Il premier pakistano Imran Khan ha accusato l’India di aver avuto un ruolo nell’attentato terroristico che ha colpito la Borsa di Karachi nella giornata di lunedì e che ha provocato la morte di tre persone. Un commando di quattro uomini, armati di granate, aveva fatto irruzione nell’edificio uccidendo due guardie ed un poliziotto prima di essere a loro volta uccisi dalle forze di sicurezza. L’assalto è stato rivendicato da un gruppo separatista del Belucistan, una regione pakistana che, ormai da alcuni decenni, è attraversata da fermenti nazionalisti. Secondo Khan, però, ci sarebbe anche la mano di Nuova Delhi dietro questo episodio violento. Il premier si è rivolto al Parlamento affermando che “il suo gabinetto era al corrente di un possibile attentato da almeno due mesi” e che lui stesso “non ha alcun dubbio” circa la colpevolezza dell’India.

Accuse pesanti

Shah Mahmood Qureshi, ministro degli Esteri di Islamabad, ha descritto l’attacco alla Borsa come “terrorismo supportato dall’estero” ed ha inoltre affermato che l’India sta cercando di provocare disordini in Pakistan per sfruttare la situazione ed occupare il corridoio di Kartarpur, situato al confine tra le due nazioni. L’emittente statale Radio Pakistan ha poi rincarato la dose puntando il dito sulle presunte cellule dormienti indiane attive in territorio pakistano. L’India ha  respinto le accuse al mittente ed Anurag Srivastava, portavoce del Ministero degli Esteri, ha spiegato come, a suo dire, il Pakistan starebbe cercando di scaricare le proprie responsabilità per i problemi interni accusando l’India. Srivastava ha poi chiarito come “l’India abbia sempre condannato il terrorismo in ogni sua forma”. La tensione tra le parti continua ad essere alta. Il 23 giugno l’India aveva chiesto ad Islamabad di dimezzare il proprio staff diplomatico a Nuova Delhi dopo l’arresto di due spie pakistane avvenuto nel mese di giugno. Islamabad ha poi deciso di reciprocare ed ha invitato il 50 per cento dello staff indiano in Pakistan ad abbandonare il Paese.

Le (possibili) spiegazioni della mossa di Khan

Le parole di Imran Khan rischiano di aprire un nuovo fronte caldo in Asia Meridionale, già duramente colpita dalla pandemia di Covid-19. L’India è ai ferri corti con la Cina e gli scontri avvenuti al confine tra le due nazioni rischiano di aprire fratture insanabili tra Nuova Delhi e Pechino. Il Pakistan è un fedele alleato della Repubblica Popolare Cinese ed ha tutto l’interesse a mettere sotto pressione Nuova Delhi. I motivi sono essenzialmente tre: sperare che Nuova Delhi non abbia le risorse necessarie per fronteggiare Cina, Pakistan e pandemia e faccia delle concessioni in Kashmir, rafforzare l’asse con Pechino ed accreditarsi come potenza dominante in Asia Meridionale. La tenaglia di Cina e Pakistan potrebbe, in effetti, mettere l’India in serie difficoltà. Un peggioramento del quadro epidemiologico può costringere Nuova Delhi ad abbandonare, temporaneamente, almeno uno dei fronti. Il Kashmir continua ad essere un obiettivo privilegiato ma non l’unico. Le minoranze musulmane indiane potrebbero rivelarsi particolarmente sensibili ai richiami di Islamabad qualora la situazione interna degeneri e dar vita a scontri e rivolte. Nuova Delhi dovrà dunque cercare al più presto dei partner affidabili per fronteggiare le minacce provenienti dall’esterno. Il rischio, però, è che rimanga isolata e che si indebolisca a tutto vantaggio dei suoi rivali strategici.

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