I figli dei foreign fighter di ritorno in Francia rappresentano un problema di assoluta priorità per Parigi. Sono circa 1.700 i jihadisti francesi che hanno preso, in questi anni, la rotta della Siria e dell’Iraq. Circa 450 pare siano morti sul campo. Ma adesso, chi non è morto sul fronte siriano, sta iniziando a tornare nella sua vecchia casa, tentando, nella maggior parte dei casi, di evitare la scure della giustizia. La scure, per fortuna, si abbatte su quasi tutti i terroristi che ritornano. Come riporta Agi, all’aeroporto Charles de Gaulle, noto anche come aeroporto di Parigi-Roissy, c’è un protocollo che ormai sta diventando una formalità. Un aereo generalmente proveniente dalla Turchia atterra sulla pista dell’aeroporto parigino. Appena fuori l’aereo, la polizia attende l’uscita dei passeggeri accusati di terrorismo internazionale, li prende in custodia e li consegna nelle mani della procura di Bobigny. Per molti, il carcere è diretto. Ma a quel punto per la Procura francese inizia un altro problema, molto più spinoso: che fare dei figli degli jihadisti?

Per la maggior parte sono giovanissimi. Alcuni sono nati in Francia e sono stati portati da piccolissimi tra l’Iraq e la Siria per vivere sotto il Califfato, mentre altre sono direttamente nati lì e non hanno più di cinque anni. Il ministero della Giustizia ritiene che  i minori tornati in Francia da famiglie jihadiste sarebbero 66.  La procedura prevede che i figli siano portati in una famiglia affidataria o in una casa-famiglia. Subito dopo il loro rientro i bambini vengono sottoposti a specifici esami medici per comprendere il loro status di salute fisica, ma soprattutto a continui test psicologici che aiutano i funzionari a comprendere i traumi subiti dai piccoli e il loro shock causato dal distacco dai genitori (o dal genitore, in caso di morte del padre o della madre) in un Paese che non considerano ormai come la loro casa. “Oltre allo choc per la separazione”, molti “sono stati privati di un genitore”, spiega uno degli psichiatri. “Senza parlare della fuga con la madre, in contesti drammatici, sotto le bombe” o “delle immagini violente che possono aver visto”. Sono bambini che nella maggior parte soffrono di pesanti disturbi psichici, come vere e proprie sindromi post-traumatiche. 

Gli operatori sociali si trovano di fronte a situazioni psicologiche senza precedenti. E questo crea un ulteriore problema dovuto al fatto che gli psicologi non sanno esattamente come comportarsi. Di fronte a questa nuova problematica, la cura si sta strutturando a poco a poco, gradualmente, e siamo ancora nella fase di ricerca. Lo Stato si trova quindi da un lato costretto a intervenire subito, ma, dall’altro lato, a cercare la cura che ancora non esiste. costruire una rete di professionisti per seguire questi bambini a lungo termine, anche quando ritornano nella loro famiglia immediata o allargata. Dei 66 minori, 10 sono stati dati alle loro famiglie rimaste in Francia. Il procuratore di Parigi, Francois Molins, recentemente ha dichiarato di voler evitare che alcuni diventino “bombe a tempo”. Il loro futuro “sarà uno dei grandi problemi per gli anni a venire”. Un’allarme condivisa anche dagli esperti del settore: “quando crescono, ci sono domande che li faranno funzionare. Aiuterà che ci sia qualcuno a rispondere”, dice lo psichiatra. In particolare nella fase adolescenziale, l’età “in cui ci domandiamo ‘quale adulto voglio essere?'” e quando potrebbero effettivamente avere la “sensazione di dover essere fedele a certe persone, specialmente ai suoi genitori”.

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Il problema dei bambini della jihad è un tema che sta preoccupando tutte le intelligence europee interessate al fenomeno dei foreign fighters. Non c’è solo la Francia a subire questo ritorno da parte di bambini figli di cittadini nazionali ma totalmente estirpati dal loro contesto. Belgio, Germania, Olanda e Regno Unito, i Paesi più interessati al contro-esodo dei terroristi, ora devono fare i conti con questa realtà del tutto nuova e che pone seri rischi anche d una futura esclusione sociale. Una novità per le amministrazioni locali che però deve essere rsolta prima che si trasformi in una bomba a orologeria che l’Europa ancora non conosce.

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