Che la Turchia intrattenesse rapporti ambigui con i tagliagole dell’Isis ormai è un segreto di pulcinella. La nuova offensiva turca scagliata ad ottobre contro i curdi siriani ha visto Ankara utilizzare le milizie jihadiste legate all’Isis per invadere la Siria nord-orientale e lo stesso era successo ad Afrin nel gennaio del 2018. Il supporto turco ai ribelli jihadisti anti-Assad durante tutta la durata del conflitto siriano, il mancato aiuto ai miliziani delle Ypg intrappolati nell’assedio di Kobane e l’apertura della cosiddetta “autostrada del jihad” nel 2015 che aveva portato in Iraq e in Siria migliaia di foreign fighter da tutte le parti del mondo, avrebbero dovuto allertare già da tempo gli Stati occidentali, “partner” economici ed alleati della Turchia all’interno della Nato.

Addirittura, nel novembre del 2018 i servizi di intelligence olandesi (Aivd) avevano diffuso un report in cui segnalavano come l’Isis si stesse riorganizzando proprio in Turchia, più impegnata a combattere contro il Pkk e i curdi siriani delle Ypg, che cercare di sventare una nuova rinascita dei seguaci di Abu Bakr al-Baghdadi proprio sul suo territorio.

I documenti segreti

Ora, emerge un altro dato sconcertante: la Turchia sarebbe stata quotidianamente a conoscenza dei movimenti e degli obiettivi dei miliziani dell’Isis attraverso delle intercettazioni del Mit, il potente servizio di sicurezza turco. Secondo quanto rivelano i documenti pubblicati dal centro ricerche Nordic Monitor, la Turchia sapeva che l’Isis avrebbe colpito la città di Sarrin, il 25 luglio del 2016, uccidendo oltre 300 combattenti delle Ypg curde. Nello stesso documento si può trovare anche la localizzazione esatta dei vari gruppi jihadisti facenti a capo all’Isis in Siria. In un altro report del 30 giugno 2016, si registra una conversazione in cui i miliziani raccontano di essere riusciti a catturare alcuni camion carichi di armi e diversi altri veicoli militari nella regione di Bukmel.

I dubbi sulla Turchia nella Nato

I documenti confermano così come la Turchia fosse a conoscenza delle posizioni, degli spostamenti e degli obiettivi del Califfato. Difficile pensare che Ankara abbia poi condiviso tali informazioni con la coalizione anti Isis a guida statunitense, poiché parte di quegli attacchi andavano ad indebolire i curdi siriani, suoi nemici per eccellenza. Dopo aver tenuto sotto scacco la Nato, chiedendo a tutti i membri di riconoscere come “terroristiche” le milizie curde delle Ypg, tali testimonianze aumentano ancora di più dubbi sul ruolo della Turchia nell’Alleanza atlantica e la sua effettiva lotta contro il terrorismo islamico.

Il punto di rottura più forte nel rapporto Turchia-Nato è avvenuto il 14 luglio 2019, quando Ankara ha ricevuto il primo carico di batteria di anti missili russi S-400, che posso penetrare la copertura stealth degli aerei F-35 americani. Tale scelta ha comportato l’esclusione della Turchia, secondo esercito per grandezza dell’Alleanza Atlantica, dal programma Nato per gli F-35. Anche il rapporto tra Turchia ed Unione europea sembra incrinato considerevolmente a causa delle operazioni di perforazione dei giacimenti a largo delle coste di Cipro.

Il progetto neo-ottomano di Erdogan sta facendo allontanare sempre di più la Turchia dall’Occidente ma ancora non è chiaro con precisione in che direzione il Raìs di Ankara la voglia portare.

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