Un’operazione antiterrorismo su vasta scala è in corso ad Almaty, in Kazakhstan, dopo che due uomini armati non identificati, ma che dalle prime indiscrezioni potrebbero essere miliziani islamisti, hanno aperto il fuoco stamane contro un posto di polizia. Tra le vittime ci sono, per ora, tre agenti ed un civile.Per approfondire: Quel tentato colpo di Stato in KazakhstanNella città, capitale economica e maggior centro industriale ed agricolo dell’ex repubblica sovietica, è stato imposto il livello massimo dell’allerta terrorismo, il “rosso”. La popolazione è stata invitata dalle autorità a rimanere in casa e ad evitare i luoghi affollati. Le autorità locali hanno disposto anche la chiusura dei negozi di armi della città, mentre uno dei due attentatori, un ventisettenne accusato di aver ucciso una donna nei giorni scorsi, è stato catturato ed un secondo si è invece dato alla fuga, secondo quanto riferisce il ministero dell’Interno kazako.Ancora non ci sono informazioni certe sui motivi del gesto, ma si teme che possa trattarsi di un’azione legata al terrorismo di matrice salafita. Lo scorso 5 giugno, infatti, un commando di terroristi islamici attaccò due depositi di armi  ed una base militare della Guardia nazionale ad Atkobe. I morti in tutto furono 12, compresi sei degli attentatori, e 38 i feriti, secondo i dati forniti dal ministero della Sanità di Astana. Dopo l’aggressione ad Aktobe, città nel nord-ovest del Paese,  che dista 100 km dal confine con la Russia e ospita circa il 10% delle riserve di idrocarburi del Paese, il governo kazako ha aumentato gli sforzi contro il terrorismo e l’estremismo. Sforzi che si sono concretizzati, dopo l’attacco ad Aktobe, in un’operazione delle forze speciali che ha portato all’uccisione di 13 terroristi salafiti che avevano partecipato all’attentato, mentre sei complici restano ancora ricercati.Nel Paese centrasiatico, che fa parte dell’Unione Economica Eurasiatica assieme a Russia, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, la popolazione è tornata ad abbracciare le religioni tradizionali, ed oggi si dichiara per il 70% di fede musulmana. Al termine del periodo sovietico di “ateismo di Stato”, infatti, nel Paese sono sorte moschee e centri islamici, tollerati dalle istituzioni che però hanno dovuto far fronte da subito alla minaccia dell’estremismo islamico, attuando alcune direttive tese a limitare le libertà di organizzazioni islamiche considerate estremiste e viste quindi come un fattore destabilizzante della società kazaka. Ora che molti combattenti di ritorno dell’Isis stanno iniziando a tornare in Asia Centrale da Siria ed Iraq, la minaccia di un ritorno dell’estremismo è ancora più forte.L’evidente cambio di tattica dell’Isis, ovvero quello di portare la guerra fuori dal territorio del sedicente Califfato a fronte delle sconfitte subite dai miliziani jihadisti sul terreno, vale infatti anche per Astana. Il Kazakhstan teme, quindi, al pari delle altre nazioni dell’Asia Centrale, un aumento del terrorismo jihadista. Il paese centrasiatico, inoltre, è finito la scorsa settimana nel mirino dell’Isis, che, con una serie di messaggi video, ha minacciato direttamente il Kazakhstan. Il Paese, che ospita al suo interno 130 gruppi etnici diversi e riconosce ufficialmente 16 confessioni religiose all’interno di istituzioni laiche, si trova infatti in un’area sottoposta a forti tensioni religiose, soprattutto dopo l’11 settembre, e per questo il Kazakhstan, che si candida a diventare un “ponte” commerciale tra Asia ed Europa grazie alla sua posizione geografica strategica e ad ospitare l’Expo nel 2017, dovrà concentrare enormi sforzi nel prossimo futuro per combattere la minaccia jihadista legata all’Isis. Un minaccia che nel giro di due mesi ha già causato due attacchi. L’ultimo, quello di Almaty, per cui il governo si è subito concentrato sulla pista islamista.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.