La Russia ha annunciato di aver eliminato in un raid aereo il leader dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi insieme ad altre tre figure di alto profilo: Abu al-Khadji al-Mysri, Ibrahim al-Naef al-Khadj e Suleiman al-Shauah. Rispetto alle affermazioni iniziali del Ministero della Difesa russo, il Ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha dichiarato che le informazioni non possono essere confermate al 100%. La coalizione a guida Usa ha comunicato ufficialmente di non poter confermare la rivendicazione russa. Lavrov, durante la conferenza stampa, ha predicato cautela e di non conferire eccessiva importanza alla possibile uscita di scena di al Baghdadi. Se venisse confermata, la morte di al Baghdadi rappresenta un successo militare per la Russia che ha condotto una campagna militare a sostegno del presidente siriano Bashar Assad dal settembre del 2015.Confermare il successo di un raid in territorio ostileDopo l’euforia delle prime ore, manca la certezza dell’eliminazione di Abu Bakr al Baghdadi. Quando si colpisce un bersaglio in territorio ostile si ha la quasi certezza di stare per colpire un obiettivo sensibile. Il monitoraggio delle comunicazioni consente di procedere, con una relativa sicurezza, contro un potenziale nemico. I problemi, però, iniziano dopo il raid. L’unico metodo per confermare l’avvenuta eliminazione di un bersaglio è di prendere un campione di Dna ed analizzarlo. Questa capacità, però, dipende dall’accesso al suolo. Cosa altamente improbabile nei territorio controllato dallo Stato islamico. Se al Baghdadi fosse morto, nelle prossime ore potrebbe essere l’Isis stessa a comunicare al mondo la sua eliminazione (potrebbe trattarsi anche di depistaggio). Il raid, in ogni caso, conferma la superiorità tecnologia e l’imponente rete di sorveglianza russa, ma anche le tipiche lacune di un apparato non presente fisicamente sul campo.La morte di Al Baghdadi non ucciderebbe l’IsisSarebbe presuntuoso pensare alla morte di al Baghdadi come un colpo strategico per due motivi. Primo: l’effetto dipende dalla resilienza organizzativa del gruppo e dal sostegno locale. Secondo: l’Isis è un’organizzazione forgiata dalla sconfitta. Nella sua precedente incarnazione, Al Qaida in Iraq, ha subito raid costanti dalle  forze speciali americane e britanniche che hanno decimato la sua leadership come il fondatore Abu Musab al-Zarqawi, eliminato nel giugno del 2006. I successori di Abu Musab al-Zarqawi, Abu Ayyub al-Masri e Abu Omar al-Baghdadi furono eliminati nel 2010. Baghdadi è forse la figura preminente nell’attuale galassia jihadista, ma sarebbe strategicamente sbagliato ritenere che una sua uscita di scena possa far crollare l’intera organizzazione. Al Qaeda non è scomparsa dopo la morte di Osama bin Laden, così come Hamas nonostante Israele abbia eliminato diversi suoi leader.Bomb russianCome qualsiasi società, lo Stato islamico ha un piano di successione nel caso in cui avvenisse l’eliminazione delle figure principali. Abu Musab al-Zarqawi fondatore al Qaida in Iraq fu eliminato di mercoledì: il successore fu annunciato il lunedì successivo. Il 22 marzo del 2004 Israele eliminò il fondatore di Hamas, Ahmed Yassin: il successore fu presentato 24 ore dopo. Lo Stato islamico, così come tutte le organizzazioni che lo hanno preceduto, ha già pronto un consiglio della shura incaricato di nominare il sostituto di al Baghdadi. Tuttavia sarebbe assurdo personificare un’ideologia.Gli attacchi contro la leadership raramente riducono le capacità di un’organizzazione, ma rientrano in una più ampia strategia di logoramento e pressione che mira ad esporre le debolezze. Tuttavia, l’unico modo per sconfiggere l’Isis è rifiutarla come organizzazione legittima. Ciò richiederà di mitigare i fattori che l’Isis ha sfruttato per ottenere il potere. La soluzione definitiva dovrà provenire dalla popolazione che vive nel califfato.

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