Ottanta milioni di sterline pagati dai contribuenti britannici sono finiti dritti nelle tasche dei terroristi di Al Qaeda.

Una truffa ordita da una rete di inglesi di origine asiatica che, infiltratisi all’interno di alcune agenzie governative, hanno rubato miliardi di soldi pubblici, nascondendosi dietro finte associazioni di volontariato.

Negli ultimi vent’anni, la gang sarebbe riuscita a ottenere ingenti contributi e finanziamenti statali, senza suscitare alcun sospetto. Cifre da capogiro: circa 8 miliardi di sterline provenienti da fondi pubblici.

L’un per cento delle somme – ovvero 80 milioni di sterline – sarebbe stato versato direttamente ai rami afghano e pakistano di Al Qaeda, arrivando perfino a finanziare il nascondiglio di Abbottabad, luogo in cui ha poi trovato la morte Osama bin Laden.

Soldi sporchi che avrebbero finanziato, tra le varie attività illecite, madrase, campi di addestramento e attività terroristiche. Queste ultime sarebbero state condotte anche al di fuori di Pakistan e Afghanistan, colpendo proprio la capitale del Regno Unito. Il 7 luglio 2005 un attentatocontro il sistema di trasporto pubblico di Londra causava la morte di 52 persone e il ferimento di altre 700.

Dopo anni di indagini, seguendo il flusso di denaro, gli investigatori avrebbero ricostruito la rete dei criminali, condannati a scontare più di 100 anni di prigione per i reati commessi. Molti dei capi, tuttavia, sarebbero riusciti a lasciare il Regno Uniti prima che fosse emesso il mandato di arresto.

Il ruolo dell’Agenzia delle entrate

Sono pochi i dettagli resi pubblici sulla vicenda, sulla quale sono ancora in corso indagini, condotte dal Hm Revenue & Customs (Hmrc), dipartimento governativo del Regno Unito responsabile, tra le altre cose, della riscossione delle imposte.

Gli appartenenti al gruppo avrebbero iniziato a operare almeno a partire dal 2003. Proprio in quell’anno, infatti, l’Agenzia delle entrate britannica avrebbe individuato l’esistenza di primi legami tra il gruppo e Shehzad Tanweer, uno dei terroristi della strage di Londra del 2005.

All’epoca, tuttavia, la notizia era stata tenuta riservata, nel tentativo di non danneggiare le indagini sui registri fiscali. Un errore costato caro alla Gran Bretagna.

“Hmrc ha sempre trasmesso le informazioni alle forze dell’ordine e ai servizi di intelligence quando si trattava di terrorismo e gravi crimini. Questo non c’entra con la riservatezza dei contribuenti”, ha chiarito uno dei portavoce del dipartimento.

Ma la portata dei reati accertati, i collegamenti con il terrorismo e il silenzio degli enti governativi sui membri della rete criminale hanno portato Meg Hillier – parlamentare e presidente del Public accounts committee, organismo che vigila sul corretto uso dei fondi pubblici – ad avviare un’indagine parlamentare sulla condotta di vertici governativi e massimi dirigenti dell’intelligence nazionali.

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