Un attentato suicida rivendicato dallo Stato islamico, due poliziotti rimasti uccisi e il terrore che scende su un Paese rimasto finora lontano dai riflettori del terrorismo islamico: l’Algeria. Secondo quanto riporta il giornale algerino “Echourouk”, un attentatore suicida si è fatto esplodere in un posto di blocco della polizia di Tiaret. Il bilancio di questo attentato è di due agenti di polizia caduti sotto i colpi dell’esplosione, di cui uno, probabilmente, morto per essersi lanciato contro il terrorista. Lo Stato islamico ha immediatamente rivendicato l’attacco e i mezzi di propaganda del sedicente Califfato hanno subito messo in prima pagina il nome di battaglia dell’attentatore, che fa chiamare Abu Jihad. Un algerino proveniente da un quartiere della classe operaia della stessa città di Tiaret.

L’attacco avvenuto nella città algerina è solo uno degli episodi che hanno coinvolto l’Algeria, Paese finora lasciato ai margini sia del terrorismo internazionale sia dei grandi movimenti politici e ideologici iniziati con le Primavere arabe. In realtà, lo Stato nordafricano, pur non avendo al suo interno gravi minacce del terrorismo islamico né aver subito rivolte guidate da movimenti islamisti, è un Paese estremamente rivelante nella lotta all’islamismo radicale e svolge un ruolo prima nella fragile stabilità di tutta la regione nordafricana. Il suo territorio immenso, la sua vicinanza alla Libia, il suo passato di guerra con la Francia e soprattutto le labili frontiere con gli Stati del Sahel sono tutti elementi che rendono impossibile ritenere l’Algeria esclusa dalle gravi minacce che incombono sulle due sponde del Mediterraneo.

Le autorità di Algeri sono da anni in prima linea contro il terrorismo islamico, e finora hanno retto contro l’avanzata dello jihadismo fungendo da filtro fondamentale fra lo jihadismo maghrebino e tutti i Paesi coinvolti nella guerra al terrore. Tuttavia, sono in molti fra i funzionari dell’intelligence algerina e gli analisti a temere il rischio sempre più elevato d’infiltrazione di terroristi nel Paese. Chi in fuga dai territori persi dallo Stato islamico in Libia, chi proveniente dai Paesi del Sahel e che si mischia all’interno di flussi migratori che lambiscono il territorio algerino. Perché è in realtà il fronte meridionale quello che fa più temere per la stabilità dell’Algeria. Secondo molti, la filiale dell’islamismo maghrebino sarebbe in continua evoluzione e, soprattutto, in piena fase di crescita. Quattro tra i principali gruppi terroristici del Sahel sarebbero in procinto di allearsi – o forse già uniti – in un fronte comune denominata Jamaat Ansar al Islam, e avrebbero la base in quell’Al Qaeda nel Maghreb (AQIM) che fa tremare l’intelligence di tutto il continente europeo e degli Stati nordafricani, non solo per la violenza ma anche per la capacità di mimetizzarsi nel tessuto criminale della fascia del Sahel e del Mediterraneo.

Le forze di sicurezza algerine combattono una guerra su frontiere estese e profondamente deboli, come quelle con la Libia, con il Niger, il Mali o la Mauritania. Paesi in cui lo Stato è molto debole, se non quasi del tutto inesistente, e dove i gruppi armati circolano liberamente e uniscono rivendicazioni territoriali, reti criminali, traffico di esseri umani e terrorismo islamico. L’Isis e Al Qaeda sono molto forti in queste regioni, e l’Algeria può essere un territorio sostanzialmente vergine dove inserirsi non facilmente, ma comunque non in maniera troppo difficoltosa. Di fronte hanno uno Stato che vive di esportazione d’idrocarburi, ma il crollo dei prezzi del petrolio ha minato le già poche certezze economiche del Paese. Il fatto che questo terrorista di Tiaret venga dai sobborghi poveri della città dimostra che è possibile che lo Stato islamico arrivi anche nelle periferie algerine, come sta facendo in Marocco, sfruttando la povertà e la mancanza di un futuro.

L’Italia, in questo frangente, deve essere particolarmente attenta. Negli ultimi mesi gli sbarchi di migranti dall’Algeria sono aumentati a livello esponenziale, e la Sardegna ha assistito a un boom di arrivi che si quantificano intorno al 320% e si ritiene che l’attentatore di Charleroi del 2016 sia arrivato in Europa tramite la rotta che dall’Algeria porta i migranti in Sardegna. Lasciare l’Algeria sola in questa guerra è un rischio che l’Italia non può permettersi e in questo senso, Francia in primis e poi tutta l’Unione europea devono fare qualcosa. L’errore peggiore che si possa commettere nell’analisi del terrorismo è quello di ritenere alcune aree come sicure o comunque a rischio “zero” di jihadismo, e l’Algeria, come anche il Marocco, è uno di quei Paesi dove per troppo tempo si è pensato che lo jihadismo non potesse penetrare. La morte dei due poliziotti di Tiaret deve essere un campanello d’allarme per tutto il Mediterraneo e la rivendicazione dell’Isis devono valere come campanelli d’allarme.

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