Mentre l’attenzione internazionale era focalizzata sullo Stato islamico in Siria e in Iraq, il ramo siriano di Al Qaeda è riuscito a farsi strada in maniera sempre più consistente all’interno delle aree nord-occidentali della Siria. Al Qaeda in Siria si sta trasformando in una concreta alternativa all’Isis a livello locale e sta lavorando per porsi a capo della lotta contro il governo siriano del presidente Bashar Al Assad.

Oggi, il gruppo estremista siriano affiliato di Al Qaeda, meglio noto con il nome di Hayat Tahrir Al-Sham (Hts), che ha una presenza già consolidata nel governatorato di Idlib, si sta espandendo nell’area desertica di Sahl Al-Ghab, situata tra i governatorati siriani di Idlib e Latakia. Secondo quanto riferito dalla ricercatrice Elizabeth Tsurkov al quotidiano The New Arab, Hayat Tahrir Al-Sham starebbe cercando di “prendere il controllo di tutti i territori dell’opposizione a Idlib e Aleppo, sottraendoli al Fronte di Liberazione nazionale sostenuto dalla Turchia”.

Già il giorno precedente alle dichiarazioni di Tsurkov, martedì 8 gennaio, il giornale Syria Direct parlava di almeno una dozzina di villaggi caduti nelle mani di Al-Qaeda in Siria. L’avanzata di Hayat Tahrir Al-Sham era iniziata già nei primi giorni del nuovo anno, quando il gruppo aveva preso possesso di alcuni luoghi chiave, quali attraversamenti di confine, strade e villaggi, situati nei governatorati di Aleppo e Idlib, che prima venivano controllati dalle forze di opposizione siriane.

Al Qaeda in Siria

Hayat Tahrir Al-Sham, il cui nome in italiano significa “Organizzazione per la liberazione del Levante”, è un’organizzazione militante del salafismo jihadista coinvolta nella guerra civile siriana. Il gruppo si è formato il 28 gennaio 2017 dall’unione di Jabhat Fateh Al-Sham, la fazione di Jabhat Al-Nusra diventata indipendente da Al-Qaeda, e altri gruppi minori.

Nonostante Hayat Tahrir Al-Sham affermi di essere “un’entità indipendente, che non segue alcuna organizzazione, né Al-Qaeda nè nessun’altra”, il governo americano ritiene che continui a esistere un legame tra i due gruppi. Il 31 maggio 2018, il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che Hayat Tahrir Al Sham “è un veicolo per promuovere la posizione di Al-Qaeda nella rivolta siriana e per realizzare i suoi obiettivi”. Anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha confermato la presenza di una relazione tra le due organizzazioni, affermando che Hayat Tahrir Al Sham “e i suoi componenti continuano a mantenere contatti con la leadership di Al-Qaeda”.

Una volta allontanatosi, almeno ufficialmente, da Al-Qaeda, Hayat Tahrir Al-Sham ha iniziato ad assumere alcune caratteristiche peculiari. In particolare, il gruppo ha abbandonato la retorica legata alla realizzazione di un califfato globale, focalizzandosi su una dimensione locale. L’obiettivo principale di Hayat Tahrir Al Sham sarebbe, dunque, la realizzazione di un governo islamico in Siria, “rovesciando il regime criminale di Al-Assad ed espellendo le milizie iraniane” dal Paese.

Per realizzare questo obiettivo, l’organizzazione avrebbe adottato una strategia militare suddivisa in tre fasi. La prima parte del piano che, secondo i capi di Hayat Tahrir Al-Sham, sarebbe già stata realizzata nell’agosto 2018, avrebbe riguardato l’allontanamento “delle milizie iraniane dalle città di Fu’a e Kafriya, che costituivano una minaccia per l’intera regione e un incentivo per la mobilitazione settaria e che il regime avrebbe sfruttato per realizzare i propri obiettivi”. La seconda fase, ancora in corso, consisterebbe in una campagna contro lo Stato islamico e i suoi alleati in Siria, etichettati dal gruppo come “destabilizzanti”. La terza e ultima parte della strategia riguarderebbe la “fortificazione e difesa” della Siria settentrionale, al fine di evitare la perdita di territorio.

