È un report inquietante quello che arriva da Londra e che porta alla luce una realtà tragicamente prevedibile ma dannatamente bestiale. L‘Isis sta addestrando nuove generazioni di terroristi e per farlo sta educando migliaia di bambini alla violenza e all’orrore, così da dar vita a un esercito che sin dalla tenera età non conosce pietà e neppure paura. Un’armata della morte fatta di bambini e adolescenti nati col culto unico e assoluto della morte.

A rivelarlo un documento pubblicato da Researchers for Quilliam, un think tank di ricercatori anti terrorismo e realizzato grazie allo studio dei video di propaganda jihadista, nei quali si vede il coinvolgimento di fanciulli, e col supporto anche di fonti attendibili presenti nei territori del Califfato.

Il rapporto rivela che nelle zone del Daesh ci sono 50 bambini britannici e che il gruppo terroristico è bulimico di baby jihadisti così da assicurarsi un futuro e un ricambio generazionale. Leggendo il documento si scopre che i miliziani del Califfato educano le nuove generazioni e le preparano a diventare soldati, spie, predicatori e attentatori suicidi. Per farlo, non solo insegnano un islam deviato, incentrato sull’apprendimento dell’odio ma incoraggiano i giovani ad assistere a decapitazioni, a sollevare teste mozzate a giocare a calcio con queste.

Gli autori all’interno del testo riportato dal The Guardian spiegano: ”L’organizzazione concentra gran parte dei suoi sforzi nell’indottrinamento dei bambini perchè li considera combattenti migliori e letali dal momento che sin dalla nascita, o comunque in età molto giovane, sono educati a valori estremisti e fanatici”.

In conclusione i ricercatori avanzano un’analisi storiografica che rivela come la ciclicità dell’orrore sia una corrente di violenza ferina che supera epoche storiche e si alimenta di odio e violenza e fagocitando l’apprendimento delle barbarie di ieri costruisce quelle di oggi. Il testo infatti spiega: ”L’Isis ha studiato il regime nazista e l’edificazione della gioventù hitleriana, per dar vita alla propria legione di giovani guerriglieri”.

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