Il Regno Unito sta affrontando una “minaccia multidimensionale” che sta rapidamente evolvendo “a una scala e un ritmo che non abbiamo mai visto prima”. Il direttore dei servizi segreti britannici, Andrew Parker, in un’intervista rilasciata a Sky News, non lascia dubbi su quanto sia forte la minaccia del terrorismo islamico del Regno. Secondo il direttore dell’MI5, il problema non deriva soltanto dalla quantità di miliziani e dal radicalismo in quanto tale, ma deriva in particolare dall’aumento della velocità e della molteplicità delle minacce. La Gran Bretagna è un Paese che, secondo i dati forniti dall’intelligence di Londra, deve fare i conti con circa 3mila jihadisti. Fra queste migliaia di persone, note ai servizi di Sua Maestà, almeno 800 sono partiti per la Siria e l’Iraq ingrossando le fila del Califfato. Ora che il Califfato ha perso nella sua dimensione territoriale, queste persone, o almeno una parte degli 800 foreign fighters britannici, potrebbe ritornare in quella che è a tutti gli effetti la loro patria. Secondo Parker, i foreign fighter del Regno Unito morti in guerra tra la Siria e l’Iraq sono tra i 100 e i 130 individui, ma rappresentano cifre non confermate in via definitiva.

Il cambiamento nel livello delle minacce e la rapidità con cui queste possono tramutarsi in attentati sul territorio britannico, sono fattori che inquietano profondamente i servizi segreti. Parker ha definito l’attuale minaccia terroristica come la peggiore che ricordi nei suoi 34 anni di carriera all’interno dell’MI5. Una minaccia che si traduce in almeno 500 operazioni, ancora attive, contro il terrorismo islamico nel Regno Unito e che comporta il controllo non soltanto di quei 3mila jihadisti considerati già come minacce ala sicurezza nazionale, ma anche di un bacino di “utenza” dello jihadismo che potrebbe arrivare a coinvolgere almeno 20mila persone potenzialmente radicalizzate o radicalizzabili. Un rischio enorme che è dovuto anche alle potenzialità gigantesche offerte al terrorismo dall’utilizzo delle tecnologie, di internet e dall’utilizzo scientifico dei social network da parte dello Stato islamico.

Sul fronte delle tecnologie, Parker ha chiesto in particolare ai colossi del web, Google, Facebook, Twitter agli altri grandi produttori di tecnologie di comunicazione, di impegnarsi più attivamente insieme agli Stati per porre dei regolamenti più stringenti nei confronti dell’esplosione della propaganda jihadista sul web- Un tema delicatissimo e soprattutto molto sentito nel mondo anglosassone, che significa dover equilibrare la sacralità del diritto alla riservatezza con l’altrettanta importanza della sicurezza nazionale. Parker ha confermato la necessità che si trovi un modo per collaborare attivamente fra i giganti della tecnologia e i servizi d’intelligence, perché la sfida alla propaganda jihadista non può non passare attraverso le reti di comunicazione con cui i terroristi hanno collegato tutte le centrali del terrorismo in Europa e nel mondo. Una minaccia globale che passa inevitabilmente per uno degli strumenti principali della globalizzazione: internet.

Il direttore dell’MI5 non è stato rassicurante nei confronti dell’opinione pubblica, che si aspettava parole di conforto dopo l’annus horribilis della lotta al terrorismo nel Regno Unito. Purtroppo, Parker ha confermato che la minaccia non solo aumenta ma è sempre più concreta, ed è “inevitabile” che il terrorismo colpisca nuovamente il Regno Unito e l’Europa. Quello che scaturisce dall’intervista del direttore dell’intelligence, è che non si tratta più di un’emergenza, ma di un problema generazionale, con cui il mondo deve confrontarsi in una prospettiva a lungo termine. Il Regno Unito ha sventato 20 attacchi negli ultimi 4 anni, e sette di essi nella prima metà del 2017. Sono stati 380 gli arresti legati allo jihadismo su tutto il territorio britannico, ma questo non ha evitato che gli attacchi di Londra e Manchester insanguinassero il Regno. Parker è stato chiaro nel ricordare che non si può eliminare il problema, perché ormai la minaccia è radicata e si presenta con numeri eccezionali. Ed è un monito che non vale soltanto per il Regno Unito, ma che può essere ricondotto a tutta l’Europa.  

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