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L’Algeria è un Paese di transito, da qui si arriva dall’Africa sub sahariana per provare a salpare poi verso l’Europa oppure andare in Marocco e tentare di entrare nelle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla. Il contesto algerino non è quindi poi così dissimile da quello libico sul fronte migratorio. E proprio come in Libia le preoccupazioni non riguardano soltanto il crescente numero di barconi che salpano, ma anche le nuove allerte sul terrorismo. Specialmente perché l’Algeria condivide 1.329 chilometri di confine con il Mali, Paese dove i jihadisti sono molto radicati.

Quella rotta migratoria che dal Mali porta a Tamanrasset

Le carovane nel deserto hanno tradizioni datate secoli, quando i confini ancora non tagliavano su una cartina geografica il Sahara. E ancora oggi quelle piste vengono seguite anche da chi, all’interno delle carovane, organizza il traffico di esseri umani. Diversi report delle Nazioni Unite hanno contribuito a tracciare la rotta dei migranti che dal Mali porta dritti al cuore del deserto algerino. Si parte da Gao, importante città maliana riferimento per la regione settentrionale del Paese africano, e si giunge ai limiti di un confine che esiste sulla carta ma che tra i granelli di sabbia delle dune desertiche non sempre è così riconoscibile.

A volte l’esercito algerino riesce a bloccare le carovane e a tenere fuori i migranti dal proprio territorio, non senza critiche da parte dell’Onu che più volte ha accusato Algeri di lasciare migliaia di persone allo sbaraglio. Controllare però migliaia di chilometri di frontiere desertiche è alquanto impossibile. Così le organizzazioni criminali hanno buon gioco nell’entrare in Algeria e far dirigere le carovane di migranti a Tamanrasset, una delle città più importanti del sud del Paese. Da qui poi inizia la risalita verso le coste di chi vuole salpare alla volta dell’Europa.

Il pericolo terrorismo che viene dal Mali

Il vero problema per l’Algeria, più che il flusso migratorio in sé, è che al di là di quei porosi confini del deserto c’è un Paese come il Mali diventato negli anni epicentro del terrorismo islamico africano. Nelle regioni confinanti con l’Algeria nel 2012 si erano instaurati dei piccoli veri e propri califfati, smantellati poi con l’intervento francese del 2013 ma che ancora oggi appaiono molto pericolosi per la stabilità della regione. Da allora infatti i gruppi jihadisti sono riusciti a ramificarsi sempre di più sul territorio e sarebbero coinvolti anche alcuni leader islamisti nella gestione del traffico di esseri umani.

Il governo di Algeri teme di veder aumentare il peso dei gruppi terroristici in prossimità dei suoi confini meridionali, così come anche infiltrazioni di elementi di spicco jihadisti nel proprio territorio. Un allarme cresciuto ancor di più dopo il colpo di Stato che ha interessato il Mali nello scorso mese di agosto. Negli ultimi giorni poi, la questione è diventata occasione di scontro tra l’Algeria e la Francia in quanto quest’ultima è accusata, nell’ambito delle trattative con il nuovo governo maliano, di aver favorito il rilascio di 200 islamisti: “Questo atto – hanno spiegato fonti algerine a Sputnik – una vera minaccia per la nostra sicurezza”.

L’allarme lanciato dal ministro dell’Interno spagnolo

Il fenomeno migratorio che, in modo imponente dall’Algeria sta interessando la Spagna, ha fatto scattare il campanello d’allarme negli uffici del palazzo di governo in vista di possibili pericoli per la sicurezza pubblica. Motivo per il quale il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha incontrato gli scorsi giorni nel continente africano il presidente dell’Algeria Abdelmadjid Tebounne e il capo del governo Abdelaziz Djerad, unitamente ad una delegazione di uomini d’affari che operano a nord dell’Africa. Un incontro che ha fatto seguito alla visita svolta sul territorio algerino due mesi fa dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska. In quell’occasione il ministro spagnolo, volato in Algeria, ha lanciato un allarme in seguito ad un forte momento di tensione registrato lungo il confine meridionale del territorio dove ci sono stati e ci sono tutt’ora movimenti migratori gestiti dalle organizzazioni criminali che operano in sinergia con quelle jihadiste. Un altro incontro fra le autorità spagnole e algerine è avvenuto all’inizio del mese di ottobre ad Algeri per rafforzare il programma di cooperazione bilaterale fra i due Stati interessati da questo fenomeno.

La rotta algerina

Una volta organizzate le partenze dei migranti da parte delle organizzazioni criminali, le rotte algerine seguite sono principalmente due: quelle che portano in Spagna per l’appunto e quelle che hanno come destinazione l’Italia, il sud della Sardegna per la precisione. Ad oggi i dati degli sbarchi di migranti algerini sul territorio spagnolo fanno registrare numeri quintuplicati rispetto allo scorso anno. A dichiararlo è stato il ministro degli Esteri Arancha González-Laya. Si tratta di un flusso imponente che non viene assolutamente sottovalutato  mobilitando gli uffici ministeriali spagnoli a realizzare possibili accordi con le autorità del Paese africano.

Non sono quintuplicati ma fanno registrare comunque un aumento considerevole gli sbarchi di algerini in Italia nel corso di quest’anno. Sono infatti 1166 i migranti arrivati fino al 15 ottobre del 2020 a fronte dei 786 dello stesso periodo del 2019. Punto di approdo degli stranieri in questo caso è il territorio di Sulcis, cioè la porzione sudoccidentale della Sardegna. L’afflusso massiccio di migranti dalle coste algerine sta quindi determinando, sia per Madrid che per Roma, seri allarmi relativi alla sicurezza.

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