L’incubo Isis non Libia non è mai cessato: anche se nell’agosto 2016 il califfato nell’ex colonia italiana ha perso la sua “capitale”, dopo la conquista di Sirte da parte delle milizie legate ad Al Serraj aiutate dai raid Usa, le bandiere nere non hanno cessato di essere un vero e proprio spauracchio sia nelle parti più remote del paese, lì dove si sospetta che i gruppi jihadisti si stiano riorganizzando, sia nelle città più importanti. Lo dimostra l’ultimo attentato, in ordine di tempo, avvenuto nella giornata di mercoledì a Tripoli: una deflagrazione nel quartiere di Ghout aò Shaal ha ucciso almeno 16 persone, ferendone circa una entina. Secondo testimoni, l’attentato è stato effettuato da almeno tre kamikaze che hanno prima ingaggiato una sparatoria con alcuni uomini della sicurezza. L’azione, dopo poche ore, è stata rivendicata dall’Isis tramite il sito ‘Site’: il luogo preso di mira non è casuale, visto che si tratta della sede dell’alta commissione elettorale di Tripoli, incaricata di organizzare le elezioni presidenziali previste entro il 2019.

Preso di mira il processo elettorale

L’attentato non ha scosso Tripoli soltanto per le vittime causate e per i danni materiali dovuti alla deflagrazione. In primo luogo, risalta il fatto che l’Isis sia tornato a colpire nel cuore della città più grande del paese, ma soprattutto in secondo luogo è da evidenziare come per la prima volta il califfato si sia messo di traverso al processo elettorale. In Libia dallo scorso mese di novembre sono in corso le operazioni volte a registrare la popolazione negli elenchi elettorali, in modo da accelerare il processo che dovrebbe portare alle presidenziali entro il 2019, almeno secondo l’inviato speciale dell’Onu Salemé. L’edificio preso di mira dall’Isis, è uno dei principali centri di coordinamento nelle delicate e difficili operazioni elettorali: è chiaro dunque il messaggio indirizzato a tutti gli attori sul campo impegnati ad organizzare le elezioni. Il califfato cercherà in tutti i modi non solo di boicottare il voto, ma anche di destabilizzare ulteriormente la Libia in vista dell’apertura delle urne.

Nell’esplosione causata dai kamikaze dell’Isis a Tripoli, sarebbero morti anche membri dell’alta commissione elettorale: un altro chiaro messaggio dunque destinato ad alimentare la tensione nei prossimi mesi, durante le tappe di avvicinamento verso le consultazioni. Secondo quanto dichiarato ad AgenziaNova da Khaled Mohammed, responsabile della sicurezza del quartiere dove è avvenuto l’attentato, ad entrare in azione sarebbero stati tre kamikaze notati però dalle forze di difesa dell’edificio che ospita l’alta commissione elettorale. Ne sarebbe nato un conflitto a fuoco e non è chiaro, al momento, se i tre terroristi dell’Isis si siano fatti esplodere subito oppure se l’esplosione sia conseguenza dei proiettili sparati dagli agenti di sicurezza verso le cartucce esplosive indossate dai tre.

L’Isis in Libia non è stato sconfitto

L’attacco di Tripoli testimonia quanto già più volte annunciato nei mesi scorsi: l’Isis in Libia non è stato del tutto domato. Le bandiere nere del califfato hanno iniziato a sventolare tra il 2014 ed il 2015 lungo le coste del paese mediterraneo, specie a Derna ed a Sirte: proprio nella città natale di Gheddafi, era sorto il quartier generale del piccolo califfato e questo ha provocato l’intervento armato nell’agosto 2016 degli Usa. Gli aerei americani hanno colpito le postazioni dell’Isis a Sirte, sul campo hanno operato alcune fazioni legate al governo di Al Serraj e, soprattutto, i gruppi vicini ai miliziani di Misurata. La sconfitta derivante da quell’azione di forza, non ha però del tutto cancellato la presenza dell’Isis in Libia: tramontato per i jihadisti il sogno del califfato, le bandiere nere si sono trasferite più a sud nelle oasi del deserto confinante con il Ciad ed il Niger.

Sarebbe proprio lì che l’Isis ha impiantato le basi organizzative per rilanciare le proprie azioni nel resto del paese, è lì che i gruppi fedeli all’ideologia jihadista riescono a finanziarsi ed a minacciare la Libia. L’attentato di Tripoli, si inserisce in questa cornice: l’Isis c’è ancora, riesce a colpire nelle città più importanti del paese ed in vista delle annunciate elezioni la tensione rischia di crescere ulteriormente.

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