Luca Tacchetto è stato rapito dai terroristi. Questa è l’ipotesi diffusa dalla Procura di Roma, che sta procedendo per il reato di sequestro di persona a scopo di terrorismo.

Il giovane architetto padovano si trovava in viaggio in Burkina Faso con l’amica canadese, Edith Blais, quando, il 15 dicembre 2017, di lui si sono perse completamente le tracce. Dopo un primo momento in cui non vi erano indagati né ipotesi di reato, spunta ora la pista terrorismo.

Burkina Faso

Abitualmente trascurato dai media e poverissimo (nel 2017 il Pil era di 12,87 miliardi di dollari), il Burkina Faso vive una situazione di profonda instabilità, dovuta sia ai regimi politici che si sono succeduti sia alla presenza di gruppi terroristici.

Colonia francese fino al 1958, nonostante siano passati 61 anni dalla sua indipendenza, il Burkina Faso non è ancora riuscito a garantire una stabilità politica all’interno dei suoi confini nazionali. Anche la posizione geografia non aiuta: il confine settentrionale con il Mali è teatro di continui scontri tra i gruppi armati.

Da Al Qaeda a Jnim e oltre

Una delle difficoltà principali che il Burkina Faso si trova ad affrontare è la minaccia del terrorismo. Il principale gruppo jihadista presente nel Paese è Jama’at Nasr Al-Islam wa Al-Muslimin (Jnim), un’organizzazione militante terrorista affiliata ad Al Qaeda.

Il gruppo, formatosi il 2 marzo 2017, opera principalmente in Mali e nel territorio dell’Africa occidentale, in particolare Niger e Burkina Faso, ed è responsabile di numerosi attacchi sia contro le forze di sicurezza regionali sia contro quelle occidentali, che operano nel Paese.

La pericolosità di Jnim sta soprattutto nel fatto che l’organizzazione è una sorta di ombrello che comprende numerosi gruppi estremisti di varia natura, a tal punto da costituire una minaccia terroristica per l’intera area del Sahel.

La strategia di  Jnim

L’organizzazione conduce prevalentemente attività locali di jihad, trascurandone la dimensione transnazionale. Il disegno di Jnim è proiettato in due fasi: l’obiettivo a breve termine è “rimuovere l’oppressione” ed espellere gli “occupanti non musulmani” dal territorio dell’Africa occidentale. Lo scopo ultimo, invece, in linea con l’ideologia del salafismo jihadista, è la creazione di uno Stato islamico.

In concreto, ciò si traduce in una forte opposizione nei confronti della Francia che, nonostante la fine del suo dominio coloniale, mantiene una presenza militare in Mali dal 2012. Il leader di Jnim, Iyad ag Ghali, ha definito il Paese occidentale “il nemico storico dei musulmani in questa parte del mondo musulmano”.

Recentemente, in seguito all’attentato del luglio 2018, condotto dall’organizzazione contro le forze francesi e delle Nazioni Unite a Aguelhok, in Mali, Jnim ha dichiarato che “la guerra tra le due parti non finirà fino a quando l’ultimo soldato della Francia crociata non lascerà la terra musulmana del Mali e fino a quanto la Shari’a non governerà questo territorio”.

Per estensione, l’organizzazione combatte anche contro gli alleati occidentali di Parigi, anzitutto gli Stati Uniti e coloro che lavorano nelle missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite.

Oltre Jnim: una nuova cellula di Al Qaeda

Nel settembre 2018, Al-Qaeda ha annunciato la formazione di una nuova cellula in Burkina Faso, che si sarebbe separata da Jnim. Fonti dell’Intelligence locale riferiscono che alcune dozzine di membri della cellula sarebbero già giunti nel Paese, con il compito di individuare luoghi in cui nascondersi ed elaborare piani di attacco. Non è ufficiale, ma, da quanto risulta da tali fonti, il gruppo dovrebbe a breve annunciare la sua formazione, ma non prima di aver compiuto e rivendicato alcuni attentati nel territorio.

Il timore è che l’esistenza di una cellula permanente di Al Qaeda all’interno del Burkina Faso sia la spia di una presenza molto più radicata dell’organizzazione jihadista nel Paese. Il forte interesse di Al-Qaeda per il Burkina Faso, unito alle condizioni economiche e politiche disastrose, potrebbe favorire una larga adesione della popolazione all’ideologia.

Come affermato dalla portavoce del comando degli Stati Uniti per l’Africa (Africom), Samantha Reho, “la rete di Al-Qaeda sfrutta le sofferenze etniche locali e le condizioni economiche difficili per reclutare seguaci, oltre a ricorrere alla violenza per sottomettere la popolazione locale”.

Al Qaeda è all’opera, anche in Africa. Sarà proprio questo continente a diventare il prossimo focolaio del jihadismo?

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