Il Ciad, situato nella difficile regione del Sahel ed afflitto da gravi tassi di povertà, è stato colpito da un attentato suicida nella nottata di domenica. Un’attentatrice si è fatta esplodere nel villaggio di Kaiga-Kindjiria ed ha così provocato la morte di nove persone. Il villaggio si trova nei pressi del Lago Ciad, una regione frequentata da gruppi jihadisti che la usano come base logistica per sferrare attentati sanguinosi in Camerun, Chad, Nigeria e Niger. N’Djamena risente, a causa della vicinanza geografica, della prolungata insurrezione islamica in Nigeria che, talvolta, colpisce anche al di fuori dei confini nazionali del Paese interessato.

Una cronica instabilità

Kaiga-Kindjiria era già stato oggetto di un attentato ad agosto quando un attentatore suicida aveva ucciso cinque civili ed un soldato e più in generale una fazione di Boko Haram piuttosto vicina allo Stato Islamico e denominata ISWAP è particolarmente attiva nella zona del Lago Ciad. L’attacco ha coinciso con la visita del Ministro francese delle Forze Armate Florence Parly, che ha annunciato l’avvio di nuove operazioni militari al confine tra Mali, Burkina Faso e Niger per potenziare la lotta al radicalismo islamico. La visita della Parly dovrebbe avere la funzione di facilitare l’implementazione delle decisioni, prese nel corso del summit di Pau, dal Presidente francese Emmanuel Macron e dalle sue controparti africane della G5 Sahel e nello specifico i Capi di Stato di Mali, Niger, Burkina Faso e Mauritania. I presidenti hanno convenuto sulla necessità di focalizzare gli sforzi militari sull’area di confine dove, recentemente, i jihadisti hanno compiuti diversi violenti attentati. Nel corso del summit è stata anche annunciata la creazione di una “Coalizione per il Sahel” composta da Francia, dai Paesi partecipanti alla G5 e da altri Stati.

Un nuovo fronte

Il rischio è che gli attacchi terroristici nel Sahel possano diffondersi sempre di più e che, di conseguenza, altri Paesi possano venire coinvolti dal fenomeno destabilizzante e dalla difficile soluzione. Gli alti tassi di povertà dell’area, inoltre, rendono ancora più precari gli equilibri locali che vengono stravolti da un circolo vizioso di violenze e nuova povertà. Il Ciad si trova, poi, in un’area particolarmente delicata: il nord-est della Nigeria, dove Boko Haram ha provocato gravissimi danni, è molto vicino mentre a nord ci sono le aree desertiche della Libia, ad est il Sudan ed a sud la Repubblica Centrafricana. Una destabilizzazione del Ciad, dunque, potrebbe generare devastanti effetti a catena anche sugli Stati vicini che comunque non se la passano particolarmente bene ed inoltre anche le vicende di queste nazioni possono influenzare quanto accade a N’Djamena. Il futuro prossimo della regione sembra particolarmente a rischio e sarà probabilmente necessario un intervento più strutturato, focalizzato non solamente sulla lotta al terrorismo ma anche sul supporto umanitario e sull’implementazione di strategie di crescita economica, per stabilizzare l’Africa Centrale e quella Occidentale. Non è chiaro se i buoni propositi della Francia saranno sufficienti a risolvere problemi così gravi e strutturati come quelli della regione.

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