’alta Normandia, uccidono padre Jacques Hamel, 86 anni, e feriscono una donna presente alla messa.banner_cristianiIl 14 luglio la strage più feroce, sempre in Francia, ma questa volta più a sud, nella città di Nizza. Mohamed Lahouaiej-Bouhlel segue esattamente le indicazioni di al-Adnani. Noleggia un furgone e approfittando dei festeggiamenti lungo la Promende des Anglais investe i passanti accorsi per vedere i fuochi d’artificio uccidendo 86 persone e ferendone 303.Tutte queste stragi hanno come comune denominatore la rivendicazione da parte dell’organizzazione di al-Baghdadi che puntualmente conferma attraverso la potente agenzia di comunicazione Amaq. Il 2016 però è anche l’anno dei lupi solitari. Lo sa bene la Germania che solo a luglio ha subito tre attacchi in tre diverse città: il 18 a Würzburg un giovane richiedente asilo aggredisce i passeggeri di un treno a colpi di ascia ferendo cinque persone, il 24 a Reutlingen un altro richiedente asilo pugnala a morte una donna incinta e ferisce un’altra persona, infine, sempre il 24, un rifugiato siriano si fa esplodere nei pressi di un bar, ad Ansbach, ferendo quindici persone.

La perdita di terreno in Siria e in Iraq ha spinto il Califfato a portare il conflitto fuori dai suoi “confini” non colpendo solo il Vecchio Continente ma l’Occidente nella sua interezza. Nella notte tra l’11 il 12 luglio Omar Mateen, un cittadino americano di origini afgane fa irruzione in un night club di Orlando, in Florida, con un fucile semiautomatico e una pistola. Sulla pista da ballo rimangono i corpi di 49 persone.Poco meno di un mese dopo viene versato altro sangue occidentale a Dacca, in Bangladesh. Un commando di 5 persone attacca alle 21:20, ora locale, un ristorante frequentato solo da cittadini stranieri nel cuore della città uccidendo 24 persone, nove delle quali di nazionalità italiana.
 Secondo le stime del Global Terrorism Database dell’Università del Maryland nei primi sette mesi del 2016 ci sono state oltre 892 vittime in Occidente.
Sopra, la mappa con tutti gli attentati avvenuti nel mondo durante il 2016 in tempo reale. Il conteggio tiene conto di tutti gli attacchi compiuti da gruppi non governativi di diversa estrazione, dallo Stato Islamico a Boko Haram e AQMI.Sotto, la mappa che rappresenta gli attentati in base al numero di vittime che hanno causato. Come si può vedere le aree che hanno pagato il tributo di sangue maggiore sono i territori a cavallo di Siria e Iraq, il Pakistan, il Corno d’Africa e il nord est della Nigeria, flagellata dai terroristi di Boko Haram.
Secondo un rapporto dell’osservatorio Ihs Jane’s Terrorism and Insurgency Center nei primi tre mesi del 2016 considerando solo Siria e Iraq ci sono stati 891 attacchi per un totale di oltre 2.150 morti. Ma i numeri sono cresciuti nel corso dell’anno. Basti pensare che stando alle rilevazioni mensili dell’Ihs solo ad agosto ci sono stati oltre 2.085 attacchi nel mondo realizzati da gruppi armati non governativi.Le aree più colpite rimangono quelle a cavallo di Siria e Iraq. In particolare secondo l’IntelCenter Database nei primi dieci mesi del 2016 in Siria ci sono stati quasi 3.000 attacchi che hanno provocato la morte di 4.660 persone. Ovviamente si parla di episodi non legati alla guerra in corso tra l’esercito di Damasco e i ribelli, ma di attacchi terroristici compiuti da gruppi irregolari. Stesso discorso per l’Iraq che ha subito un numero minore di episodi, 1.475 ma un numero superiore di vittime, oltre settemila, con un incremento del 21 per cento rispetto al 2015.
Se è vero che Siria e Iraq sono gli Stati che più di tutti hanno visto un aumento della violenza, bisogna ricordare che sono Paesi in cui vige una sorta di conflitto permanente, soprattutto se si considera la presenza dello Stato islamico. C’è però un’altra nazione che sta vivendo una nuova stagione di terrore, la Turchia. Sia prima che dopo il tentato golpe di luglio, il Paese ha subito un maggior numero di attacchi e vittime.Gli attentati vengono compiuti da almeno tre gruppi distinti. Il primo è il Pkk, storica organizzazione di estrema sinistra che il governo di Erdogan cerca di estirpare con tutte le sue forze, che colpisce in particolare nel sud est del Paese. Oltre al partito di Ocalan anche un’altra formazione curda ha iniziato a colpire il Paese, il Tak, una formazione nazionalista responsabile degli attacchi ad Ankara. L’ultimo gruppo a colpire è stato l’Isis, che ha realizzato almeno tre attentati a Istambul e due in altre città, ultimo in ordine di tempo quello a Diyarbakir del 4 novembre scorso.
Il 2016 è stato l’anno in cui l’Occidente ha iniziato a provare sulla sua pelle la capacità distruttiva dello Stato islamico. Come più volte sottolineato anche dal Global Terrorism Database gli ultimi anni hanno visto una riesplosione del fenomeno terroristico. Nel mondo e in Europa.Alla base di questo nuova offensiva il fatto che il Califfato di al-Baghdadi ha perso la sua forza propulsiva e la sua capacità di attrarre nuovi combattenti. Non è un caso che solo quest’anno abbia ceduto il 50% dei suoi territori in Iraq e il 20 in Siria, con la perdita di luoghi simbolo come Palmira e sopratutto Dabiq, il villaggio simbolo che dava il nome alla storica rivista della propaganda jihadista.Questa debolezza ha costretto l’Isis a tornare alle origini, sempre meno Stato e sempre più organizzazione terroristica. La recente offensiva delle truppe di Baghdad su Mosul e l’annuncio di nuove operazioni curde verso Raqqa in Siria se da un lato rappresentano un passo decisivo verso la fine del Califfato, dall’altro lanciano una nuova sfida all’Occidente per l’anno che verrà. Con il rischio che si riversi in Europa un’onda lunga di ex-foreign fighters pronti a realizzare nuovi attacchi, come cellule dormienti o come lupi solitari.In questo scenario c’è però una nuova variabile, Donald Trump, fresco vincitore delle elezioni presidenziali americane. Nel corso di tutta la campagna elettorale il neo 45esimo presidente si è scagliato contro la politica di Barack Obama in Medio Oriente. In particolare nell’affrontare la questione per trovare un accordo con la Russia. In attesa di conoscere i nomi dei prossimi collaboratori, come il capo di gabinetto e il futuro Segretario di Stato, ci si può aspettare un cambio di passo nella lotta al terrorismo. Probabilmente maggiore collaborazione con Mosca e minor supporto ai gruppi ribelli in Siria. Sul fronte interno invece ci si può aspettare un rafforzamento dei controlli, non solo al confine con il Messico, ma anche nell’accoglienza dei rifugiati e in generale una stretta sulle minoranze, prima fra tutte quella musulmana, con un occhio ai predicatori d’odio e alle radicalizzazioni che spesso avvengono direttamente sul suolo americano.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.