Il 2016 sta risultando un anno cruciale per la definizione degli assetti futuri e delle prospettive politiche ed economiche della Nigeria, dato che l’anno in corso ha presentato al paese africano numerose sfide ma, al tempo stesso, altrettante opportunità per affrontarle.Per approfondire: L’Isis arriva fino in SomaliaLa nazione che dal 2014 detiene la leadership economica nel continente africano, avendo superato il Sudafrica in quatto a prodotto interno lordo, è infatti attraversata da forti spaccature e contrasti interni. Essa si trova costretta ad affrontare non solo l’oramai annosa questione della guerra contro il gruppo militante jihadista di Boko Haram ma anche i problemi connessi al progressivo peggioramento delle disuguaglianze interne, che nel corso degli ultimi due decenni hanno portato a profondissime disparità nella distribuzione dei frutti dello sviluppo economico e, soprattutto, nell’accesso alle opportunità di progresso e mobilità sociale tra i diversi Stati federali (36 in tutto) componenti la Nigeria.In campo economico, nel 2016 la Nigeria si è trovata ad affrontare le problematiche della prima importante crisi economica subita dopo il ritorno alla democrazia nel 1999. La reazione governativa ha tardato a concretizzarsi, rallentata principalmente da diatribe di ordine politico concernenti l’approvazione del bilancio federale e della legge finanziaria che mettevano a rischio la manovra espansiva promessa dal presidente Muhammadu Buhari.La mancanza di documentazione e le forti discrepanze tra i preventivi di spesa espressi nelle proposte di legge separatamente presentate ai due rami del Parlamento nigeriano, infatti, avevano creato una situazione di impasse che si è risolta solo in primavera, con l’approvazione definitiva della manovra da 6,1 trilioni di naira (30 miliardi di dollari circa) finalizzata a dare nuovo slancio all’economia nigeriana. Il governo Buhari ha agito con l’obiettivo di incentivare la diversificazione dell’economia nigeriana, ancora profondamente ancorata ad una mentalità estrattivista e sostanzialmente dipendente dal commercio di combustibili fossili, in primis il petrolio di cui la Nigeria è tredicesimo produttore mondiale con oltre 2 miliardi di barili annui, e altre materie prime.Per approfondire: Boko Haram cambia leaderCiononostante, la scelta non ha sinora prodotto i risultati sperati: nonostante promesse di investimento infrastrutturale e interventi pubblici nelle regioni meno sviluppate economicamente, la sensazione è che prima di assistere a un miglioramento rispetto ai risultati del secondo trimestre del 2016 (-2,06% del PIL rispetto allo stesso periodo del 2015) dovrà passare ancora molto tempo.Tutt’oggi, la Nigeria dipende dal petrolio per il 90% del valore totale delle sue esportazioni e per il 75% delle entrate fiscali, ed il settore estrattivo detiene attualmente un’influenza smisurata sull’apparato statale e burocratico, sui quali sono piovuti nel corso degli anni decine di milioni di dollari in bustarelle, fomentando la dilagante corruzione sistemica e causando veri e propri sconvolgimenti ecologici, come accaduto nel Delta del Niger sconvolto in passato dalla penetrazione di Chevron, Shell e EniI. I prezzi bassi del greggio sui mercati internazionali hanno contribuito al peggioramento delle difficoltà economiche nigeriane, a cui hanno contribuito negli ultimi mesi le nuove strategie adottate dai gruppi armati ribelli, tra cui i Niger Delta Avengers, autori di numerosi blitz contro installazioni petrolifere, oleodotti e gasdotti che hanno messo a dura prova la rete logistica del settore estrattivo.banner_occhi_cristianiSul piano militare, in ogni caso, il confronto più aspro e complicato per il governo nigeriano resta senz’altro quello contro i miliziani di Boko Haram. Nel contrasto alle forze dispiegate dall’organizzazione militare terroristica attiva nella parte settentrionale del paese, il governo di Abuja è riuscito a conseguire numerose importanti vittorie nel corso dei mesi estivi, mettendo in seria difficoltà un’organizzazione già duramente messa alla prova dall’improvvisa deflagrazione di aspre lotte intestine. Assediato nelle sue roccaforti nello Stato federale di Borno dalle forze armate nigeriane, assistite da rinforzi provenienti da Niger, Camerun, Ciad e Benin, il gruppo aveva già dovuto desistere nel settembre 2015 dai propositi di costruire un’entità territoriale parastatale analoga a quella del sedicente Stato Islamico, ed è ritornato successivamente a una strategia decisamente tradizionale, praticando attentati a ripetizione nelle zone di confine tra la Nigeria e i paesi limitrofi. La distruzione delle basi di Boko Haram e la riconquista delle roccaforti del gruppo nel Nord della Nigeria (Gworza, Marte) non ha dunque posto fine a un conflitto che prosegue ininterrottamente dal 2009 e ha causato un numero di morti imprecisato, ma stimato generalmente ben al di sopra delle 20.000 unità; ciononostante, oggigiorno Boko Haram vacilla. La sua destabilizzazione è iniziata con le sempre maggiori ingerenze dell’Isis in territorio nigeriano. Dal 2014, infatti, Boko Haram ha dichiarato la propria adesione al sedicente Califfato di Raqqa, che nel mese di agosto ha tentato di imporre come leader del suo Wilayat Gharb Afriqiyyah il portavoce Abu Musab al Barnaui e di destituire lo storico comandante dell’organizzazione Abubakar Shekau. La decisione ha causato una frattura interna a Boko Haram e l’inizio di un aspro conflitto di fazioni, culminato nei primi giorni di settembre in un attacco dei seguaci di Barnaui ai villaggi di Yele e Arafa, controllati dalla “vecchia guardia” di Boko Haram, che ha causato numerose vittime tra la popolazione civile. Nel frattempo, l’esercito di Abuja si è incuneato prontamente entro la spaccatura di Boko Haram ed è riuscita ad assestargli un colpo di primaria importanza: il 23 agosto 2016, infatti, le forze armate nigeriane hanno annunciato l’uccisione dello stesso Shekau nel corso di un bombardamento aereo condotto nel nord-est del paese. Gli sforzi intrapresi in campo antiterroristico da parte di Buhari hanno dunque condotto al consolidamento delle posizioni governative nella regione, e la spaccatura interna di Boko Haram offre un’opportunità importantissima al paese, dato che il cruciale momento di debolezza degli avversari offre alla Nigeria l’opportunità di riportare una vittoria decisiva nei suoi confronti.Per approfondire: Il terrorismo vince. Grazie a noiLa Nigeria è terra di forti contrasti e difficoltà; al tempo stesso, come visto nell’analisi intrapresa nell’articolo, al paese non mancano gli strumenti per superare le crisi interne che oggigiorno l’attanagliano. In ogni caso, è chiaro che importanti riforme dovranno essere condotte nel sistema economico, nel mondo politico e nell’assetto sociale. Quando la Nigeria troverà la via di un nuovo sviluppo, esso dovrà essere più equo nella distribuzione dei suoi frutti e meno dipendente dalle forme tradizionali di sfruttamento delle fonti di risorse naturali. Sottosviluppo e terrorismo sono problematiche non prive di connessioni reciproche: è necessario che il governo di Abuja comprenda questa premessa al fine di programmare azioni decisive capaci di produrre risultati proficui.

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