Un’isola dei Caraibi, a poche miglia dal Venezuela, culla di uno dei più pericolosi focolai di terrorismo islamico dell’America. Sembra impossibile, eppure Trinidad, isola principale dello Stato di Trinidad e Tobago, vede un costante lavoro dei militari americani per aiutare la polizia locale a combattere il fenomeno dello jihadismo. Un impegno che ha avuto un particolare risultato in  queste ultime settimane, quando la Cnn ha informato che era stato sventato il piano terroristico per colpire il Carnevale dell’isola, uno degli eventi più attesi di tutto l’anno da parte della popolazione locale e che attira una gran quantità di turisti.

Due funzionari militari americani hanno dichiarato al canale statunitense che le truppe Usa avevano partecipato a un’operazione antiterrorismo nella nazione caraibica di Trinidad e Tobago riuscendo a catturare “quattro obiettivi di alto valore”. I funzionari hanno detto che il personale militare dello United States Southern Command (Ussouthcom), che sovrintende alle operazioni militari statunitensi nella regione, ha collaborato e assistito le forze di sicurezza locali nel catturare i quattro estremisti che si ritiene facciano parte di una rete impegnata nella pianificazione di attacchi terroristici, ma che le truppe statunitensi non hanno partecipato a nessuno scontro armato. In una conferenza stampa tenuta giovedì giovedì 8 febbraio, un funzionario della polizia di Trinidad e Tobago, Michael Jackman, aveva dichiarato che la polizia aveva scoperto una minaccia volta a colpire le attività di Carnevale e arrestato “diverse persone di interesse”.

L’ambasciata degli Stati Uniti a Trinidad e Tobago ha diramato poi l’allerta giovedì sera dicendo che era stato appena sventato un piano terroristico per colpire il Carnevale, aggiungendo il suggerimento rivolto ai funzionari del governo di stanza nell’isola “ad esercitare ulteriore cautela e  avere maggiore consapevolezza della situazione se partecipano agli eventi del Carnevale”. Anche il Foreign Office del Regno Unito ha emesso la stessa giornata un avviso praticamente identico e ha ammonito il personale in servizio a Trinidad che “un attacco è ancora possibile”.

La questione non è di poco conto. Trinidad e Tobago è una località che desta molta preoccupazione al Pentagono e negli uffici dell’intelligence degli Stati Uniti, poiché è considerata una delle sedi principali dei simpatizzanti dello Stato islamico in tutta l’America Latina. E sono molti i funzionari locali che affermano che alcuni dei suoi cittadini si sono recati in Iraq e in Siria per unirsi a gruppi terroristici in lotta sotto le bandiere del Califfato. Nell’aprile 2017, l’ammiraglio della marina statunitense Kurt Tidd, comandante del Southern Command, ha dichiarato che “alcuni degli individui che hanno lasciato Trinidad e Tobago” si sono fatti vedere “in alcuni video, impegnati in atti terroristici” e hanno partecipato attivamente alle operazioni islamiste in Medio Oriente. Un’allarme che è stato ribadito anche da un rapporto di ottobre del Soufan Group, una società di consulenza sulla sicurezza che monitora i foreign fighter, che ha detto che circa 130 cittadini dell’isola hanno imbracciato le armi in Iraq o in Siria per diventare combattenti del jihad dello Stato islamico. 

Il numero è altissimo, se si pensa che lo Stato dei Caraibi meridionali ha una popolazione di un milione e 200mila abitanti circa. Ci troviamo di fronte a uno dei tassi di radicalizzazione più alti del mondo se si osserva la proporzione fra jihadisti e abitanti. Nell’estate del 2016, come riportato da The Atlantic, lo Stato islamico, ancora in piena attività propagandistica, pubblicò il numero 15 della sua rivista online, Dabiq, in cui era riportata l’intervista a un tale Abu Sa’d at-Trinidadi. Come suggerisce il suo nome di battaglia, il combattente proveniva dall’isola caraibica di Trinidad e Tobago e diceva di aver abbandonato la fede cristiana per unirsi al jihad. La minaccia dunque esiste. Ed è anche particolarmente interessante osservarla in un territorio del tutto estraneo al mondo mediorientale, asiatico, africano o anche a quello colpito dalle migrazioni di massa. Ma ha una particolarità: la vicinanza geografica a uno dei più grandi avversari degli Stati Uniti, il Venezuela. Un dato geografico da tenere in conto e che consente anche di capire il perché dell’occhio vigile del Pentagono sul focolaio terroristico nella piccola isola dei Caraibi.

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Cristiani nel mirino: è questo il tema dell’incontro del 20 febbraio durante il quale Fausto Biloslavo e Gian Micalessin racconteranno la realtà drammatica di chi è perseguitato per la propria fede. L’incontro si terrà martedì 20 febbraio alle ore 17 in via Gaetano Negri 4. I posti sono limitati. Per partecipare potete scrivere a info@gliocchidellaguerra.it o chiamare il numero 028566445/028566308

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