Il Marocco appare come uno dei paesi più stabili del nord Africa, sfiorato appena dalle primavere arabe del 2011 così come dal fenomeno del terrorismo islamista. Qui la jihad colpisce una sola volta: il 16 maggio del 2003 una serie di attacchi suicidi compiuti a Casablanca uccidono 33 persone e ad oggi costituiscono l’episodio più grave accaduto in Marocco sotto un profilo criminale. Per questo, colpisce di più la notizia della preparazione di un vasto attacco contro obiettivi sensibili a Rabat, la capitale del paese nordafricano.

L’operazione della polizia

Nei giorni scorsi le forze di sicurezza fanno irruzione nella cittadina di Salé, importante centro interno all’area urbana della capitale dove ha sede l’aeroporto internazionale. Qui viene scoperta una cellula di terroristi locali, pronti a colpire pesantemente Rabat e l’intero Marocco. Un piano, quello scovato dagli inquirenti, che prevede una serie di attacchi multipli contro obiettivi governativi ed occidentali. Il gruppo di jihadisti sembra aver pianificato già tutto nei minimi dettagli: le forze di sicurezza intervengono proprio perchè i terroristi sono pronti a passare nella fase pienamente operativa.

A rivelare nei dettagli l’operazione di polizia e forze speciali, è il quotidiano Assabah: secondo quanto trapelato dalle indagini, la cellula sgominata a Salé ha intenzione di destabilizzare la società marocchina. Un modo, di fatto, per poter impiantare anche in Marocco le conseguenze più nefaste della radicalizzazione islamica. Quella compiuta a Salé è una delle più importanti operazioni anti terrorismo effettuate nel paese africano negli ultimi anni. E adesso monta la preoccupazione: se da un lato l’operazione dimostra la capacità dei servizi di sicurezza marocchini di prevenire grossi attentati, dall’altro il timore è che anche il Marocco debba ora fare i conti con una recrudescenza del fenomeno jihadista.

Una serie di attacchi simili a quelli visti nello Sri Lanka

Ciò che più colpisce, è che l’attacco preparato contro Rabat appare drammaticamente simile per finalità e dinamica a quello compiuto nello Sri Lanka nel giorno di Pasqua. Medesimi sono gli obiettivi, cioè colpire turisti ed occidentali, identiche le modalità: una serie di attentati multipli da compiere quasi simultaneamente, in modo da amplificare il senso di panico all’interno della popolazione e della società. In particolare, secondo quanto scoperto dalle forze di sicurezza marocchine, i kamikaze sarebbero dovuti entrare in azione presso due obiettivi sensibili: ilcarcere di Salé ed il parlamento di Rabat. Qui i primi ordigni avrebbero dovuto creare quel senso di costernazione e terrore ricercato dai jihadisti. Poco dopo, altri attentatori suicidi si sarebbero scagliati contro alberghi che ospitano occidentali e luoghi notoriamente affollati di turisti.

La pianificazione dell’attacco sventato dalle autorità marocchine, trae origine indubbiamente da diverso tempo prima rispetto all’attuazione dei tragici attentati dello Sri Lanka. Colpisce però come il terrorismo di matrice islamista, di fatto, sembra procedere oramai verso la modalità di attacco vista nel giorno di Pasqua: non un’unica grande azione capace di creare immediato impatto mediatico, bensì una serie coordinata di attentati in grado di destabilizzare ulteriormente la popolazione colpita e puntare dritto contro obiettivi di altre fedi, come nel caso delle chiese cristiane nello Sri Lanka, o contro edifici notoriamente frequentati da occidentali.

Una modalità vista all’opera già negli attentati di Bombai del 2008, mentre in Europa un caso molto simile è quello della serie di attacchi che colpiscono Parigi il 13 novembre del 2015. In quest’ultimo contesto, ad essere presi di mira sono i locali della vita notturna della capitale francese.

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