Gli uomini del Jihad islamico che si annidano nel cuore della Striscia di Gaza hanno annunciato al mondo il nuovo razzo che intendono usare per colpire obiettivi israeliani nella guerra senza tregua e senza quartiere ai confini dell’enclave palestinese. Il movimento per il Jihad islamico in Palestina – abbreviato nell’acronimo di Pij – ha annunciato ieri di aver aggiunto al proprio arsenale di missili e razzi a corto raggio una nuova arma che è stata classificata come Buraq-120: un missile “di fabbricazione totalmente palestinese”, ha tenuto a specificare l’organizzazione che ha divulgato l’informazione.

Il missile prende il nome di un animale favoloso della tradizione islamica; un destriero cavalcato dal profeta Maometto, che ora nel “suo nome” dovrebbe colpire obiettivi militari dell’esercito israeliano, messi nel mirino dal movimento estremamente attivo nella Striscia. In seguito alle recente escalation di violenze che è seguita all‘eliminazione chirurgica di uno dei principali comandati del Pij, Baha Abu al Atta – terminata dopo il raggiungimento di un accordo per una nuova ennesima tregua -, i jihadisti palestinesi hanno fatto sapere che presto forniranno “tutti i dettagli sul razzo” in un video che verrà diffuso sulle reti social. Il missile in questione, sarebbe stato usato proprio durante l’ultima escalation per vendicare l’uccisione del comandante del movimento. La decapitazione – avvenuta tramite “un’operazione congiunta delle forze armate e dei servizi segreti”, afferma un comunicato militare di Tel Aviv – ha scatenato la reazione dei jihadisti, che hanno immediatamente lanciato centinaia di razzi per cercare di colpire il territorio israeliano che circonda l’enclave. Tra questi ci sarebbe stato anche il Buraq. Non è stato reso noto da fonti israeliane se sono stavi colpiti obiettivi sensibili, ma la reazione ha comunque provocando la controrisposta dell’Idf che ha bombardato la Striscia.

Il razzo “Buraq”

Nel primo video divulgato, a cui dovrebbe seguirne un secondo, quattro uomini con il passamontagna nero “assemblano” quello che ha tutto l’aspetto di essere un razzo rudimentale – lungo approssimativamente due metri e coperto di vernice mimetica con dipinto la scritta Boruq. I soldati del Jihad vengono ripresi mentre sono impegnati nell’avvitare l’ogiva – che in un razzo accoglie la carica esplosiva – e le pinne stabilizzati. Nella fase finale del video un razzo viene sparato da una piattaforma terrestre che sembra essere nascosta nel terreno, ma sembrerebbe trattarsi di un vettore diverso da quello mostrato nelle immagini precedenti. Le fonti jihadiste hanno annunciato nel primo comunicato via Telegram: “L’introduzione di un nuovo Buraq 120 per la prima volta per il servizio militare, un’industria jihadista puramente palestinese” – “Le mani dei suoi combattenti in tutte le unità militari sono ancora sul grilletto e operano secondo un sistema militare integrato e sono a disposizione della leadership del movimento”. Nel messaggio viene anche ringraziato un loro alleato: “la Repubblica islamica dell‘Iran“, per aver sostenuto la resistenza palestinese sotto varie forme. Tra queste, il finanziamento della linea di approvvigionamento di “componenti” per elaborare questi razzi che arriverebbero nella Striscia.

L’arsenale di Gaza

Attualmente l’arsenale palestinese presente nella Striscia di Gaza e posseduto da Hamas, secondo l’intelligence israeliana, conta diverse tipologie di razzi identificate nei missili Qassam 1, 2 e 3: prodotti nella Striscia, con una portata compresa tra i 4 e 12 chilometri e una carica esplosiva fino a 15 chilogrammi. I missili come maggiore portata, come quelli di produzione iraniana modello “Grad”, con una portata di 20 chilometri e un carico esplosivo di 22 chilogrammi, o il Ws-1E, missile di produzione cinese con un raggio di 40 chilometri e un carico esplosivo approssimabile ai 20 chilogrammi, sono tutti detenuti da Hamas – che osteggia la proliferazione del jihadismo all’interno della striscia – ma al di fuori della Striscia. Il nuovo missile “autoprodotto” dall’industria bellica jihadista palestinese potrebbe dunque ambire a raggiungere questi ultime due portate/cariche esplosive. Ma davvero all’interno della Striscia di Gaza le cellule jihadiste hanno raggiunto il know-how e ottenuto le risorse adeguate a sviluppare un’arma simile?

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