Le Forze democratiche siriane (Sdf), appoggiate dagli attacchi aerei statunitensi, hanno liberato l’ultima roccaforte dello Stato Islamico in Medio Oriente. Tra i jihadisti stranieri arrestati, molti sono asiatici. Tanti altri sono riusciti a scappare in questi ultimi mesi di combattimenti e sarebbero molti quelli che stanno provando a rientrare nei rispettivi Paesi.

Secondo il Centro internazionale per lo studio della radicalizzazione (Icsr) del King’s College di Londra, tra le decine di migliaia di miliziani stranieri partiti per unirsi alla guerra santa in Siriaed Iraq, non pochi sono partiti dall’Asia. In particolare: 800 dall’Indonesia, 150 dalla Malesia, 100 dalle Filippine e 40 dal Bangladesh.

“Non permetteremo a nessun terrorista di venire nel nostro Paese. Se qualche sospetto, in qualche modo riuscirà ad arrivare, lo arresteremo subito”, ha spiegato a Benar News il ministro degli Interni del Bangladesh Asaduzzaman Khan Kamal. “Abbiamo aumentato la sicurezza in tutti gli aeroporti e abbiamo inviato loro fotografie e dati delle persone che sono partite”, ha aggiunto. Dacca, dunque, bloccherà qualsiasi cittadino partito per unirsi ai tagliagole dell’Isis.

Ma non tutti la pensano così. Un funzionario della sicurezza malese, che ha chiesto di rimanere sotto anonimato, ha detto sempre a Benar News che Kuala Lumpur sta cercando di far rientrare i propri cittadini che hanno combattuto per lo Stato Islamico. “La Malesia li riporterà a casa a poche condizioni”, ha spiegato. Circa 150 malesi sono partiti per la Siria e l’Iraq dal 2013 nella speranza di unirsi alle bandiere nere. Secondo le ultime informazioni rilasciate dal governo, almeno 40 sarebbero rimasti uccisi in combattimento o in attentati suicidi.

L’Indonesia ha aumentato i controlli antiterrorismo. Le unità speciali Densus 88 (Detasemen Khusus 88) sono al lavoro per monitorare il possibile rientro dei miliziani andati a combattere in Medio Oriente. Nell’agosto del 2017, 18 indonesiani che hanno ammesso di aver aderito all’Isis in Siria, sono stati arrestati dalla polizia dopo essere tornati nel Paese.

Nelle Filippine, secondo Gerry Besana, portavoce del comando meridionale delle forze armate, il rientro dei jihadisti sarebbe molto difficile. “I nostri sistemi di sicurezza rendono il loro ritorno complicato”. Ma nonostante questo, sarebbero molti i miliziani stranieri che stanno raggiungendo il Paese per unirsi ai combattenti di Abu Sayyaf, il principale gruppo locale affiliato allo Stato Islamico.

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