Le milizie talebane non hanno ancora rivendicato l’accaduto, ma nella giornata del 2 novembre nove bambini sono rimasti uccisi e tre sono rimasti dispersi a causa dello scoppio di una mina antiuomo, accidentalmente calpestata mentre si stavano recando a scuola. È il secondo episodio che riguarda un elevato numero di vittime tra i minori per lo scoppio di un ordigno in Afghanistan dall’inizio del 2019 e quest’anno si è avuto in generale un incremento del numero di vittime civili negli scontri delle regioni a Nord del Paese.

L’immagine di un Paese allo sfascio

L’immagine iconografica di un gruppo di bambini che perde la vita recandosi a scuola è la raffigurazione di uno Stato che fatica a ripartire e che ancora non ha superato i problemi di guerra civile. Il futuro del Paese è ancora minacciato dalle rimanenze del passato. Sebbene infatti le forze talebane abbiano di fatto perso il loro potere, continuando a controllare soltanto parte del Nord del paese con le tattiche di guerriglia, riescono ancora a minacciare la vita della popolazione afghana.

Una scena alquanto simile, ma dettata da un attacco mirato e non da una sfortunata coincidenza, avvenne nel luglio di quest’anno vicino agli ingressi dell’Università di Kabul, quando una forte esplosione uccise quattro studenti, identificandosi come un chiaro attacco alle spinte progressiste del Paese.

La guerra in Afghanistan: una storia che dura da 27 anni

Ci sono ragazzi afghani che quest’anno hanno compiuto la maggiore età e non hanno mai visto il proprio paese in tempo di pace. Dalla caduta della debole Repubblica Democratica dell’Afghanistan nel 1992 il paese è stato scosso da continue guerre civili. L’economia ne è uscita completamente distrutta e il futuro dei giovani afghani fortemente compromesso. Sotto l’Emirato Islamico dell’Afghanistan i diritti civili, soprattutto delle donne, sono stati azzerati, facendo piombare il paese nella più tetra dittatura fondamentalista che il mondo conoscesse. Dal 2001 è iniziata la seconda fase della guerra civile, nella quale le forze rivoluzionarie si sono trovate affiancate dagli Stati Uniti e dalla Nato che in prima linea hanno guidato le operazioni, riconquistando la quasi totalità dei territori occupati dai talebani. Ad oggi una più completa liberazione non è comunque ancora stata attuata.

Takhar, la roccaforte talebana

Il Takhar rientra in quel gruppo di province a Nord del paese che ancora vedono attive cellule fedeli ai talebani. Non solo scontri attuali, bensì anche resti e rimasugli di ordigni inesplosi disseminano il panorama della regione, col rischio di accidentali esplosione che possono miete vittime soprattutto fra i civili. In aggiunta, come nel caso dei nove bambini tra gli otto e gli undici anni di qualche giorno fa, mine antiuomo sono anche disseminate lungo le strade che conducono alle roccaforti talebane, per indebolire l’avanzata dell’esercito afghano.

Il crescente numero di vittime civili nella popolazione (con un incremento di oltre il 40% rispetto al 2018) è forse il colpo di coda delle milizie islamiche, ormai barricate nelle poche zone rimaste sotto il loro controllo e intende a difendere a tutti i costi dall’arrivo dei militari. Peccato però che, almeno al momento, a farne le spese sono i civili, che da oltre 27 anni non riescono ancora a vedere la luce alla fine del tunnel, immersi in un’atmosfera di guerra interminabile.

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