La convenzione di Ginevra stabilisce che i legittimi combattenti in un conflitto sono distinguibili perché indossano uniformi e distintivi che li rendano facilmente distinguibili dagli avversari. Chi non indossa una uniforme, o travisa il suo aspetto, non ricade fra i combattenti riconosciuti e può immediatamente essere passato per le armi.

I combattenti dell’Isis, o più correttamente Daesh, non indossano uniformi e non sono quasi distinguibili dalla popolazione comune, o non combattente.

Così sono i talebani, gli studenti di Dio, e così sono stati tutti i resistenti delle guerre passate. Ombre. Fantasmi. Il cosiddetto Isis non verrà sconfitto tramite un conflitto tradizionale  perché non si può vincere un’ideologia. L’ovest, cioè gli Usa e i suoi alleati hanno una strategia chiarissima per debellare l’Isis, ma è una strategia con alcune falle. L’approccio statunitense finora è stato quello di tentare di far cadere il presidente Bashar al Assad e sconfiggere sul terreno i combattenti dell’Isis appoggiando i ribelli col supporto dell’aviazione.

Questo approccio, però, si scontra con la volontà della Russia, unita all’Iran e ad Hezbollah, di sostenere Assad al potere.

Ma le cose non stanno andando come desiderato dal Pentagono: Russia e America si sono imbarcate in una proxy war combattendosi a vicenda per procura e questa schermaglia sta indebolendo il tentativo americano.

Senza dubbio una coalizione tra gli eserciti europei e americani per una massiccia forza terrestre impiegata in Siria avrebbe un sicuro successo nello sconfiggere Isis in una guerra tradizionale, ma la realtà è che i combattenti dell’Isis evaporerebbero nel territorio, sparendo fra la popolazione delle città esattamente come hanno fatto i talebani in Afghanistan.

I risultati sarebbero due, entrambi disastrosi. Primo: con una Siria e un Iraq eventualmente occupati dalle forze occidentali i terroristi si moltiplicherebbero. Secondo: nel momento in cui le forze della coalizione si ritirassero, i combattenti dell’Isis ritornerebbero, esattamente come hanno fatto i talebani. Ma chi vorrebbe truppe di terra in Siria o Iraq? L’opinione pubblica occidentale non è pronta ad alcune decine di migliaia di morti tra i soldati della coalizione eventualmente impegnati sul terreno. Sicuramente col solo intervento aereo l’Isis non verrà sconfitto, ma i Paesi occidentali non sono certamente alla ricerca di un altro Afghanistan, per di più ora che molti contingenti vengono ridotti o ritirati.

È altresì evidente che i protratti errori compiuti dall’intelligence americana hanno portato alla creazione dell’Isis, che non esisteva prima dell’invasione americana dell’Iraq ed è una conseguenza dell’abbattimento del regime di Saddam Hussein.

Anche i continui sforzi americani per abbattere Bashar al Assad sono responsabili di aver creato una guerra civile in Siria ed aver così, col vuoto di potere generato in parti del territorio, generato un terreno fertile per l’Isis. Insomma il ginepraio mediorientale non necessita di un’ulteriore complicazione.

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