“Signore Gesù Cristo”. Sono state queste le ultime parole pronunciate dai cristiani copti decapitati dall’Isis nel febbraio del 2015 su una spiaggia di Sirte, in Libia. Una preghiera sussurrata pochi istanti prima di essere scaraventati con la faccia a terra e uccisi barbaramente in nome di Allah dai tagliagole dello Stato Islamico. Tre parole, che sono bastate a suggellare il loro martirio, tanto che il patriarca copto ortodosso Tawadros II non esitò ad iscrivere i loro nomi nel libro dei martiri della chiesa copta ad una sola settimana di distanza dal massacro.

Ora questi ventuno martiri egiziani potranno avere una degna sepoltura. I resti dei loro corpi, infatti, sono stati recuperati nei giorni scorsi dalle autorità libiche. Lo ha reso noto il dipartimento dell’antiterrorismo di Tripoli, chiarendo che il ritrovamento è stato possibile grazie alla confessione  di un jihadista, che, dopo essere stato catturato, ha fornito informazioni sia sul luogo dove i martiri copti sono stati seppelliti, sia sull’identità di alcuni dei miliziani dell’Isis coinvolti nel massacro.

I corpi dei cristiani egiziani, per la maggior parte originari del governato di Minya, che si trova a circa 250 chilometri a sud del Cairo, sono stati rinvenuti a pochi chilometri di distanza dalla città di Sirte. Li hanno trovati in una fossa comune, con i polsi ancora legati dalle fascette di plastica e con indosso le uniformi arancioni. Le stesse con le quali comparivano nel video dell’esecuzione, diffuso dall’Isis il 15 febbraio del 2015. “Le teste”, riporta la nota dell’antiterrorismo libico, “erano separate dal resto del corpo”.

Le operazioni di scavo nella zona erano iniziate alla fine del mese di settembre, quando il procuratore generale libico, Al Sadiq al Sour, aveva annunciato che, grazie all’arresto di un uomo accusato di aver partecipato alla strage, era stato possibile individuare il luogo dove i 21 copti erano stati sotterrati dopo essere stati sgozzati dagli islamisti. Sempre attraverso la testimonianza del jihadista, inoltre, sarebbe stato possibile individuare con precisione il luogo dove avvenne la strage, una spiaggia adiacente ad un hotel della città di Sirte, nonché risalire all’identità del “regista” del macabro filmato, diffuso dall’Isis in tutto il mondo per minacciare l’Occidente e i “crociati”.

Venerdì 13 ottobre vi aspettiamo all’appuntamento con il Patriarca Ibrahim Isaac Sidrak organizzato nella sede de “Il Giornale” a Milano per parlare dei cristiani perseguitati. L’incontro è libero ed è aperto fino ad esaurimento posti. Per info scrivere a info@gliocchidellaguerra.it o telefonare allo 02 8566445.

In Egitto, secondo quanto riporta l’agenzia Fides, la notizia ha suscitato forte emozione nella comunità copta del governatorato di Minya. Le famiglie delle vittime, che nei giorni scorsi avevano fatto appello al ministero degli Esteri del Cairo per avere conferme sul ritrovamento dei corpi annunciato dal procuratore generale libico, ora chiedono che le spoglie dei loro cari possano fare ritorno nella loro città natale, al Awar, dove il governo egiziano ha iniziato la costruzione di una chiesa a loro dedicata. È proprio qui che i 21 “martiri di Libia” potrebbero essere sepolti.

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