Un nuovo gruppo jihadista è nato a marzo in Mali. Ma non è una nuova milizia islamista come tante si annoverano oggi nel Sahel, perché il gruppo Jamaat Nasr al Islam wa al Mouslimin è l’unione delle tre principali formazioni jihadiste presenti nella regione. La notizia è stata divulgata a marzo quando i leader della colazione, il cui nome significa ”Gruppo per la vittoria dell’Islam e dei fedeli”, ne hanno dato l’annuncio attraverso un video diffuso dai principali media internazionali. Il capo della nuova sigla ribelle, legata ad Al Qaeda, è il tuareg maliano Iyad Ag Ghali, uno dei terroristi più ricercati del continente africano e che prima di dar vita a quella che la rivista Jeune Afrique ha ribattezzato la ”Macabra Alleanza”, era il faro dell’organizzazione Ansar Eddine. Organizzazione salafita salita alla ribalta delle cronache a partire dal 2012 con lo scoppio della guerra in Mali. Oltre ad Ansar Eddine a formare la nuova coalizione ci sono anche gli uomini di Al Qaeda nel Magreb Islamico, che ha tra le sue figure di spicco l’algerino Abou Abderrahmane Al Sanhaji, e questa formazione vanta al suo interno la presenza della katiba del terrorista algerino Moktar Belmoktar. Poi si annovera il nome del gruppo Mujao (Movimento per l’unicità e la jihad in Africa occidentale) che ha come vertice il guerrigliero Abou Hassan Al Ansari e infine, a far parte del Jamaat Nasr al Islam wa al Mouslimin c’è anche il Fronte di Liberazione di Macina, che ha preso vita nel 2015 in Mali dalle predicazioni dell’imam fulani Hamadoun Kufa.

Ora, appurato quindi il peso militare e strategico che avranno nell’area i ribelli islamisti, ciò su cui sin interrogano la maggior parte degli analisti è il perchè della nascita di questa coalizione, e leggendo le considerazioni degli africanisti, si comprende come la risposta debba essere ricercata in due direzioni.Il primo motivo è dovuto a una conflittualità interna al mondo dell’internazionalismo del terrore. Dopo che l’Isis ha inglobato tra le sue fila il gruppo nigeriano Boko Haram, dopo che un branca di Al Shabaab in Somalia ha annunciato la sua uscita per dare vita a una formazione affiliata al Califfato di Al Baghdadi e dopo che nel 2015 persino una piccola frangia di Aqmi aveva deciso di unirsi agli uomini del Daesh, ecco allora che Al Zawairi ha invitato i suoi soldati a unire le forze per impedire alle bandiere nere di Raqqa di diventare loro il faro della jihad in Africa. Un’alleanza che ha quindi come primo obiettivo quello di riaffermare il predominio di Al Qaeda nel continente africano per quel che riguarda la guerra santa.L’altra ragione invece è più strategica e bellica. E lo spiega Bakary Sambe, direttore dell’ Istituto Timbuktu in un’intervista a El Pais, nella quale racconta: ”Alla presenza dei francesi dell’Operazione Barkhane si è aggiunta la creazione del G5, come strategia dei paesi dell’area Saehliana di contrastare gli jihadisti. Ma gli islamisti hanno bisogno di creare zone sicure per sviluppare le loro attività. Quindi la loro risposta è stata quella di unire le forze ed essere più solidi sotto ogni punto di vista. Loro vogliono essere più efficaci possibile e continuare con il processo di internazionalizzazione della violenza. E questa alleanza dimostra che l’Africa è sempre più un territorio centrale per quel che riguarda gli interessi dellla jihad globale”.Attentati e gruppi armati: la guerra degli islamisti nel Sahel sta sempre più espandendosi e sempre più stati ne sono coinvolti. E il Mali è il Paese chiave per quel che riguarda lo sviluppo del terrorismo nella regione. Nel 2012 il nord dello stato africano era in mano, per oltre la metà del suo territorio, ai gruppi islamisti, poi nel 2013 con l’arrivo della missione internazionale Minusma, gran parte dell’area dell’ex colonia francese è stata ricondotta sotto il controllo di Bamako. Ma solo in apparenza, perchè in realtà i gruppi jihadisti non si sono mai ritirati del tutto dal territorio che i tuareg chiamano Azawad. E ancor oggi, nonostante gli accordi di pace tra le diverse fazioni in lotta, e l’installazione delle autorità interinali, la proliferazione delle milizie islamiste continua e la nascita di Jamaat Nasr al Islam wa al Mouslimin fa scorgere l’arrivo di tempeste di violenza all’orizzonte del deserto africano.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.