L’Iraq ha appena terminato le operazioni militari contro l’ISIS; il califfato è adesso sparito da queste parti, le bandiere nere hanno lasciato spazio a quelle governative e per Baghdad inizia adesso una fase, quale quella del dopoguerra, che potrebbe nascondere non poche insidie: ancora una volta, per il governo centrale, i maggiori grattacapi potrebbero arrivare dal Kurdistan e quindi da quella regione che lo scorso settembre ha votato a favore dell’indipendenza ma che adesso, tra crisi economica e politica, vive uno dei momenti più delicati dalla fine del regime di Saddam Hussein. Nel rapporto tra esecutivo centrale e regione autonoma, a pesare maggiormente è indubbiamente la questione relativa alla provincia di Kirkuk: zona a maggioranza araba ma con un’importante minoranza curda al suo interno, gran parte del territorio è stato inglobato dai peshmerga durante la lotta contro il califfato ma, dopo il referendum indipendentista, l’esercito regolare di Baghdad ne ha ripreso il controllo assieme ai suoi importanti giacimenti petroliferi. E’ proprio questo ad aver generato nuove tensioni e, come riportato da alcune fonti locali, anche la nascita di nuovi gruppi terroristici.

La comparsa delle ‘Bandiere Bianche’

Sono soprattutto i cittadini di Tuz Khurmatu ad aver notato, dall’inizio del mese di dicembre, la comparsa di nuovi gravi pericoli per la sicurezza nelle regioni settentrionali dell’Iraq; questa città, di quasi 120mila abitanti, si trova lungo l’autostrada che collega Baghdad a Kirkuk ed è dunque strategica in quanto mette in comunicazione la capitale con il capoluogo della provincia contesa tra iracheni e curdi: dopo essere stata occupata nell’estate del 2014 dai curdi, l’esercito regolare è ritornato nell’ottobre scorso, riprendendone il controllo, nell’ottica del respingimento delle forze curde all’interno dei confini della loro provincia stabiliti nel 2003. Da quel momento in poi però, la popolazione ha iniziato a vivere nella paura a causa di alcuni attacchi terroristici: un’autobomba in centro, lo scorso 5 dicembre, ha ucciso 24 persone mentre numerose azioni hanno portato al rapimento di autisti che trasportavano, con i loro camion, il petrolio da Kirkuk al resto del paese.

A rivendicare queste azioni è stato un gruppo ancora sconosciuto tanto ai media quanto alle forze di sicurezza irachene: si tratta, in particolare, delle milizie delle ‘Bandiere Bianche’ le quali, in alcuni comunicati lanciati sul web, hanno dichiarato di lottare contro le forze irachene accusate di aver occupato i territori curdi di Kirkuk. A capo di questa organizzazione, ci sarebbe un nome anch’esso poco conosciuto che corrisponde a quello di Assi Qawali: nelle foto diffuse dal suo gruppo, appare come l’unico soggetto a volto scoperto, con vestiti tradizionali curdi, mitra in mano ed i simboli della sua organizzazione alle spalle; di lui si sa poco, secondo alcune testimonianze riportate dal quotidiano ‘Arab News’ si tratterebbe di una persona anziana, dedita fino a pochi anni fa a trasportare acqua con alcuni recipienti attaccati al suo trattore in alcuni villaggi della provincia di Kirkuk. Poi, negli gli ultimi anni, è stato notato vicino ad alcuni ambienti radicali curdi e, dopo il ritorno delle forze governative, il suo nome è per l’appunto comparso quale leader della nuova formazione terroristica.

Il gruppo è stato soprannominato ‘Bandiere Bianche’ perché, tanto dopo le sue azioni quanto nei propri proclami, vengono issati dei vessilli bianchi con al centro il disegno di un leone di colore nero; oltre ai rapimenti lungo l’autostrada per Baghdad ed all’autobomba di inizio dicembre, le Bandiere Bianche pro curde hanno lanciato diversi razzi verso la sopra citata città di Tuz Khurmatu creando ulteriore panico in una popolazione già provata da anni di guerra e tensione.

