Se da una parte appare chiaro il tentativo americano di destabilizzare la Siria, dall’altra appare impossibile capire quale sia la strategia dell’amministrazione Obama per stroncare lo Stato islamico. Forse una strategia non c’è. O, forse, non è chiara.

Fatto sta che i bombardamenti Usa risultano spesso inefficaci e le operazioni di terra sporadiche. Secondo Il Fogliodi oggi “gli americani hanno violato la bolla di sicurezza che protegge al Baghdadi”. Vero. In un mese sono stati uccisi tre elementi di spicco dello Stato islamico (Abu Atheer al Halabi, Omar il Ceceno e Abu Ali al Anbari).

Su Omar il Ceceno abbiamo già scritto: la sua morte è stata spesso annunciata, ma mai verificata.  E forse questo è uno dei principali problemi della guerra all’Isis: l’impossibilità di verificare l’abbattimento effettivo degli obiettivi.

Ieri, inoltre, sarebbe stato ucciso in Iraq Salman Abu Shabib al – Jebouri, un componente del consiglio militare dei jihadisti. Un pezzo grosso insomma; uno di quelli che decidono gli obiettivi da colpire sia nei territori controllati dai terroristi che in Occidente.

Tra qualche ora, la Cbs trasmetterà un’intervista al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Alcune indiscrezioni. Secondo Obama (poi, una volta uscita, analizzeremo l’intervista nei dettagli), i progressi nella lotta contro lo Stato Islamico potrebbero portare alla caduta di Mosul, la sua principale roccaforte in Iraq, “entro la fine dell’anno”. Possibile. Lo scorso 24 marzo, come riporta l’Economist, il governo di Baghdad ha annunciato l’inizio delle operazioni militari per riconquistare questa importante città. “The last battle”, l’ultima battaglia, quella che permetterebbe l’avanzata finale contro i terroristi. Mosul è la seconda città più importante dell’Iraq ed è strategica perché, spiega l’Economist, rappresenta la “chiave per riprendere il controllo della provincia di Ninive”.

“La mia previsione è che entro la fine dell’anno si saranno create le condizioni per la caduta di Mosul. Vediamo iracheni disposti a combattere e guadagnare terreno, e dobbiamo fare in modo di dar loro più sostegno”, ha detto Obama nell’intervista alla Cbs. “Noi non stiamo combattendo, ma quando offriamo formazione e il sostegno di forze speciali e quando lavoriamo con le nostre coalizioni ne guadagniamo in intelligence”, ha quindi insistito il presidente Usa. Obama dice di non combattere in Iraq.

Eppure sembra esser smentito dal suo segretario alla Difesa, Ashton Carter, che, proprio ieri, ha annunciato che gli Stati Uniti dispiegheranno truppe supplementari in Iraq e invieranno elicotteri d’attacco Apache per sostenere le forze di sicurezza del paese contro lo Stato Islamico: “Portiamo forze aggiuntive”, ha precisato Carter, aggiungendo che l’Apache avrà lo scopo di aiutare a riguadagnare Mosul, il bastione principale del gruppo jihadista in Iraq dal 2014. Secondo fonti del Pentagono, il numero di truppe supplementari degli Stati Uniti sarà di circa 200, che porterà a oltre 4mila il numero dei militari statunitensi che si trovano sul suolo iracheno. 

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