Continua la campagna militare dello Stato egiziano contro lo Stato islamico in Sinai. E l’esercito egiziano, che ha messo in campo tutte le forze dell’intelligence per piegare il terrorismo, ha messo a segno un colpo molto importante.

Come riporta Giordano Stabile per La Stampa, “è stato individuato il nascondiglio dell’emiro Nazzer Abu Zaqul, a capo della Wilaya Sinai, cioè la provincia del Sinai, unita al califfato di Abu Bakr al-Baghdadi alla fine del 2014”. Qui, in un’operazione segreta, le forze di sicurezza di Al Sisi lo hanno ucciso. Non si sa se in un bombardamento aereo o in un’operazione di terra.

Il colpo è estremamente importante perché va a incidere su una delle sacche più pericolose del terrorismo islamico.

Tra le montagne del Sinai, nell’area al confine con Israele, si annidano quasi 3mila miliziani. Il governo egiziano considera un problema prioritario quello di sconfiggere questa sacca. Tanto che è sceso a patti anche con le tribù locali, che vedono il terrorismo come una minaccia anche per i loro interessi.

Secondo le notizie riportate alcune settimane fa, il governo del Cairo ha chiesto aiuto anche a Israele. Aerei non identificati, ovvero senza la bandiera israeliana dipinta, insieme a droni ed elicotteri, hanno colpito ripetutamente il Sinai. Un’alleanza che dimostra la flessibilità dei rapporti fra Stati mediorientali.

Per Al Sisi, fresco di rielezione, è sicuramente una vittoria importante. L’uccisione dell’emiro infatti va a infierire su una frangia jihadista che ha terrorizzato il Paese, mietendo centinaia di vittime soprattutto fra i cristiani copti.

È stata proprio la Wilaya Sinai ad aver fatto strage di cristiani la domenica delle Palme dello scorso anno. E sono gli stessi che hanno compiuto orrendi attentati contro i musulmani sufi, considerati a loro volta infedeli. La strage di 300 musulmani vicino Al-Arish, è uno dei peggiori attentati che ha colpito il Sinai e tutto l’Egitto.

Per Al Sisi diventa ora fondamentale orendere il controllo del Sinai e del delta del Nilo. L’area è un passaggio di tutti i foreign fighter che si dirigono dal nordafrica alla Siria. E adesso, con la sconfitta sempre più evidente dell’Isis  ad opera dell’esercito siriano, il corridoio si è ripopolato.

Inoltre, più a nord, non va dimenticato il confine con la striscia di Gaza. Motivo principale dell’intervento di Israele a supporto dell’esercito egiziano.

Per Il Cairo, sostegno è arrivato anche dalla Russia che ha inviato i vertici dell’intelligence nella capitale egiziana per un incontro di alto livello in cui è stato coinvolto lo stesso Al Sisi. Il segnale è chiaro: quella sacca del Sinai interessa a tutti. E la sua vicinanza a Suez, Gaza, Israele e Arabia Saudita è molto rilevante. Non solo per l’Egitto, ma anche per gli interessi di tutte le potenze regionali.

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