È come un feto che sembra crescere giorno dopo giorno nel grembo materno, quello del radicalismo islamico nella Repubblica francese. Una situazione, lo svilupparsi quotidianamente di un islam radicale nelle giovani generazioni d’Oltralpe, che desta sempre più allarme e preoccupazione nella società, nell’intellighenzia e pure nei piani alti del governo di Francia. La scorsa settimana un’inchiesta pubblicata dall’Insitut Montaigne, una think tank liberale, e dal titolo ”Un Islam francese è possibile”, aveva affrontato il tema del rapporto tra Islam e Republique attraverso un questionario dal quale emergeva come dato preoccupante che un giovane su due, con un’età compresa tra i 15 e i 25 anni, in Francia, abbraccia l’idea di una religione fondamentalista. E a quelli che sono i valori della laicità dello stato e soprattutto della Costituzione antepone i dogmi del Corano. Il report che si basa su un’intervista fatta a 1029 persone scelte su un campione di oltre 15mila, rivela anche che il 46% della popolazione musulmana vive la fede in modo privato senza ostentarla pubblicamente e riconosce i principi democratici come base della Francia. Nonostante ciò, l’inchiesta ha destato preoccupazioni e polemiche a Parigi, tanto che oggi il Ministro degli interni francesi Jean Jacques Urvoas si è espresso in merito, ai microfoni della stampa transalpina. ”Oggi, stimati, noi abbiamo 600 casi di minori che sono seguiti dai ”servizi della protezione giudiziaria minorile” perchè sono soggetti che hanno manifestato idee islamiche radicali”. Entrando poi nel merito di chi sono questi ragazzi, il Ministro non si è sbilanciato nel fornire un identikit, ma stando a quanto riportato da Le Monde, ha precisato: ”150 di questi ragazzi sono stati segnalati alle autorità dagli stessi genitori e 14 sono incarcerati. Di quest’ultimi 3 sono ragazze”.Di recente il documentario ”Soldati di Allah”, realizzato proprio da un giornalista francese di origine marocchina, il cui nome però non è stato reso noto e che ora vive sotto scorta, ha raccontato a tutto il mondo come l’Islam radicale e anche le sue ulteriori derive nascano attraverso i social network, trovano terreno fertile nei proclami di Imam integralisti che predicano in Moschee di periferia e attraverso un circuito di passaparola, prediche fatte ai tavoli del Mc Donald’s e interpretazioni licenziose e a tratti lisergiche della morte elabora il mito del Califfato, del martirio e pianifica attacchi nel cuore del secolarismo europeo.cristiani_sotto_tiroUna radicalizzazione che però non è figlia del Califfato, nella bandiera nera ha trovato un’uniforme, un’appartenenza marziale nella quale il giovane mujhaeedin di Francia ritrova identità e ragione di vivere e morire. Ma lo svilupparsi di un credo d’odio, come ha dichiarato lo scrittore francese Farid Abdelkrim, ex membro dei Fratelli musulmani, è già presente negli anni ’90 in Francia e si acuisce dopo l’11 settembre, quando un cultura del rancore, del male e della vendetta nei confronti dell’occidente colpevole di libertà e responsabile dei problemi dei Paesi Arabi, ha iniziato a diffondersi sempre più. E oggi, il contenuto dei proclami non è cambiato, è mutato invece il tramite che è divenuto il web, il social network, la rete, lo strumento appunto più utilizzato proprio dai giovani.

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