Come riportava Fausto Biloslavo su IlGiornale lo scorso 29 giugno, per la prima volta in Europa il nostro antiterrorismo è andato a prendersi un jihadista italiano dello Stato islamico catturato in Siria. E ha riportato Samir Bougana, 25 anni, a Brescia, dove è nato, per processarlo con l’accusa di terrorismo internazionale. Il Giornale lo aveva scovato e intervistato nelle carceri curde lo scorso febbraio in esclusiva con Porta a Porta.

Del fatto ne ha parlato di recente la rivista statunitense The Atlantic, la quale nota come nessuno, in Europa, stia seguendo l’esempio dell’Italia, che si è ripresa un jihadista per processarlo. “Samir Bougana, un italiano di 25 anni, era una delle migliaia di reclute dell’Europa occidentale che hanno viaggiato per combattere a fianco dello Stato islamico dopo il 2014. Ma si differenzia da tutti gli altri per un aspetto fondamentale: il suo governo lo sta riportando a casa, in tribunale”.

Bougana fu catturato e detenuto per quasi un anno dalle forze curde in Siria prima che l’Italia lo prendesse in custodia. Come ricorda Biloslavo, da Roma sono partiti in tre per prendersi in custodia Samir Bougana: il dirigente della Digos di Brescia, Gonario Antonio Rainone, un funzionario dell’antiterrorismo (Ucigos) e il medico dei Nocs, il corpo speciale della polizia. Dopo averlo definitivamente individuato dietro le sbarre nel Nord Est della Siria, anche grazie all’intervista del Giornale, il cerchio si è chiuso attorno al primo jihadista italiano catturato dai curdi il 27 agosto dello scorso anno.

Pompeo: seguire l’esempio dell’Italia

In una comunicazione ufficiale, il Segretario di stato degli Stati Uniti Mike Pompeo ha lodato l’iniziativa del governo italiano. “L’Italia è un partner chiave della coalizione globale contro lo Stato Islamico e apprezziamo il suo impegno nel contrastare il terrorismo” osserva Pompeo. “Con questo rimpatrio – prosegue il Segretario di Stato – l’Italia ha fornito un esempio importante a tutti i membri della Global Coalition e alla comunità internazionale su come dobbiamo lavorare insieme per affrontare la questione dei terroristi stranieri che hanno viaggiato per combattere con l’Isis. La nostra speranza è che altri Paesi dell’Europa occidentale seguano l’esempio italiano e si assumano la responsabilità dei loro cittadini in Siria”.

Tuttavia, come nota The Atlantic, nessun Paese europeo – ad oggi – ha seguito l’esempio dell’Italia e le indicazioni di Mike Pompeo sono state ignorate. Sono circa duemila i foreign fighters provenienti da vari Paesi, tra cui centinaia dall’Europa, attualmente detenuti dalle Forze curde nel nord-est della Siria. L’amministrazione Trump ha chiesto agli alleati europei di farsi carico dei jihadisti e di processarli secondo le leggi dei rispettivi Paesi d’origine: un appello rimasto ad oggi inascoltato.

Secondo un funzionario del Dipartimento di Stato che ha parlato con The Atlantic in condizione d’anonimato, “sembra che i Paesi europei siano contenti di lasciare i propri cittadini lì”, nelle prigioni improvvisate dai curdi nel nord della Siria. Come sottolinea la rivista statunitense, tra i Paesi europei “non c’è molto interesse nel riportare a casa gli islamisti e far fronte a procedimenti giudiziari” o rimpatriare “mogli e i figli dei combattenti dell’Isis, detenuti separatamente in squallidi centri di detenzione”.

I Paesi europei ignorano il problema

Come sottolinea Letta Tayler, ricercatrice in materia di antiterrorismo per Human Rights Watch, “l’Europa sta nascondendo la testa sotto la sabbia quando dovrebbe prendersi cura dei propri cittadini”. Paradossalmente, nota The Atlantic, uno stato come il Kazakistan si sta dimostrando molto più responsabile e ha rimpatriato decine e decine di foreign fighters. Su twitter, il Presidente Donald Trump ha accusato più volte gli europei di rifiutarsi di rimpatriare gli islamisti e di non collaborare.

Infatti, le richieste del Presidente americano sono state bocciate dalle cancellerie europee. Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, durante un’intervista concessa all’emittente tedesca Ard, ha detto che quello che chiede Trump sarà “estremamente difficile da attuare”. Il rientro dei combattenti, ha sottolineato, sarà possibile solo “laddove si potrà assicurare che questa gente venga immediatamente portata davanti ad un tribunale e tenuta sotto custodia”. Per poterlo fare, però, sarebbero necessarie informazioni giudiziarie che non sarà possibile ottenere. “Pertanto decideremo con i francesi e con i britannici cosa fare”, ha detto ancora Maas.

Parigi è dello stesso avviso e non vuole farsi carico dei foreign fighters con passaporto francese partiti per la Siria. Il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian ha definito i militanti jihadisti “nemici” della nazione che devono finire sotto processo in Siria o Iraq e ha detto che ogni caso verrà esaminato singolarmente prima che venga presa la decisione di farli rientrare in patria.

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