Ex miliziani Isis nella nuova formazione terroristica curda

Le Bandiere Bianche vengono descritte come un’organizzazione molto vicina, tanto nell’ideologia portata avanti quanto nella tipologia delle azioni perpetuate, all’islamismo più radicale; non solo quindi la ‘liberazione’ delle zone rivendicate dai curdi, tra gli obiettivi dei miliziani vi è anche quello di portare avanti la guerra santa. A conferma della natura del nuovo gruppo terrorista vi sarebbero anche alcune testimonianze, riportate da Arab News, secondo cui lo stesso leader Assi Qawali avrebbe dato fuoco, dopo l’arrivo dell’esercito iracheno all’interno della provincia di Kirkuk, alle case di alcuni sciiti turcomanni presenti nella zona; uno scontro quindi, che non appare soltanto etnico bensì anche religioso e sempre più settario, in un Iraq il cui già fragile equilibrio rischia di traballare. L’avvicinamento delle Bandiere Bianche alla causa jihadista, sarebbe dovuto inoltre all’inserimento nelle fila del gruppo di ex miliziani dell’ISIS scappati dalla provincia di Ninive durante la ritirata del califfato; sarebbero proprio loro a lanciare razzi e ad organizzare gli attentati nella zona di Tuz Khurmatu, sfruttando anche una conformazione del territorio che ne rende molto difficile il controllo.

Della presenza di jihadisti reduci dello Stato Islamico nella provincia di Kirkuk, ne hanno parlato anche gli stessi rappresentanti del governo regionale curdo: rispondendo alle accuse della comunità turcomanna circa il lancio di razzi nel nord  del paese, le autorità del Kurdistan iracheno hanno affermato che ad effettuare tali azioni sarebbero miliziani dell’ISIS rimasti in zona dopo le avanzate dell’esercito degli ultimi mesi; da Erbil, sede del governo regionale, nessun commento invece circa la comparsa delle Bandiere Bianche e la figura dello stesso presunto leader Assi Qawali, ritratto in alcune foto con l’immagine dell’ex presidente curdo Barzani alle sue spalle. Tutt’altro, le autorità curdo irachene rilanciano accuse nei confronti delle milizie sciite presenti nella provincia di Kirkuk: in particolare, sul sito curdo Rudaw (ritenuto essere molto vicino al partito dello stesso Barzani), alcuni rappresentanti del governo di Erbil hanno espresso i timori per presunte violenze effettuate dai guerriglieri sciiti contro i curdi proprio a Tuz Khurmatu, rilanciando anche un rapporto dell’UNAMI (United Nations Assistance Mission for Iraq) in cui si fa riferimento ad espropri e vessazioni nei confronti della locale popolazione curda.

Le reazioni da Baghdad

Un intreccio di sigle filo curde con gruppi islamisti al suo interno ed ex miliziani dell’ISIS pronti a creare nuovo scompiglio nel nord del paese: le Bandiere Bianche dunque sarebbero formate da questo pericoloso intreccio capace, dall’inizio di dicembre in poi, di bersagliare alcune aree della provincia di Kirkuk. Da Baghdad da un lato si minimizza, dall’altro però ci si prepara ad un’azione di forza nelle montagne poste alle spalle di Tuz Khurmatu; un portavoce delle forze di sicurezza irachene, ha affermato su Arab News come, secondo le informazioni d’intelligence, il gruppo indicato come ‘Bandiere Bianche’ sarebbe formato in gran parte dalla sigla islamista curdo ‘Ansar Al-Islam’, dentro il quale potrebbero essere confluiti ex miliziani dell’ISIS: “Assi Qawali viene usato soltanto come prestanome – si legge sulla testata sopra citata – In realtà dietro di lui vi sono elementi di Ansar Al-Islam e Daesh”.

Il gruppo comunque, sempre secondo il funzionario intervistato, non sarebbe in grado di avanzare e di controllare il territorio in cui agisce; pur tuttavia, all’interno degli uffici del Ministero della Difesa iracheno si pianifica un’azione di attacco per scongiurare ogni pericolo: “Anche questo gruppo armato verrà eliminato – ha affermato Abu Reda al-Najjar, comandante dell’asse settentrionale delle milizie paramilitari irachene, ad IraqiNews Un’operazione militare in queste montagne è oramai imminente”.

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