L’attentato di mercoledì a Gerusalemme preoccupa e non poco le autorità israeliane. L’azione somiglia molto da vicino a quanto visto durante gli anni della seconda intifada. Con quindi attacchi diretti contro bus e fermate dei bus, una strategia dei gruppi integralisti di allora per diffondere il terrore nei luoghi della quotidianità dei cittadini. Inoltre, l’attacco è stato compiuto alla vigilia dell’inizio della nuova era Netanyahu, vincitore delle elezioni dello scorso 2 novembre. Ma c’è un altro elemento destinato a creare non poche preoccupazioni ai servizi di sicurezza israeliani: l’attentato è stato compiuto usando anche mezzi tecnologici e ordigni sofisticati. C’è stato quindi un “salto di qualità” da parte del terrorismo palestinese oppure un diretto intervento dall’esterno.

Il video di un gruppo hacker legato all’Iran

Nelle scorse ore cittadini israeliani e non hanno potuto prendere visione del momento della prima delle due esplosioni di mercoledì. Un video ripreso da telecamere di videosorveglianza infatti è stato diffuso in rete con in primo piano i tragici momenti della deflagrazione. Si nota, in particolare, la fermata dei bus del quartiere Givat Shaul, principale ingresso della parte occidentale di Gerusalemme. Pochi secondi dopo l’esplosione che investe in pieno i cittadini sotto una pensilina. Tra di loro c’è anche la vittima, un ragazzo di 16 anni di un collegio rabbinico con la doppia cittadinanza israeliana e canadese.

Il video non è stato diffuso dalle autorità di Gerusalemme. Al contrario, è stato confezionato e messo in rete da un gruppo di hacker. Si tratta, come riferito dal Jerusalem Post, del gruppo Moses Staff. I servizi segreti israeliani conoscevano già da tempo questa sigla e l’hanno sempre ricollegata ai servizi iraniani. Sull’emittente I24News, l’analista Raphael Jerusalmy ha spiegato il perché: “Non si tratta di un gruppo di hacker composto soltanto da iraniani – ha dichiarato – è invece un gruppo di mercenari pagato da Teheran e che ha volontari da tutto il mondo”. Nel video, i pirati informatici hanno fatto comparire una frase molto emblematica: “Da molto tempo abbiamo il controllo su tutte le vostre attività, passo dopo passo e momento per momento”. Spuntano poi anche le coordinate precise del luogo dell’attacco.

Anche perché, oltre al video delle telecamere di sorveglianza, vengono mostrate immagini satellitari relative proprio al punto in cui è esplosa una delle due bombe di mercoledì. Il tutto con una scenografia di fondo somigliante a quella di un videogame. Ciò che più sta donando grattacapi all’intelligence israeliana, sono le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza. Fonti della sicurezza hanno confermato al “The Time Of Israel” che la telecamera che ha ripreso l’esplosione apparteneva a “un’importante organizzazione di sicurezza di Israele”. Gli hacker sono quindi riusciti a violarla. E, probabilmente, ad agire in collaborazione con il commando terrorista che ha piazzato gli ordigni.

Gli ordigni azionati da remoto

Anche sulle bombe utilizzate per gli attentati sono emersi dettagli molto importanti. In primis, gli ordigni non erano rudimentali o artigianali ma, al contrario, definiti dagli inquirenti israeliani “ad alta tecnologia”. In secondo luogo, l’esplosivo è stato azionato a distanza. Gli attentatori erano quindi vicini le pensiline fatte saltare in aria e per realizzare il doppio attacco avevano evidentemente un’ottima conoscenza della zona. Non solo, ma nelle ultime ore non sono state riportate notizie di arresti, quindi gli autori sono ancora in circolazione.

Non è allora un caso se la Jihad Islamica, uno dei gruppi palestinesi più attivi sul fronte terroristico, ha parlato di un attentato “in risposta alla profanazione dei luoghi santi islamici”. I dirigenti del movimento hanno cioè dato una motivazione (e giustificazione) politica all’attacco, ma non hanno lanciato alcuna rivendicazione. Del resto, la stessa dinamica del doppio attentato è diversa rispetto a quella solitamente ricollegabile alle fazioni estremiste palestinesi. Queste ultime agiscono con l’azione di kamikaze oppure con ordigni artigianali. Anche i più recenti attacchi che hanno colpito Israele sono stati caratterizzati da assalti all’arma bianca o da sparatorie. Mai si era arrivati invece all’impiego di strumenti tecnologicamente più avanzati.

La situazione politica in Israele e in Cisgiordania

Il sospetto del “salto di qualità” del terrorismo in Israele agita inevitabilmente il quadro politico locale in una fase molto delicata. Benjamin Netanyahu si prepara a prendere nuovamente lo scettro di capo dell’esecutivo. Il suo Likud ha vinto le elezioni del 2 novembre e sta provando a formare un governo con l’estrema destra religiosa guidata da Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. Quest’ultimo in particolare non è ben visto da molti attori internazionali. Non solo da quelli del mondo arabo, ma anche dagli Stati Uniti. Pesano i suoi comportamenti e le sue dichiarazioni definite estreme nei confronti della popolazione araba e musulmana di Israele.

L’attentato di Gerusalemme è inoltre arrivato in una fase delicata anche per la situazione in Cisgiordania. Nei giorni scorsi nei territori palestinesi sono scoppiati scontri e tafferugli tra manifestanti e membri dell’esercito israeliano. A Nablus un ragazzo palestinese è morto a causa delle ferite riportate durante gli scontri. A Jenin invece alcuni miliziani hanno sequestrato il corpo di Tiran Pero, ragazzo di 18 anni morto a causa di un incidente stradale. L’unica novità positiva emersa in queste ore ha riguardato proprio la riconsegna del cadavere del giovane alle autorità israeliane. Un’azione avvenuta con l’intervento dell’Anp, l’Autorità Nazionale Palestinese, a cui il governo israeliano ha tributato un ringraziamento per l’impegno nella vicenda.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.