L’allarme è stato lanciato da una fonte anonima dell’intelligence inglese al Daily Telegraph: cellule terroristiche legate ad Hezbollah sarebbero pronte a colpire in Europa e soprattutto nel Regno Unito qualora la crisi delle petroliere in atto nel Golfo Persico dovesse degenerare in una qualche sorta di intervento armato.

L’informatore dei Servizi inglesi ha riferito di credere che “l’Iran ha organizzato e finanziato cellule terroristiche dormienti in Europa, Regno Unito compreso” e che queste sarebbero legate all’organizzazione libanese sciita Hezbollah, il Partito di Dio che ha avuto e sta avendo parte attiva nella lotta contro l’Is in Siria e che da molti Paesi, tra cui appunto il Regno Unito, viene considerata un’associazione terroristica.

Il precedente

A giugno di quest’anno era stato rivelato che terroristi legati all’Iran erano stati scoperti, nell’autunno del 2015, ad accumulare tre tonnellate di materiale esplosivo nei dintorni di Londra in quella che a tutti gli effetti era una fabbrica di bombe clandestina.

Anche in quella occasione gli agenti dell’MI5 hanno rivelato, al Telegraph, che gli elementi radicali erano collegati ad Hezbollah e che nella fabbrica clandestina erano stoccate migliaia di sacche di ghiaccio istantaneo contenenti nitrato d’ammonio, un componente per bombe artigianali.

La notizia non era stata resa nota a quel tempo a seguito della firma del trattato sul nucleare iraniano, il Jcpoa meglio noto come accordo 5+1, che vedeva tra i Paesi firmatari proprio il Regno Unito.

Con l’uscita unilaterale dal trattato da parte degli Stati Uniti e la ripresa dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran, la situazione è andata via via peggiorando sino a quando, in risposta al sequestro di una petroliera carica di greggio iraniano diretta in Siria mentre stava transitando dallo Stretto di Gibilterra da parte delle forze speciali inglesi, l’Iran non ha a sua volta sequestrato una petroliera britannica in transito nello Stretto di Hormuz, la Stena Impero, che attualmente si trova nel porto di Bandar Abbas.

Si teme, pertanto, che se Londra dovesse decidere di effettuare un’operazione di recupero manu militari, l’Iran possa attivare le sue cellule dormienti per colpire obiettivi bel Regno Uniti.

La guerra ibrida dell’Iran

Questa possibilità ci porta direttamente a considerare la possibile fattibilità di un’azione simile ed il suo inquadramento in una strategia di più ampio respiro: la cosiddetta guerra ibrida.

A differenza di una guerra convenzionale (o non convenzionale come quella atomica o batteriologica), il concetto di guerra ibrida prevede che uno Stato combatta il proprio avversario attraverso diversi strumenti che non sono esclusivamente militari: un cyber attacco agli snodi cibernetici o a particolari siti viene considerato guerra ibrida così come l’utilizzo della propaganda sfruttando i social network (come Twitter) o sfruttando stampa compiacente oppure no: i media occidentali sono prevedibili e lavorano alla ricerca di continue novità da rilanciare, questo meccanismo può venire usato, anche inconsapevolmente, per influenzare le scelte politiche oltre che l’opinione pubblica.

Anche ricorrere a proxy per effettuare veri e propri attacchi a bassa intensità, ad esempio utilizzando piccoli droni, rientra nella guerra ibrida e a maggior ragione vi rientra un vero e proprio classico attacco terroristico come quello che si presume stesse organizzando Hezbollah in Inghilterra.

I vantaggi di questa tipologia di guerra sono molteplici: dall’utilizzo di poche risorse impiegate ottenendo un grande effetto come nel caso di un cyber attacco, all’utilizzo di personale non direttamente collegato alle Forze Armate e pertanto non riconducibile esattamente ad un mandante statuale, quindi di difficile attribuzione politica se pur con tutti i limiti del caso (finanziamenti dimostrati o sospetti).

Le capacità iraniane di colpire con un cyber attacco, ad esempio, centri vitali per la rete inglese è molto limitata rispetto a quella di altre realtà come la Cina, la Russia o gli stessi Stati Uniti, però un attacco verso il settore aziendale, comunque vitale, risulta più fattibile ed alla portata di Teheran.

Parimenti un semplice attacco utilizzando piccoli droni contro un obiettivo come un aeroporto, come dimostrato a Gatwick recentemente, oltre a provocare la chiusura dello stesso può causare centinaia di milioni di danni a seconda delle tipologia di attacco (semplice sorvolo sulla pista provocandone la chiusura oppure con piccoli ordigni) e della durata.

L’allarme lanciato dall’intelligence però, sembra più una “risposta ibrida” inglese non si capisce infatti per quale motivo l’Iran dovrebbe attivare presunte cellule terroristiche dormienti in Europa e nel Regno Unito quando potrebbe causare molto più danno minando (anche solo minacciando di farlo) lo Stretto di Hormuz in risposta ad un’eventuale aggressione o tentativo di liberazione della petroliera sequestrata.

Certamente la minaccia non è da sottovalutare, stante il sequestro del 2015 che fa pensare ad un tentativo iraniano di condizionare i negoziati sul nucleare anche solo con la minaccia di un attentato, però il fatto che la notizia sia venuta fuori solo ora, nel pieno di una crisi che richiede a tutte le parti in causa il sangue freddo per non causare una definitiva frattura che servirebbe solo a fare gli interessi degli Stati Uniti, fa pensare che i meccanismi della guerra ibrida si siano messi in moto ovunque.

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