Il primo obiettivo politico dello Stato islamico era quello di stabilire un califfato in Iraq e Siria secondo il metodo profetico, che avrebbe poi conquistato il mondo. Tuttavia, la nuova strategia si pone l’obiettivo di gettare le basi per una guerriglia urbana a lungo termine e minare la volontà politica dei paesi occidentali allineati contro l’Isis. La leadership dell’organizzazione terroristica è ben consapevole che l’elemento più vulnerabile delle democrazie occidentali è la volontà del popolo. Concetti che richiamano chiaramente le nozioni di Clausewitz ben delineati nell’editoriale “Le illusioni dei crociati nella Età del Califfato”, pubblicato un anno fa su al-Naba, newsletter settimanale dell’Isis.

“Lo Stato Islamico potrebbe presto degenerare in un califfato sulla carta, privo della sua terra e della sua leadership. Eppure, questo non è un problema perché per sua natura, il ciclico destino dello Stato islamico lo porterà a rinascere e ripresentarsi. La vittoria degli Stati Uniti sarà ancora una volta illusoria. Qualora volessero vincere, dovrebbero eliminare un’intera generazione di sostenitori del califfato in tutto il mondo. E ciò non avverrà. I crociati ed i loro alleati apostati credono, allargando la portata delle loro operazioni militari, che conquisteranno l’Iraq, la Siria, il Sinai, l’Africa occidentale e le province libiche. Credono di riuscire ad eliminare tutte le province dello Stato islamico in una sola volta, spazzandole via e non lasciandone traccia. I crociati trascurano un fatto importante: l’intero mondo è cambiato da quando è sorto il Califfo. Una sola azione contro di loro, sortirà effetti inaspettati. Niente sarà più come prima, mentre piani e strategie di sviluppo, in vista di un futuro prossimo, sono destinati a fallire perché basati su un mondo che non esiste più. Perdere una città, eliminare un emiro o un imam: questo non cancellerà lo Stato islamico. Dovrebbero rivalutare e riprogettare i loro piani su questa base, ma non lo faranno”.

E’ il primo testo che delinea chiaramente la nuova linea strategica dell’Isis per raggiungere l’obiettivo politico.

“Se volessero raggiungere la vittoria, e non lo faranno, dovrebbero eliminare un’intera generazione di musulmani, testimoni della fondazione dello Stato islamico e del ritorno del califfato. Perdere una città, un territorio o uccidere tutti i leader dello Stato islamico. Eliminare il gruppo stesso, non sradicherà l’idea dello Stato islamico che resterà tale anche se dovesse perdere tutti i suoi territori e ritornare nella fase embrionale del suo ciclo, quando era nel deserto senza città”.

Isis: l’Insurrezione

La legislazione della maggior parte delle nazioni della Coalizione, limita il potere delle forze di polizia nella sicurezza interna. L’Isis ha intuito che la risposta militare nei paesi democratici è limitata ad un ruolo di supporto nell’applicazione della legge. All’attentato X corrisponderà un aumento della sicurezza nel paese Y. La periodicità degli attacchi nel cuore dell’Occidente, spingerà il popolo a richiedere leggi più efficaci e forti, mentre l’incontrollata cassa di risonanza dei media creerà un senso di paura e paranoia tra le popolazioni. I servizi di intelligence, di conseguenza, aumenteranno i loro sforzi nella raccolta di informazioni. L’effetto domino sarà inevitabile. Ai maggiori fondi destinati alla sicurezza, corrisponderanno meno risorse per i programmi di assistenza sociale. Nel tempo questo creerà insoddisfazione e frizione tra il governo ed i cittadini. La nozione di califfato ha dimostrato di essere un eccellente catalizzatore per il reclutamento dei giovani insoddisfatti musulmani, in particolare nell’Europa occidentale, dove si trovano ad affrontare l’elevata disoccupazione, straniamento culturale e discriminazione. Tuttavia, maggiore sicurezza, restrizioni (che dovranno essere sempre legittime e mai invasive agli occhi del popolo) ed azioni legislative incisive non saranno mai in grado di proteggere la popolazione in modo definitivo. Le nuove possibili disposizioni volte a contrastare il terrorismo non dovranno violare le norme democratiche e tenere sempre conto dell’opinione pubblica. Il dilemma liberaldemocratico è secondo l’Isis il punto nevralgico dell’Occidente. Tali dilemmi democratici determineranno dibattiti interni potenzialmente distruttivi nei governi di queste nazioni.

Cosa accadrà dopo?

Difficile a dirsi, tuttavia i precedenti storici non mancano. Alcuni governi occidentali potrebbero abbandonare il proprio obiettivo politico uscendo dalla Coalizione a guida Usa o tentare una riconciliazione. In ogni caso sarà sempre la volontà del popolo a determinare il possibile cambio di strategia. L’Isis, intanto, continuerà a sfruttare le libertà democratiche come copertura per pianificare e condurre attentati. Il gruppo terroristico si sta già evolvendo in una forza asimmetrica applicata alla guerriglia urbana. I lupi solitari sono destinati ad essere il primo passo verso un’organizzazione insurrezionale nel cuore dell’Occidente. Le nazioni occidentali saranno chiamate a compiere delle scelte tra le nuove misure di sicurezza e le storiche libertà individuali garantite in uno stato di diritto. Concetti che raramente collimano.  

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