Accanto alla strategia militare ve ne sarebbe anche una politica, avente come obiettivo l’unificazione dei vari gruppi jihadisti in Siria: un ressemblement compatto, che dovrebbe mantenere una politica di “non negoziazione” con il governo di Al-Assad.

La svolta di Al Qaeda in Siria

Secondo un’analisi del ricercatore Colin P. Clarke, negli ultimi anni, l’ Al Qaeda siriana avrebbe adottato una nuova strategia, vestendo i panni di un’alternativa “moderata” ai gruppi estremisti attivi nel Paese, in particolare lo Stato islamico. Le differenze tra le due strategie operative sarebbero riscontrabili in alcuni aspetti fondamentali che hanno caratterizzato in passato l’Isis: la lotta contro gli infedeli, la conquista dei territori e la propaganda contro l’Occidente.

Se  lo Stato islamico si è contraddistinto per essersi imposto come conquistatore di territori, attuando una politica di settarismo e barbarie nei confronti di coloro che venivano considerati apostati o infedeli e promuovendo la guerra contro il nemico occidentale, al contrario Al-Qaeda mirerebbe a riqualificare l’immagine del gruppo, più moderata all’interno della galassia jihadista siriana.

In particolare, la strategia adottata da Hayat Tahrir Al-Sham si basa, secondo l’analisi di Clarke, su alcuni punti. Innanzitutto, vi è il contrasto al settarismo a cui ricorrono i gruppi estremisti, a tal punto che Al-Qaeda in Siria avrebbe cercato anche di convincere uno dei suoi principali gruppi affiliati, Al-Qaeda in Iraq (Aqi), ad abolire il settarismo dai suoi principi guida. Il secondo punto consiste nell’adozione di un atteggiamento pragmatico all’interno delle guerre civili. In Siria, dopo essere riusciti a infiltrarsi all’interno dei ranghi dei gruppi ribelli locali, i militanti dell’organizzazione hanno messo in primo piano i propri interessi, iniziando un processo di proselitismo e legando le questioni locali a quelle del jihad globale.

Vi è poi la collaborazione con altri gruppi. In Siria, nelle aree sotto il proprio controllo, l’organizzazione ha lavorato a stretto contatto con l’opposizione e non si è imposta sulla popolazione, ma, al contrario, ha affidato incarichi di potere ai locali, relegando i propri combattenti a svolgere ruoli di secondo piano. Il quarto punto della politica adottata da Al-Qaeda in Siria è la promozione del proprio “brand” attraverso la fornitura di servizi, tra cui acqua, elettricità e beni di prima necessità.

Infine, vi è la propaganda. Al-Qaeda ha annunciato che si asterrà dall’attaccare l’Occidente, anche se in maniera temporanea, concentrandosi invece sul rovesciamento del regime di Al Assad, questione che rappresenta una priorità per i musulmani sunniti siriani. Concentrando la propaganda su questioni locali, Al-Qaeda eviterebbe di commettere lo stesso errore compiuto dall’Isis, ovvero quello di attirare l’attenzione delle forze del controterrorismo americano, e riuscirebbe a ricavarsi uno spazio maggiore per riaffermare la propria credibilità e la propria legittimità.

Le conseguenze di questa nuova strategia sono ancora tutte da vedere. Quello che è certo è che, nonostante rimanga un’organizzazione globale, Al-Qaeda sembra tenere conto dei propri errori passati e di quelli commessi dallo Stato islamico. Concentrarsi su questioni locali potrebbe consentirgli di ottenere maggiori risultati nel breve termine e un seguito più ampio nella popolazione.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.