La Svezia ritorna nel mirino del jihadismo. Infatti i servizi di sicurezza svedesi (Sapo) hanno dichiarato di essere in stato d’allerta per un’imminente minaccia terroristica a Stoccolma. E, come riporta il sito Russia Today, secondo alcuni media svedesi sarebbero decine i foreign fighters rientrati negli ultimi mesi nel Paese scandinavo dalla Siria e dall’Iraq per compiere attacchi terroristici contro obiettivi civili, soprattutto a Stoccolma.“In questo momento stiamo raccogliendo informazioni dall’intelligence per coordinarci con i nostri partner nazionali ed internazionali” ha dichiarato all’agenzia di stampa TT il portavoce del Sapo Simon Bynert.Secondo il quotidiano Expressen i servizi segreti svedesi avrebbero ricevuto qualche tempo fa una “soffiata” dai colleghi iracheni secondo la quale circa una decina di militanti dello Stato Islamico, di ritorno dai territori occupati, si troverebbe attualmente in Svezia e starebbe progettando attacchi terroristici nella capitale.Ad oggi, secondo uno studio del Centro Internazionale per la lotta al terrorismo, sarebbero circa 300 i cittadini svedesi che avrebbero deciso di unirsi allo Stato Islamico in Siria ed Iraq. E, secondo l’Europol, sarebbero circa 5000 i foreign fighters partiti per unirsi alla lotta del jihad wahabita e ritornati in seguito all’interno dei territori dell’Unione Europea. In maniera più o meno lecita. Anche, probabilmente, sfruttando i canali migratori.E per la Svezia i guai non finiscono qui. Perché la Swedish National Defence University ha annunciato sorprendentemente che alcuni militanti jihadisti, cittadini svedesi e vicini ai Fratelli Mussulmani, starebbero guadagnando grandi consensi all’interno del Partito Ambientalista dei Verdi. Nel 2014 il secondo partito in Svezia.Una situazione delicata quella del Paese scandinavo, considerando il fatto che solo lo scorso novembre, come raccontato dal Giornale, l’intelligence svedese dichiarò di aver sventato un attacco terroristico, grazie all’arresto dell’iracheno venticinquenne Mutar Muthanna Majid, sospettato di pianificare un attacco suicida, dopo essere tornato dalla Siria.Sembra, dunque, che anche le forze di sicurezza svedesi nell’ultimo periodo abbiano dimostrato di non aver totalmente sotto controllo la minaccia terroristica. E di certo la politica in Svezia non aiuta. Qualche tempo fa, infatti, suscitò numerose polemiche la decisione del Comune di Örebro di offrire un aiuto psicologico ed un lavoro nella pubblica amministrazione ai jihadisti di ritorno in Svezia dallo Stato Islamico.

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