Il Califfato è stato definitivamente sconfitto in Siria e in Iraq. La stessa cosa non si può dire per l’Isis, che continua a costituire una minaccia a livello internazionale. A partire dal 2016, l’Isis sta elaborando un cambio nella propria strategia: da organizzazione di insorti, con roccaforti fisse, a rete terroristica clandestina.

In Iraq, dove è stato sconfitto nel dicembre 2017, le conseguenze si vedono già. Lo Stato islamico fa ampio uso delle tattiche di guerriglia, con rapimenti, assassinii ed esplosioni contro obiettivi civili e militari. Inoltre, alimenta le tensioni settarie, storicamente presenti, e mina gli sforzi di ricostruzione e stabilizzazione del Paese.

L’ultimo episodio risale a domenica 24 marzo, quando nella regione irachena di Sinjar, al confine con la Siria, tre uomini si sono fatti esplodere nel tentativo di colpire le truppe irachene di stanza nel villaggio di Qayrawan.

La svolta moderata di Al-Qaeda

Negli anni in cui l’attenzione internazionale era focalizzata sul califfato, Al-Qaeda ha lavorato nell’ombra per rinascere. Ciò è avvenuto principalmente in due modi: rivendicando la propria diversità rispetto allo Stato islamico ed ergendosi a suo principale oppositore.

Abbandonata la retorica legata alla realizzazione di un califfato globale e focalizzandosi sulla dimensione locale, Hayat Tahrir Al-Sham – considerato il ramo siriano di Al-Qaeda – si è trasformato in un’alternativa “moderata” ai gruppi estremisti attivi nel Paese, in particolare l’Isis.

Se lo Stato islamico si distingueva per essere un conquistatore di territori, attuando una politica di settarismo e barbarie nei confronti di coloro che venivano considerati apostati o infedeli e promuovendo la guerra contro il nemico occidentale, Al-Qaeda mirava invece a riqualificare la propria immagine all’interno della galassia jihadista siriana, in senso più moderato.

Negli scorsi anni, peraltro, non sono mancati scontri tra i militanti delle due organizzazioni per il controllo del territorio siriano.

Isis e Al-Qaeda verso la fusione?

Ad oggi,  Al-Qaeda  sembra aver adottato una politica di contrapposizione nei confronti dello Stato islamico. Tuttavia le cose potrebbero cambiare con la fine del califfato.

Secondo un dossier realizzato dalla Fondazione Icsa, la caduta dell’Isis avrebbe “restituito nuova vitalità ad Al-Qaeda”, che adesso “torna a invocare unità di azione e di intenti per ricostruire, nel lungo periodo e con altre strategie, il Califfato”.

In altre parole: un invito a sotterrare l’ascia di guerra, per “riacquisire la leadership della jihad globale riconducendola sotto linee guida unitarie, dopo anni di contrapposizione”.

Si può ipotizzare che tale riavvicinamento finisca con l’alimentare sia i gruppi estremisti affiliati a Isis e Al-Qaeda sia le cellule dormienti. In questo scenario, un ruolo di primo piano potrebbe essere svolto dai c.d. returnees, che, alleandosi tra loro, potrebbero riunire sia la “mente operativa” – Al-Qaeda – sia “il braccio armato” – costituito da cellule dell’Isis -.

Le conseguenze per l’Occidente, che assisterebbe all’unione di competenze sviluppate negli ultimi anni da entrambe le organizzazioni terroristiche, potrebbero essere devastanti.

Dal reclutamento all’alleanza

Segnali di un avvicinamento tra le due organizzazioni si sarebbero manifestati già negli ultimi mesi. Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico Guardian, nell’estate del 2018, al-Qaeda avrebbe iniziato una campagna di reclutamento tra i militanti dello Stato islamico.

Dall’Algeria, luogo del primo appello, avrebbe risposto una decina di jihadisti dell’Isis. Appelli successivi sarebbero stati rivolti ai militanti del califfato in Siria, nel Sahel, in Yemen e in Afghanistan.

Come sottolineato da Difesa & Sicurezza, anche recenti avvenimenti in Siria e in Iraq confermerebbero un nuovo asse tra Isis e Al-Qaeda. Nel governatorato di Idlib, all’interno del territorio siriano, Hayat Tahrir Al-Sham avrebbe “siglato una sorta di alleanza con Isis, accogliendo i miliziani in fuga da Deir Ezzor e dalle altre aree della nazione”. In Iraq, invece, terroristi sciiti e sunniti avrebbero cooperato “per colpire obiettivi di interesse comune”.

Per paradosso, proprio la sconfitta territoriale del Califfato potrebbe segnare l’inizio di una nuova sinergia tra Isis, Al-Qaeda e la miriade di gruppi che compongono la galassia estremista.

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