381 civili uccisi tra Nigeria e Camerun da aprile a oggi, in una strage perpetrata da Boko Haram che ancora non accenna a finire e che anzi negli ultimi mesi ha subito una recrudescenza, tra attacchi spesso condotti da bambine utilizzate come attentatori suicidi. Le atrocità – localizzate soprattutto nel nord-est del Paese –proseguono ininterrottamente da più di otto anni. Una crisi a cui, inoltre, si aggiunge una lunga storia di povertà ed emarginazione, in un contesto colpito da un altissimo tasso di disoccupazione e corruzione.

20.000, i morti dall’inizio del conflitto

Dall’inizio del conflitto nel 2009, più di 20.000 persone sono state uccise. Migliaia di donne e ragazze sono state rapite e migliaia di bambine e bambini sono stati costretti a diventare bombe umane dal gruppo jihadista.  

Secondo dati resi pubblici oggi da Amnesty International, da aprile c’è stato un deciso aumento delle vittime civili nella regione camerunense dell’Estremo Nord e negli stati nigeriani di Borno e Adamawa.  Tra maggio e agosto il numero dei civili uccisi è stato di sette volte superiore a quello dei quattro mesi precedenti, con un maggiore ricorso agli attentati suicidi, spesso portati a termine da donne adulte o bambine costrette in aree affollate.

“Ancora una volta Boko Haram sta commettendo crimini di guerra su vasta scala, esemplificati dalla tattica depravata di costringere giovani donne a esplodere con l’unico obiettivo di uccidere il maggior numero di persone possibile”, ha dichiarato Alioune Tine, direttore di Amnesty International per l’Africa Occidentale e Centrale.

“Quest’ondata di agghiacciante violenza, alimentata dal grande aumento degli attentati suicidi, mette in luce l’urgente necessità di protezione e assistenza di milioni di civili che vivono nella regione del Lago Ciad. I governi di Nigeria, Camerun e di altri paesi devono agire rapidamente per proteggere i civili da questa campagna di terrore”, ha aggiunto Tine.

Secondo l’Unicef,  questi minori  sono perlopiù ragazzini che scappano di casa o che, per qualche motivo particolare, sono stati respinti dalla loro comunità e si ritrovano soli. In questo modo risultano facilmente reclutabili dal gruppo. I bambini vengono poi manipolati, gli si offre un senso di appartenenza in modo che ascoltino e credano a ciò che viene loro detto. E alla fine partono, carichi di esplosivi, pronti, o pronte, a farsi esplodere in piazze e nei luoghi più affollati. La situazione ha costretto migliaia di genitori a non mandare i propri figli a scuola e migliaia di scuole a chiudere.

2 milioni, senza più una casa

Al momento più di due milioni di persone risultano sfollate, mentre 200 000 si trovano in Camerun, Ciad e Niger dopo essere state costrette a fuggire. Gli sfollati sono 1.600.000 in Nigeria, 303.000 in Camerun e altri 374.000 in Ciad e Niger. 

In tutta la regione, e in particolare nei tre Stati più colpiti dal conflitto (Borno, Adamawa e Yobe) quasi 7 milioni di persone – di cui più del 50% sono bambini – hanno bisogno di assistenza umanitaria. Mancano cibo, acqua, servizi sanitari, protezione, istruzione, alloggio e servizi sanitari.  I bambini che soffrono di grave malnutrizione sono 515.000, oltre l’85 per cento dei quali in Nigeria.

Medici Senza Frontiere ha aperto un’unità di crisi  per il trattamento del colera nel Nord-est della Nigeria.  La maggior parte dei pazienti malati provengono da Muna Garage, un campo che ospita le persone scappate da altre zone dello Stato a causa del conflitto in corso tra le forze armate nigeriane e Boko Haram. Finora sono stati ricoverati 70 pazienti. Anne-Cécile Niard, coordinatrice dei progetti di MSF ha però dichiarato che “il numero di letti pianificati non è sufficiente”.

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